Fine wine, l’investimento sicuro a portata di tutti

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
6.6.2022
Tempo di lettura: 2'
Con le piattaforme di trading online investire in vino non è mai stato così facile. We Wealth ne ha parlato con Edoardo Maria Lamacchia ceo di eWibe

Mentre le borse crollano, l’inflazione galoppa e all’orizzonte le nubi di recessione si fanno sempre più cupe, c’è un asset alternativo che si sta dimostrando particolarmente resistente alle intemperie dei mercati finanziari: il vino. Il 2022 è infatti iniziato come è finito il 2021, con l’indice Liv-ex 1000 che ha segnato un +3,5% nei primi tre mesi dell’anno. Come investire nel nettare di bacco? Un’opzione facile e accessibile a tutti porta il nome di eWibe, la prima piattaforma digitale dedicata al trading in tempo reale di vini pregiati solitamente riservati ai collezionisti. We Wealth ha intervistato il suo fondatore e ceo Edoardo Maria Lamacchia.

A quali esigenze di mercato risponde eWibe?

EWibe è nata durante il primo lockdown del 2020, un momento storico in cui le borse tradizionali erano molto incerte e i movimenti delle criptovalute molto ampi. Quali asset alternativi potevano offrire rendimenti interessanti con rischi contenuti? Numeri alla mano, il vino rispondeva perfettamente a questo identikit, con un problema: si trattava di un asset poco accessibile. Per via di informazioni difficili da reperire, investire in modo consapevole in questo mercato non era scontato. Da questa intuizione abbiamo sviluppato una piattaforma di trading online in tempo reale dei vini pregiati, che segue le stesse dinamiche del mercato azionario tradizionale.


Quali sono i tratti distintivi della vostra piattaforma?

Su eWibe ogni utente può comprare il vino desiderato al prezzo di mercato oppure inserire un ordine d’acquisto al prezzo che ritiene congruo. Una volta acquistato, il cliente può decidere se rimettere in vendita le bottiglie nel mercato, farsele spedire a casa o tenerle nel nostro magazzino. Rispetto al contesto competitivo, la nostra proposta è di creare un mercato aperto in cui domanda e offerta si incontrano direttamente senza intermediari, in cui non ci siano costi di ingresso e in cui l’utente può trovare tutto quello che è necessario per operare in questo mondo in maniera consapevole. C’è un tema di informazione e formazione degli utenti.


L’investitore è accompagnato nella scelta del vino da acquistare?

Il nostro obiettivo non è quello di sostituirci al cliente, ma quello di fornirgli delle indicazioni che lo aiutino ad accrescere la sua conoscenza rispetto ad ogni vino. Con questo fine, abbiamo sviluppato un algoritmo che restituisce per ogni bottiglia un valore sintetico sul suo andamento di mercato – calcolato mensilmente sulla base dei dati Liv-ex, delle aste e di testate autorevoli – senonché il momento di maturità in cui si trova la bottiglia in quel preciso momento, il rating conferitogli dai sommelier e dai critici più importanti al mondo e le informazioni relative alla cantina.

Per quanto riguarda i costi? 

I costi operativi della piattaforma sono le fee di trading, che vanno dallo 0,5% al 2% a seconda del tipo di abbonamento scelto dall’utente, i costi di stoccaggio che prevedono la conservazione delle bottiglie nei nostri depositi a temperatura e umidità controllate e i costi di assicurazione. Non applichiamo invece costi d’ingresso.


In questa fase di mercato di grande incertezza investire può avere senso?

Durante la crisi del 2008 e poi quella del covid si è osservato come gli indici del vino abbiamo mantenuto il loro livello di prezzo, a differenza degli indici dei mercati finanziari che hanno registrato una flessione importante. Lo stesso sta avvenendo in questi primi mesi del nuovo anno, caratterizzati dalle paure legate alla guerra e all’inflazione. In altre parole, quale sia il momento di mercato, la crescita di prezzo del vino pregiato ha sempre segno positivo, con il fine wine che ha reso negli ultimi vent’anni mediamente il 10% all’anno. Oltre all’interessante profilo di rendimento, l’investimento in vino presenta anche altri vantaggi: i movimenti di prezzo sono contenuti, il capital gain non è tassato ed esiste un ritorno emozionale. Un portafoglio ben bilanciato dovrebbe avere una quota del 20% investita in asset alternativi.

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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