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Raffaello e l’attribuzione con intelligenza artificiale | WeWealth

Raffaello e l’attribuzione con intelligenza artificiale: pro e contro di una tecnologia

Sharon Hecker
Sharon Hecker
3.2.2023
Tempo di lettura: 4'
C’è stato un gran battage mediatico sull’attribuzione – tramite intelligenza artificiale – del Tondo di Brécy a Raffaello. La storica dell'arte e curatrice Sharon Hecker fa il punto sulla questione

L'intelligenza artificiale può battere quella umana nell'attribuzione delle opere d'arte?

Recentemente, la stampa ha annunciato che un dipinto noto oggi come il "Tondo De Brécy" è stato attribuito alla mano di Raffaello utilizzando l'intelligenza artificiale. Questo nuovo metodo di attribuzione delle opere d’arte è valido? È affidabile da solo? E quale ruolo svolge attualmente l'intelligenza artificiale nel processo di due diligence dell’arte? 


Il Tondo di Brécy


Nel caso del dipinto in questione, un gruppo di professori dell'Università di Nottingham e dell'Università di Bradford, esperti nell'analisi delle immagini digitali, ha testato l'opera confrontandola con un altro dipinto noto dello stesso artista. Il loro obiettivo era quello di utilizzare le tecniche di riconoscimento facciale per valutare se ci fosse una compatibilità percentuale tra i due dipinti, in particolare tra i volti presenti nell'immagine. A occhio nudo dei non addetti ai lavori, sembrerebbe esserci una stretta somiglianza visiva tra i volti delle figure rappresentate in quest'opera e quelli di un famoso dipinto noto per essere di Raffaello, la Madonna Sistina nella collezione della Gemäldegalerie di Dresda. Ma c'è anche l'importante questione se si tratta di una copia d'epoca o di una copia successiva di un altro artista, dato che la Madonna Sistina di Raffaello è nota per essere stata copiata da altri per secoli. 

Raffello, Madonna Sistina

 

Il metodo scientifico applicato nell'attribuzione a Raffaello del Tondo di Brécy

Visto che l'IA è una tecnologia completamente nuova per l'attribuzione di opere d'arte, dobbiamo esaminare più da vicino il metodo scientifico applicato. Come in tutte le ricerche scientifiche, esiste un dataset (o insieme di dati) "di controllo" (opere che sappiamo essere attribuibili all'artista) e un dataset "sperimentali" (opere la cui attribuzione non è certa). Pertanto, è essenziale che gli scienziati che conducono il lavoro rivelino quante e quali opere d'arte sono state insegnate alla macchina per essere messi a confronto con l'opera sconosciuta. Se questi dataset non vengono resi noti, come talvolta accade nei test di intelligenza artificiale, diventa difficile per gli specialisti valutare la qualità e l'affidabilità dei risultati. 

In questo caso, il gruppo di ricerca ha rivelato di aver confrontato il dipinto in discussione con la Madonna Sistina. Ma la domanda sorge spontanea: questa sola opera è un dataset sufficiente? Sarebbe importante "insegnare" alla macchina tutte le opere di Raffaello prima di procedere con l'esperimento? E si vorrebbe anche "insegnare" alla macchina tutte le copie conosciute di questo dipinto per poterle confrontare con il "Tondo De Brécy"? Infine, e più in generale, in che misura l'IA è in grado di riconoscere le opere d'arte realizzate da un artista dalle copie realizzate da altri?

Un'altra domanda importante per l'IA è se può funzionare da sola per attribuire un'opera d'arte senza dover includere il cervello umano per elaborare e interpretare le informazioni. Deve forse essere integrata da quello che nelle best practices degli standard di due diligence è noto come "lo sgabello a tre gambe", che comprende la connoisseurship, la ricerca sulla provenienza e l'analisi forense? Nel caso del "Tondo De Brécy", l'opera ha avuto una lunga storia di difficile attribuzione. Secondo il sito web dedicato al dipinto dai suoi proprietari (debrecy.org.uk), negli ultimi decenni il quadro è stato oggetto di ricerche sulla provenienza e di numerosi tipi di analisi forensi. Osservando questi altri aspetti della ricerca, possiamo capire quanto possa essere complessa e delicata la questione dell'attribuzione di un'opera d'arte. 

Il sito web afferma che la provenienza del “Tondo De Brécy” sembra risalire al 1600. Si dice che il dipinto fosse presente nella collezione d'arte della famiglia Wynne-Eyton da generazioni e che la signora Violet Fairbairn Wynne-Eyton di Leeswood Hall, Mold, nel Galles del Nord, lo avesse appeso sopra il camino aperto della sua camera da letto. Dopo la sua morte nel 1981, il collezionista George Lester Winward acquistò l'opera all'asta nel dicembre dello stesso anno. Se accompagnato da un'adeguata documentazione storica di supporto, questo restringerebbe la provenienza almeno al 1600. Tuttavia, c'è una lacuna importante in questa provenienza: non c'è alcun dato sulla catena di proprietà precedente al 1600 o conferma storica che Raffaello abbia dipinto e venduto quest'opera prima della sua morte nel 1520.

Sul sito web si trovano anche i risultati di vari test scientifici, tra cui l'utilizzo di una tecnica chiamata analisi spettroscopia Raman. Da questo test è emerso che l'autore dell'opera ha utilizzato un pigmento giallo chiamato massicot. Il sito mantiene che massicot è un pigmento derivato dal piombo che è stato utilizzato fino al XVII secolo e che dal 1700 non fu più in uso e fu sostituito da un altro pigmento, il giallo di Napoli. Questa constatazione restringe la finestra temporale dell'opera, includendo la vita di Raffaello e fino al 1700. Ma non esclude la possibilità che l'opera sia una copia contemporanea realizzata durante la vita di Raffaello o una copia realizzata dopo la sua morte e fino al 1700. 

Gli sperimenti con il “Tondo De Brécy” si inseriscono in questo periodo in più grandi discussioni sulla IA. Recentemente, il Washington Post ha raccontato come nuove tecnologie IA come ChatGPT sono state testate per altri compiti e, sebbene le risposte generate fossero promettenti, spesso producevano risultati problematici. A volte la macchina si contraddiceva, altre volte rilasciava affermazioni di fatto errate, altre volte ancora plagiava informazioni e altre ancora le risposte erano prive di senso. L'analisi delle correlazioni statistiche portava a risposte stereotipate. Era necessario l'intervento umano per dare un senso al materiale prodotto dalla macchina. 

Nel mondo dell'attribuzione dell'arte, anche se l'intelligenza artificiale ha il potenziale per arricchire la base di conoscenze dell'occhio umano, sembra che l'attribuzione sia ancora un processo multidisciplinare e molto umano. Al momento, il “Tondo De Brécy” rimarrà nel limbo, richiedendo ulteriori studi e discussioni tra specialisti.

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Storica dell’arte e curatrice americana (laurea alla Yale University, dottorato alla UC Berkeley), esperta di arte italiana moderna e contemporanea. Ha collaborato con musei come la Peggy Guggenheim Collection. Ideatrice di The Hecker Standard fornisce consulenze su due diligence a collezionisti, studi legali, wealth manager e family office. Membro dell’Advisory Board, International Catalogue Raisonné Association (ICRA), Vetting Committee TEFAF NY (Committee Chair) e Maastricht, e coordina l’Expert Witness Pool della Court of Arbitration for Art (CAfA).

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