Il potere (e il lato oscuro) del restauro

Giuseppe Calabi
Giuseppe Calabi, Sharon Hecker
13.10.2021
Tempo di lettura: 5'
Ruskin definiva il restauro "la peggior forma di distruzione accompagnata dalla falsa descrizione della cosa distrutta". Fino a che punto è lecito intervenire in operazioni di restauro? E dove'è il limite oltre il quale dal restauro si passa alla contraffazione?

Prologo: le problematiche del restauro


Lo scorso luglio il restauratore inglese Neil Perry-Smith è stato estradato dal Regno Unito negli Usa e arrestato con l'accusa di aver restaurato 22 beni archeologici rubati, per un valore di oltre 32 milioni di dollari. Lo avrebbe fatto per il mercante Subhash Kapoor, a sua volta responsabile di saccheggio e traffico illecito di beni archeologici per 143 milioni di dollari. Pare che lo stesso Perry-Smith in precedenza fosse anche stato sospettato del restauro per conto di un discusso dealer e collezionista inglese - tale Douglas Latchford - di una scultura Khmer del X secolo, illegalmente trasferita dalla Cambogia e sezionata in tre pezzi. Il procuratore distrettuale di New York, Cy Vance ha dichiarato che senza la complicità dei restauratori, i trafficanti non potrebbero svolgere operazioni di riciclaggio.
Il caso di Perry-Smith non è isolato: l'Art Newspaper ha recentemente segnalato anche quello di Jonathan Tokeley-Parry, un altro inglese condannato a una pena di sei anni per aver trasformato beni archeologici al fine di farli uscire illegalmente dall'Egitto. Anche due noti contraffattori, Thomas Keating (deceduto nel 1984) ed Eric Hebborn (assassinato a Roma nel 1996) iniziarono la loro carriera come restauratori. Per non tacere di Mohamed Aman Siddique, coinvolto in un procedimento penale per truffa relativo alla falsificazione di quadri attribuiti a Brett Whiteley. I restauratori sono pertanto stati, anche se occasionalmente, nell'occhio del ciclone, ma è ingiustificato e pericoloso giungere alla conclusione che l'intera categoria debba essere guardata con sospetto.

Sorge però una domanda: è opportuno che la professione di restauratore, come quella di avvocato, di architetto o di medico sia regolamentata? E, ancora prima, un'altra domanda: cosa significa restauro?

La natura del restauro (GC)


Il termine “restauro” ha presentato fin dall'antichità una duplicità etimologica: il significato del verbo restaurare oscilla infatti tra “rinnovare o rendere nuovo” e “ristabilire in uno stato precedente”.

Il Vocabolario degli accademici della Crusca (1612) così definiva l'attività di restauro: “rifare a una certa cosa le parti guaste e quelle mancanti o per vecchiezza o per altro accidente”, mentre oltre due secoli dopo, lo storico dell'arte e filosofo Quatremère de Quincy affermava “da poiché lo stile dell'antichità divenne più familiare sonosi formati uomini abilissimi se non ad imitare almeno a contraffare nelle restaurazioni la maniera e per così dire la fisionomia dell'antico” (Dizionario storico d'architettura, 1832). Infine, lo scrittore e storico dell'arte inglese John Ruskin (1819-1900) nel famoso saggio The seven lamps of architecture ha sostenuto che il restauro fosse “la peggior forma di distruzione accompagnata dalla falsa descrizione della cosa distrutta”.

Ci sono anche casi tragicomici, come il noto restauro di una copia del XVII secolo raffigurante la Vergine Maria, realizzata nello stile de "L'Immacolata Concezione" di Bartolomé Esteban Murillo, che due improbabili interventi di restauro hanno reso irriconoscibile.

Restauro deturpante
Un dettaglio del devastante "restauro" della Immacolata Concezione di Murillo

Naturalmente, il restauro è un'attività complessa, che coinvolge i beni più svariati, dai beni mobili, agli immobili, ma la citata ambiguità terminologica non si può negare: restaurare significa riportare allo stato originario un'opera oppure creare qualcosa di nuovo, di inedito utilizzando cose (spesso) di antica e originaria creazione? E fino a che punto è lecito intervenire in operazioni di restauro? Dove è il limite oltre il quale dal restauro si passa alla contraffazione?

