Banche: quelle etiche sono due volte più redditizie

Rita Annunziata
12.10.2022
Tempo di lettura: 3'
Un rapporto dimostra come le banche etiche siano due volte più redditizie rispetto alle tradizionali. Ma anche all’avanguardia nella misurazione delle emissioni di Co2 generate dai loro prestiti

Dal 2010 al 2020 le banche etiche sono state mediamente due volte più redditizie rispetto a quelle tradizionali in termini di Roe (5,24% contro una media mainstream del 2,43%) e di Roa (0,40% contro lo 0,17%)

I depositi delle banche etiche, nel 2020, sono cresciuti del 15,56% rispetto al 2019; un dato che si confronta con una media mainstream dell’8,69%. Quanto ai crediti, si parla rispettivamente di un aumento del 4,27% contro il 3,45%

Le banche etiche sono più solide dal punto di vista economico-finanziario? Secondo uno studio condotto dal Gruppo Banca Etica in collaborazione con la Federazione europea delle banche e dei finanziatori etici e alternativi (Febea), sì. Giunto alla quinta edizione, ha coinvolto un campione di circa 4.500 istituti di credito dell’area euro e 25 banche etiche, di cui 16 membri europei della Global alliance for banking on values, due membri dell’Associazione internazionale di investitori nell’economia sociale e sette della Febea.


La finanza etica fa bene (anche) alle performance

Confrontando strutture patrimoniali e performance finanziarie, i ricercatori hanno dimostrato come dal 2010 al 2020 le banche etiche siano state mediamente due volte più redditizie rispetto a quelle tradizionali in termini di Roe (5,24% contro una media mainstream del 2,43%) e di Roa (0,40% contro lo 0,17%). Il primo anno di pandemia ha innescato una flessione della redditività per entrambi i gruppi di banche analizzati, che risulta tuttavia più contenuta per le etiche. Parallelamente, entrambi i gruppi hanno aumentato i propri attivi rispetto all'anno precedente, ma per le banche etiche tale incremento risulta più marcato (+15,24% contro il +8,6%). Si parla di un rapporto dei prestiti a persone e imprese sulle attività totali che oscilla per le banche etiche dal 76,08% del 2010 al 76,07% del 2015, 76,44% del 2019 e 72,98% del 2020; per le banche europee, invece, si passa dal 38,19% del 2010 al 36,96% del 2020. 


I depositi delle banche etiche e valoriali europee, nel 2020, sono cresciuti invece di oltre il 15% rispetto al 2019; un dato che si confronta con una media mainstream dell’8,69%. Quanto ai crediti, si parla rispettivamente di un aumento anno su anno del 4,27% contro il 3,45%. “Sia per le banche etiche sia per quelle convenzionali, la dinamica dei depositi nel 2020 sembra essere stata influenzata positivamente dalla pandemia, che ha portato una riduzione generalizzata dei consumi e a una crescita dei risparmi, che hanno fatto aumentare il volume dei depositi delle banche”, si legge ancora nel rapporto. “Questa tendenza sembra aver beneficiato molto di più le banche etiche rispetto al sistema bancario europeo nel suo complesso”. I depositi rappresentavano infatti nel 2020 il 73,29% delle passività totali per le banche etiche e il 40,96% per le banche europee.


Emissioni di Co2 generate dai prestiti: il confronto

Le banche etiche sono anche all’avanguardia nella misurazione delle emissioni indirette di gas serra prodotte dai crediti e dagli investimenti. “Le banche in genere misurano le emissioni Scope 1 e 2, prodotte dai sistemi di riscaldamento dei loro uffici o dal consumo di elettricità”, spiega Mauro Meggiolaro, analista della Fondazione finanza etica. “Solo recentemente alcune banche tradizionali hanno iniziato a misurare e a rendere note le emissioni dell’ambito 3, generate dai prestiti alle imprese e ai privati”. Quelle etiche, continua Meggiolaro, sono state tra le prime al mondo a divulgare i dati sulle emissioni Scope 3 dei loro portafogli finanziari e creditizi secondo i principi del Pcaf (Partnership for carbon accounting financials). “Questo è fondamentale per effettuare analisi di scenario, fissare obiettivi, intraprendere azioni e divulgare i progressi verso la decarbonizzazione”.


Sulla base di questo scenario, interviene la presidente di Banca Etica Anna Fasano, risulta evidente la necessità di normative ad hoc per le banche etiche, sia a livello europeo che nazionale. “Le banche etiche non hanno avuto alcuna responsabilità nella crisi finanziaria del 2008, ma la regolamentazione è stata inasprita anche per loro”, ricorda Fasano. Poi conclude: “Il legislatore non ha fatto alcuna differenza tra i diversi tipi di banche. Di conseguenza, oggi le banche etiche sono sottoposte a una mole sproporzionata di regole pensate per le banche mainstream che sono state all’origine delle crisi bancarie e rischiano di vedere indebolita la loro flessibilità nel rispondere alle esigenze delle cooperative e delle imprese sociali, delle organizzazioni ambientaliste e del terzo settore". 

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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