Transizione green in ritardo: vanno triplicati gli investimenti

Rita Annunziata
13.10.2021
Tempo di lettura: 5'
L'allarme dell'Agenzia internazionale dell'energia. Fatih Birol: “Nel prossimo decennio necessario triplicare gli investimenti pubblici nell'energia pulita”

Gli attuali impegni sul clima consentirebbero di raggiungere appena il 20% delle riduzioni delle emissioni entro il 2030 necessarie al raggiungimento dell’obiettivo dello zero netto entro il 2050

Solo 6 dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite sono sulla buona strada per essere messi a segno nei prossimi nove anni. L’sdg 13 (lotta al cambiamento climatico) ottiene un punteggio di appena 3 su 10

L'Agenzia internazionale dell'energia lancia una call to action per i leader mondiali in vista della Cop26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 sotto la presidenza del Regno Unito. “Lo slancio verso l'energia pulita, estremamente incoraggiante, si sta scontrando con l'ostinata presenza dei combustibili fossili nei nostri sistemi energetici”, avverte l'executive director Fatih Birol, in occasione della diffusione del nuovo World energy outlook dell'organizzazione. “I governi devono intervenire”, esorta, ricordando come i “benefici sociali ed economici dell'accelerazione della transizione verso l'energia pulita siano enormi e i costi dell'inazione immensi”.
Secondo l'Aie, infatti, nell'attuale scenario le temperature medie globali aumenterebbero di 2,1°C rispetto ai livelli preindustriali entro il 2100, ben oltre l'obiettivo degli 1,5°C stabilito dagli Accordi di Parigi del 2015. Dopo che le restrizioni legate alla crisi pandemica hanno contribuito a ridurre drasticamente le emissioni di carbonio nel 2020, spiega il rapporto, la forte ripresa economica dell'anno in corso ha infatti indirizzato le emissioni verso livelli record (si parla del secondo valore annuale più elevato della storia), guidate in gran parte dall'aumento del consumo mondiale di carbone.
“Gli impegni odierni sul clima consentirebbero di raggiungere appena il 20% delle riduzioni di emissioni entro il 2030 necessarie a mettere il mondo sulla strada verso lo zero netto entro il 2050”, osserva Birol. Conquistare quell'obiettivo impone che gli investimenti pubblici nell'energia pulita vengano triplicati nel prossimo decennio, nelle stime dell'Aie, e circa il 70% di tale spesa aggiuntiva dovrebbe concentrarsi nelle economie emergenti e in via di sviluppo.

Stando al rapporto, inoltre, l'investimento “extra” per raggiungere lo zero netto entro il 2050 è meno oneroso di quanto potrebbe sembrare. Oltre il 40% delle riduzioni delle emissioni richieste proverrebbe da misure che si alimentano da sole, come l'installazione di impianti eolici e solari o il contenimento delle perdite di gas. Inoltre, tali investimenti creerebbero anche importanti opportunità economiche. Si parla di un mercato per turbine eoliche, pannelli solari, batterie agli ioni di litio, elettrolizzatori e celle a combustibile per oltre 1.000 miliardi di dollari l'anno entro il 2050, una dimensione pari all'attuale mercato del petrolio.

“Esiste il rischio incombente di ulteriori turbolenze per i mercati energetici globali”, continua Birol. “Non stiamo investendo abbastanza per soddisfare il fabbisogno energetico futuro e le incertezze stanno preparando il terreno per un periodo di volatilità. Il modo per affrontare questa discrepanza è chiaro: un forte impulso agli investimenti nell'energia pulita, in tutte le tecnologie e in tutti i mercati. Ma deve avvenire in fretta”, conclude l'esperto.

Un recente studio di M&G Investment, dal titolo “The sdg reckoning”, ha rivelato inoltre come soltanto sei dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile siano sulla buona strada per essere raggiunti entro il 2030. A registrare un miglioramento significativo nel 2020 ne sono in particolare quattro: sdg 6 (acqua pulita e servizi igienico-sanitari), sdg 9 (imprese, innovazione e infrastrutture), sdg 11 (città e comunità sostenibili) e sdg 13 (lotta contro il cambiamento climatico). Tre in campo sociale rilevano invece un peggioramento: sdg 1 (sconfiggere la povertà), sdg 8 (lavoro dignitoso e crescita economica) e sdg 10 (ridurre le disuguaglianze). Ma, in questo contesto, proprio l'sdg 13 (lotta al cambiamento climatico) ottiene un punteggio di appena 3 su 10 su una scala che misura il progresso delle promesse su una ripresa sostenibile.

“Il raggiungimento degli sdg è una responsabilità collettiva nella quale governi, imprese, organizzazioni non governative, investitori e cittadini giocano tutti un ruolo essenziale”, interviene Ben Constable-Maxwell, head of impact investing di M&G. “Un approccio tempestivo e collaborativo sarà cruciale per realizzare i passi avanti necessari nelle aree chiave. È una sfida ardua, ma non impossibile se si agisce subito. Dobbiamo aumentare la pressione sia sulle imprese, affinché dichiarino i loro impatti nel mondo reale, sia sugli investitori perché adottino approcci orientati all'impatto”.

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