La legge italiana ha una definizione di “restauro”. Ai sensi dell'art. 29 del Codice dei beni culturali, “per restauro si intende l'intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all'integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali”. Il restauro comporta dunque un intervento diretto, ossia mettere le mani sull'opera e il fine è quello della sua “integrità materiale” e del suo “recupero”, ma sono anche rilevanti le finalità di “protezione e trasmissione del valore culturale” del bene: quest'ultimo aspetto attiene più al carattere “immateriale” dell'opera, mentre l'integrità e il recupero, riguardano chiaramente la cosa nella sua materialità. Il nostro Codice, quindi, pende decisamente verso una definizione “conservativa” del termine “restauro”, anche se proiettata verso il futuro (la “trasmissione dei valori culturali”).

Prosegue il Codice precisando che “fermo quanto disposto dalla normativa in materia di progettazione ed esecuzione di opere su beni architettonici, gli interventi di manutenzione e restauro su beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici sono eseguiti in via esclusiva da coloro che sono restauratori di beni culturali ai sensi della normativa in materia”.

Quindi, per la legge italiana, premesso che ognuno può restaurare o far restaurare da chi vuole un quadro della nonna pittrice, se il restauro riguarda un “bene culturale” ossia un'opera appartenente a un privato che sia stata “notificata”, ossia dichiarata di interesse culturale particolarmente importante dal Ministero della Cultura (articolo 13 del Codice), deve rivolgersi necessariamente a un restauratore, ossia un professionista competente a eseguire interventi sui beni culturali (art. 9-bis del Codice) che abbia ricevuto una determinata formazione e sia iscritto nell'Elenco dei Restauratori di beni culturali, tenuto dal Ministero della Cultura – DG Educazione, ricerca ed istituti culturali. È previsto anche il riconoscimento di restauratori che abbiano conseguito una qualifica o che operino in un altro Stato europeo o in un paese extra-Ue.

Il restauro dei beni “pubblici”, ossia quelli appartenenti allo Stato o ad altri enti pubblici, ma anche di quelli appartenenti a fondazioni private, essendo tali beni “presuntivamente” culturali, dovrà invece necessariamente avvenire da parte di un restauratore iscritto nell'Elenco. Non solo: il restauro di un bene culturale deve sempre essere autorizzato dal Ministero (art. 20, comma 4 del Codice). Il sito del Ministero è perentorio: in mancanza di inserimento nell'Elenco è precluso l'esercizio della professione.

Questo vincolo, tuttavia, non dovrebbe sussistere per i restauri che riguardino opere di artisti viventi ovvero realizzate da artisti defunti da meno di cinquant'anni, posto che tali opere non possono – di norma - essere dichiarate di interesse culturale. L'Inghilterra, patria della self-regulation, l'Institute of Conservation (Icon) gestisce un Sistema di accreditamento, mediante adesione a un codice di condotta. Stando a quanto riferisce l'Art Newspaper, Neil Perry-Smith non risultava fosse accreditato presso l'Icon.

L'importanza della conservazione (SH)


Sembra importante, soprattutto per gli acquirenti e i collezionisti, capire che ci possono essere differenze tra conservazione e restauro. Entrambi gli approcci sono interessati a migliorare l'aspetto dell'opera d'arte, ma il restauro e la conservazione possono avere metodi e obiettivi molto diversi. Mettere nelle mani sbagliate un'opera d'arte bisognosa di restauro o conservazione può a volte portare a risultati drammatici e irreversibili. Comprare un'opera d'arte senza conoscere la sua storia materiale di restauro o conservazione può essere altrettanto problematico.

Anche se questi termini sono fluidi e intercambiabili in Italia, in altri paesi il restauro è talvolta considerato più artigianale e meno accademico della conservazione. In Italia bisogna cercare restauratori e conservatori che lavorino in modo scientifico e che abbiano una formazione accademica presso istituzioni come l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze o l'Iscr di Roma (Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro), per esempio. I conservatori e, in Italia, i restauratori scientifici, sono tenuti a completare una rigorosa formazione avanzata prima di poter essere certificati.

