Finanza: così la sostenibilità entra nei piani strategici (e nei servizi)

Rita Annunziata
13.10.2022
Tempo di lettura: 5'
In occasione del Crif finance meeting, i top manager della finanza italiana spiegano come la sostenibilità ne stia rivoluzionando piani strategici e servizi. E quali sono le leve della just transition. A partire dall’innovazione

Iccrea, De Marco: “La sostenibilità cambia il modo di fare banca e, con esso, cambia l’interazione tra banca e cliente”

Secondo Salvatore Poloni di Banco Bpm, sono due i fattori su cui focalizzare l’attenzione: energia e dati

La sostenibilità sta rivoluzionando il modo di fare banca. Ma non solo. Al settore finanziario nel suo complesso spetta il compito di accompagnare la clientela verso quella che viene definita come “just transition”, una transizione giusta e inclusiva, non solo indirizzando risorse economiche ma anche affiancandola nel percorso di trasformazione. Sono solo alcuni dei temi analizzati nell’ambito della tavola rotonda Sostenibilità e innovazione: le nuove frontiere per una reale creazione di valore organizzata in occasione della seconda giornata del Crif finance meeting e moderata da Elena Mazzotti, head of innovation & strategy di Crif. Un’opportunità di confronto sui trend topic con i top manager di primari operatori del mercato finanziario italiano. 


“Oggi parleremo di sostenibilità e innovazione come fattori di cambiamento e abbiamo il piacere di condividerli con esperti che appartengono sia al mondo bancario e assicurativo sia a quello accademico e dell’advisory”, interviene in apertura Mazzotti. “Sostenibilità e innovazione sono due dimensioni fondamentali per Crif. Nel nostro Dna ci sono persone, competenze, piattaforme e soprattutto centri di innovazione legati a questi temi per i quali andiamo a servire i nostri clienti e partner. Tra le altre iniziative, abbiamo misurato gli impatti delle emissioni di Co2 e abbiamo rilevato come per oltre il 73% delle piccole e medie imprese si parli di un impatto molto forte. Continueremo a portare avanti questi studi come Crif-Nomisma per arrivare a dimostrare come la consapevolezza su questi percorsi trasformativi debba essere disruptive. E il ruolo dei player finanziari, qui, è altrettanto rilevante”. 


“Parliamo di un percorso di grande cambiamento”, spiega Felicita De Marco, head of group sustainability & Esg strategy di Iccrea. “Più che un cambiamento in senso classico, una vera e propria rivoluzione. La sostenibilità cambia il modo di fare banca e, con esso, cambia l’interazione tra banca e cliente”. Nato con la riforma del credito cooperativo italiano, spiega, il gruppo Banco cooperativo Iccrea è il primo gruppo italiano in ottica dimensionale, terzo per filiali. Al suo interno operano 120 banche di credito cooperativo distribuite sul territorio nazionale. Ed è proprio nella presenza sul territorio che punta. “Vogliamo restare sul territorio per accompagnare i nostri clienti in questo percorso di trasformazione. Comprese le piccole e medie imprese. Le banche chiederanno alle pmi dati Esg (Environmental, social, governance). Noi intendiamo agevolare questo percorso di avvicinamento della clientela alle dinamiche della nuova sostenibilità e alla produzione di dati su questo fronte”. 


Un progetto, continua De Marco, che si inserisce all’interno del piano strategico della banca. E che si articola in tre fasi. A partire dall’educazione. “Credo che in qualsiasi momento di trasformazione, l’evoluzione della cultura sia centrale e abilitante. Per questa ragione, forniamo ai clienti pillole informative ed eventi organizzati direttamente sul territorio, per settori produttivi. In secondo luogo, vogliamo fornire loro degli strumenti per misurare il proprio livello di sostenibilità, non solo rispetto alla componente ambientale ma anche quella sociale e di governance. E poi sostenerli sul fronte dei costi. Il gruppo sta infatti operando per agevolare la clientela nella partecipazione ai bandi messi a disposizione dal Piano nazionale di ripresa e resilienza”.


