Al Vinitaly 2022 trionfano i super toscani

Orazio Vagnozzi
Orazio Vagnozzi
13.5.2022
Tempo di lettura: 3'
Un'importante degustazione (non alla cieca) di 16 vini - condotta dal master of wine Gabriele Gorelli - ha incoronato i nostri "Super Tuscan" sovrani della 54esima edizione della kermesse. La manifestazione ha avuto un successo al di là delle aspettative, con record storico di buyer internazionali

Domenica 10 aprile, durante Vinitaly, ho partecipato a una degustazione, dal titolo un po’ altisonante: “Judgement di Verona” (titolo che evoca la celeberrima degustazione, “Judgement of Paris”, organizzata dal compianto Steven Spurrier nel 1976 in cui furono messi a confronto i grandi vini di Bordeaux con i grandi vini della California, che ne uscirono clamorosamente vincitori), condotta da Gabriele Gorelli, il primo Master of Wine italiano.

L’idea era di mettere a confronto i Super Tuscan di 16 produttori che hanno fondato l’associazione “Historical Super Tuscan Committee”, di cui Piero Antinori (Tignanello e Solaia) è fondatore d’onore e Paolo Panerai (Domini di Castellare) e Davide Profeti (San Felice), entrambi presenti all’evento, rispettivamente presidente e vice-presidente. L’associazione include produttori che hanno tra i loro vini almeno un Super Tuscan, le cui uve provengano dall’area del Chianti Classico e che si sia affermato prima del 1994, quando quei vini potevano essere chiamati solo “vini da tavola”. 

Il termine Super Tuscan fu usato per la prima volta dal Master of Wine e giornalista Nicolas Belfrage a metà degli anni ottanta, in un articolo apparso sulla rivista Decanter. Con questo termine diventato poi famosissimo e di uso comune lui voleva identificare quei vini prodotti in Toscana, nelle zone del Chianti Classico e di Bolgheri a partire dalla fine degli anni ’60 che cominciavano ad avere un successo planetario, ma che utilizzando vitigni cosiddetti internazionali o, in Chianti, il Sangiovese “in purezza” non rientravano all’epoca in alcuna denominazione e per questo motivo obbligati, con tutti i rischi reputazionali del caso, a essere etichettati come semplici vini da tavola. Per la cronaca i due primi Super Tuscan, entrambi tagli bordolesi nati nel 1968, furono Sassicaia nella zona di Bolgheri e Vigorello, nella zona del Chianti Classico.

Alla degustazione erano presenti numerosi Master of Wine e rappresentanti della stampa e della critica italiana e internazionale, ciascuno dei quali ha espresso un voto su tutti i 16 vini degustati. L’obiettivo, come ben spiegato da Gabriele Gorelli, non era quello di fare un “contest” anche perché le annate in degustazione andavano dal 1990 al 2014. Inoltre la degustazione non era alla cieca. Piuttosto l’idea era di valutare un’intera categoria di vini, diventata un vero e proprio brand, una categoria, quella dei Super Tuscan, che, caso più unico che raro nella storia, fu creata non da un disciplinare di produzione, ma per acclamazione dalla critica internazionale. Ecco i vini in degustazione:

Fonterutoli, Concerto 1990

Castello di Volpaia, Balifico 1993

Badia a Coltibuono, Sangioveto 1999

Castellare, I sodi di San Niccolò 1999

Monsanto, Sangioveto Grosso Fabrizio Bianchi 2001

Brancaia, il Blu 2001

Felsina, Fontalloro 2004

Isole e Olena, Cepparello 2006

Antinori, Tignanello 2007

San Felice, Vigorello 2007

Querciabella, Camartina 2008

Castello di Ama, L'apparita 2009

Albola, Acciaiolo 2009

Riecine, La Gioia 2009

A&G Folonari, Cabreo Il Borgo 2010

Montevertine, Le Pergole Torte 2014

Anticipo il risultato, per lo meno il mio. Promozione a pieni voti. Tutti i sedici vini degustati secondo me meritavano voti superiori ai 90 punti. Le bottiglie degli anni ‘90 erano ancora in perfetta forma, con ancora una lunga vita davanti a sé, mostrando tutti i pregi e i piaceri che i vini maturi possono donare. Quelli più giovani, sia di grandi annate come la 2010 che di annate meno fortunate come la 2014 hanno mostrato eccellenti capacità da parte di chi li ha prodotti di interpretare vitigni e annate per vini che continueranno a conquistare palati e sfidare i mercati.

Forse i quattro vini che mi sono rimasti più impressi sono stati I sodi di San Nicolò 1999 (85% Sangioveto e 15% Malvasia nera), vino maestoso, ancora giovanissimo, concentrato e potente e al contempo fresco e leggiadro, Tignanello, 2007 (Sangiovese 80%, Cabernet Sauvignon 13%, Cabernet Franc 7%), vino spaziale, ricco ed opulento, senza alcuna spigolosità, dai tannini morbidi, fini e setosi e un finale in crescendo, L’Apparita 2009 (Merlot 100%), vino dalla piacevolezza fuori dall’ordinario, sapido ed avvolgente, dal tannino, suadente e vellutato e Le Pergole Torte 2014 (Sangiovese 100%), vino indimenticabile, di rara eleganza, dal sorso ricco, profondo e vivo e un finale lunghissimo.

Mi permetto di fare un inciso: dopo due anni di astinenza, a mio avviso questo 54° Vinitaly è stato un grande successo, che ha ampiamente superato le aspettative della vigilia. Si è registrato il record storico di buyer stranieri (25.000, il 28% dei partecipanti, pur mancando russi e in gran parte, a causa del Covid, i buyer cinesi). Inoltre ho percepito una soddisfazione generalizzata da parte dei produttori che hanno avuto la possibilità di stabilire nuovi contatti, oltre all’opportunità di riallacciare quelli vecchi, nonché di incontrare clienti e appassionati, in un clima meno caotico di altre edizioni.

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Direttore della sezione vini di Passione Gourmet e angel investor, Orazio, dopo oltre vent’anni come partner di una multinazionale della consulenza direzionale decide di dedicarsi al cibo ed al vino, le sue passioni. Autodidatta, degustatore professionista, ha frequentato dal 2002, quale membro del Grand Jury Européen, alcuni dei più noti esperti di vino del pianeta ed ha allestito negli anni una cantina che ospita 15.000 bottiglie. Effettua valutazioni di bottiglie pregiate e nel tempo libero ama condividere con gli amici i vini della sua cantina.

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