La maggior parte completerà una formazione post-laurea, seguendo corsi come storia dell'arte, archeologia, chimica e molti altri. Questa formazionenecessaria per assicurarsi che il conservatore o il restauratore abbia una vasta conoscenza del suo mestiere. Oltre a questi corsi, molti di coloro che desiderano lavorare nel campo ottengono certificazioni relative a certe tecniche o metodi di conservazione specialistici. Infatti, oggi i conservatori d'arte si concentrano di solito sul materiale in relazione al quale si sono specializzati, ad esempio vetro, bronzo, ceramica, legno, tessuti, dipinti, carta. Sono richieste molte ore di apprendistato oltre alla formazione accademica.

Questi professionisti devono inoltre aver maturato una particolare sensibilità per la conservazione: devono considerare i fattori ambientali, l'alterazione dei materiali - compresi quelli usati nel loro trattamento - e le questioni di interpretazione delle tecniche e i materiali usati dall'artista. Infine, e soprattutto i conservatori e i restauratori scientifici in molti Paesi hanno un codice etico che sono obbligati a seguire. Negli Stati Uniti, questo codice è prescritto dall'American Institute for Conservation. È questo tipo di codice etico che sembra essere stato violato da Perry-Smith quando ha restaurato le opere d'arte saccheggiate.

Se in Italia la differenza tra restauratore e conservatore è dunque più fluida, in altri Paesi un restauratore di solito impara il suo mestiere sul campo, lavorando come apprendista di un restauratore più esperto. Questa esperienza artigianale pratica può essere impagabile. Allo stesso tempo, alcuni restauratori possono non avere le conoscenze scientifiche per accertare che l'opera non sia irrimediabilmente danneggiata durante il restauro.

Per fare un esempio, spesso vediamo delle cere di Medardo Rosso che sono state restaurate male - nel tentativo di rimuovere la polvere i restauratori usano solventi aggressivi che finiscono per deformare la superficie in modo irreversibile, a volte cambiando anche il colore della cera. Un collezionista interessato ad assumere un restauratore dovrebbe fare attenzione a testarne l'esperienza e indagare la sua reputazione tra i colleghi.

Si dovrebbe anche essere consapevoli degli obiettivi, dei valori e dei metodi: l'obiettivo del restauro è in gran parte estetico, per rendere il pezzo bello, completo e solido nella struttura. Se ci sono aree di pittura mancanti su un dipinto, il restauratore può usare un materiale che gli è familiare ma non necessariamente uno che l'artista avrebbe usato. Un esempio è quando la vernice viene applicata su un dipinto o una scultura per farla sembrare più lucida, ma quel materiale non è mai stato usato dall'artista e finisce per dare all'opera un aspetto che l'artista potrebbe non aver mai voluto.

I conservatori e i restauratori scientifici di oggi sono sensibili a garantire l'integrità dell'opera d'arte originale e a cercare di effettuare il minimo dei cambiamenti possibili durante il processo. Lavorano anche in modo reversibile, in maniera che i loro interventi possano essere annullati in futuro, disfatti e rifatti in modo migliore con tecniche nuove. Documentare tutte le fasi del loro processo è necessario. Le fiere d'arte più serie hanno linee guida severe per ciò che è considerato un restauro accettabile e ciò che non lo è, e i team di vetting possono includere conservatori, che spesso notano dove un restauro è andato troppo oltre o dove sono stati introdotti pezzi o materiali estranei a un'opera d'arte.

Una parte importante del valore di un'opera d'arte è proprio la sua condizione fisica. Gli acquirenti devono essere messi al corrente della storia dei restauri di un oggetto e dovrebbero lavorare con conservatori rispettati, restauratori scientifici, e scienziati della conservazione per proteggersi da situazioni in cui l'opera d'arte non è quello che sembra essere. E per evitare di cadere nell'errore di acquistare opere illecite come quelle abilmente restaurate da Perry-Smith per sembrare nuove e poi messe sul mercato senza scrupoli.
Giuseppe Calabi
Giuseppe Calabi, Sharon Hecker
Opinione personale dell’autore
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Senior partner dello studio legale CBM & Partners, è esperto di diritto dell’Arte ed ha partecipato ai lavori di riforma del Codice dei Beni Culturali.
È consulente legale di Consorzio Netcomm. È inoltre membro della commissione sul diritto d’autore dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e del comitato per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali costituito dall’Agcom.

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