Banco Bpm, Poloni: “Ripartire dell’Ai”

Secondo Salvatore Poloni, condirettore generale di Banco Bpm, in questo percorso non si può evitare di considerare come sia cambiato lo scenario di riferimento. “Abbiamo cominciato a lavorare a questi temi non solo come banche ma anche come paesi partendo dai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. Che si occupano di persone, pace, prosperità e pianeta. Tutti aspetti in linea con i principi fondativi delle Nazioni Unite, nate nel 1945 per garantire pace e sicurezza di lungo periodo”, racconta Poloni. “Bisogna partire da questa riflessione per riconsiderare le nostre priorità, anche come banche”. Secondo Poloni sono due le direttrici da perseguire. Innanzitutto, concentrare l’attenzione sul tema dell’energia, che se prima veniva valorizzato sul fronte dell’impatto ambientale oggi dovrebbe essere riconsiderato anche sul fronte della continuità operativa. Il secondo aspetto riguarda invece l’utilizzo dei dati. “I dati possono favorire una chiave di lettura un po’ meno intuitiva e un po’ più scientifica, basata sull’evidenza”, osserva Poloni. “Ma un utilizzo intelligente dei dati richiede l’intelligenza artificiale. Noi, nello specifico, abbiamo avviato su questo fronte un programma di formazione che riguarda tutto il personale della banca. Ma è fondamentale anche avere un sistema di data governance che stabilisca chi acquisisce il dato, come va conservato e chi lo elabora”.


Anche nel caso di Crédit Agricole Italia, come ricordato dal deputy general manager Vittorio Ratto, il tema della sostenibilità rappresenta il fil rouge del piano strategico. “La nostra ambizione è quella di rivedere i prodotti e i servizi che eroghiamo affinché siano compatibili con questa sfida. Ma anche renderci misurabili su questo fronte. Abbiamo pubblicato infatti una serie di 10 macro-obiettivi per confrontarci con clienti e azionisti su quale sia la strada da percorrere. E abbiamo sottoscritto alcuni dei più grandi accordi internazionali, dall’Accordo di Parigi alla Net-zero banking alliance”, spiega Ratto. A finanziare la transizione “da brown a green” è poi Bppb, come spiega il vice direttore generale Francesco Acito. Secondo il quale è tuttavia essenziale incasellare nella “s” dell’acronimo Esg tutti gli elementi di sostenibilità. “Nel welfare interno abbiamo avviato una serie di iniziative nei confronti delle colleghe mamme, ma anche la banca della solidarietà. E poi puntiamo sulla formazione e l’inclusione finanziaria. Con l’Associazione bancaria italiana e FEduF siamo estremamente operativi nella formazione nelle scuole, per esempio”.


Il settore finanziario, interviene ancora Marisa Parmigiani (head of sustainability del Gruppo Unipol e presidente di Sustainability makers), deve adottare principi di just transition. Specie in un contesto come quello attuale. “Abbiamo sentito come, di fronte ai timori legati alla crisi energetica, sia emersa la necessità e l’auspicio di un recupero delle fonti fossili. Esattamente come abbiamo sentito che solo con le rinnovabili troveremo un’autonomia energetica e, di conseguenza, geopolitica. In realtà, non è solo un tema di consumi energetici ma di povertà energetica. E dell’impatto della povertà energetica sulla vita quotidiana delle persone”. Oggi, continua Parmigiani, si chiede alle imprese di assumere un ruolo attivo. Specie a quelle del settore finanziario. Ma solo se il settore finanziario per primo si incamminerà verso un percorso di giusta transizione “anche il settore produttivo potrà sviluppare politiche di transizione altrettanto giuste e inclusive”.


La trasparenza come motore di resilienza

Anche perché, secondo uno studio di REPAiR Lab dell’Sda Bocconi condotto su un campione di 5.000 aziende reso disponibile da Crif, oltre il 70% del sistema industriale italiano è a elevato rischio di transizione energetica. “Ci sono settori dai quali ci attendiamo reazioni più difficoltose, tipicamente quello chimico o quelli maggiormente energivori. E poi le grandi aziende che, in termini di volumi, hanno necessità di approvvigionamenti energetici diversi”, spiega Michele Calcaterra, senior lecturer di entrepreneurial finance dell’Sda Bocconi. “Ma abbiamo constatato che chi si sta preparando per tempo e si propone al mercato in maniera trasparente, con Kpi evidenti, è più in grado di reagire positivamente a questi rischi”.


L’Esg, conclude Cristina Catania (senior partner di McKinsey & Company), deve essere definito di pari passo con gli scopi di un’azienda. “Non c’è una definizione univoca, ma ogni azienda deve decidere la propria missione attraverso le lenti che più la caratterizzano”, osserva l’esperta. Partendo dal presupposto che la sostenibilità sia uno strumento di creazione del valore. Attraverso tre leve. “È uno strumento di accesso ai capitali, a forme dedicate di credito. Ma è anche un tema di ricavi: sempre più la clientela si dimostra sensibile alle tematiche di sostenibilità e mette in campo uno screening attivo rispetto ai prodotti e alle filiere di prodotto. E infine, è un tema di linguaggio inclusivo, con la società, con i clienti e con i dipendenti”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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