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Il British Museum, i furti, i fregi del Partenone: una ferita aperta | WeWealth

Il British Museum, i furti, i fregi del Partenone: una ferita aperta

Alice Trioschi
Alice Trioschi
1.9.2023
Tempo di lettura: 3'
È di pochi giorni fa la notizia del furto di più di 1.500 reperti del British Museum, trafugati dal senior curator Peter John Higgs durante gli anni di servizio al museo. Higgs, curatore delle collezioni greche, avrebbe sottratto molteplici oggetti di ingente valore per poi rivenderli a partire dal 2016 su eBay a prezzi decisamente ribassati

È di pochi giorni fa la notizia del furto di più di 1.500 reperti del British Museum, trafugati dal senior curator Peter John Higgs durante gli anni di servizio al museo. Higgs, curatore delle collezioni greche, avrebbe sottratto molteplici oggetti di ingente valore - quali gioielli d'oro, gemme e pietre dal quindicesimo secolo a.C. al diciannovesimo secolo d.C. - per poi rivenderli a partire dal 2016 su eBay a prezzi decisamente ribassati (sembra addirittura che un reperto del valore di 50.000 sterline sia stato venduto sulla piattaforma e-commerce per 40 pound).

British Museum, lo sconcertante caso dei furti

Il primo ad accorgersi del potenziale furto subito dal museo è stato il gallerista olandese Ittai Gradel, che nel febbraio 2021 aveva avvisato il British Museum di aver visto alcuni oggetti della collezione venduti online. Cinque mesi dopo, il vicedirettore del museo Jonathan Williams aveva risposto che non era stata trovata alcuna prova che suggerisse quanto denunciato. Gradel ha continuato nel tempo a monitorare la situazione dall'esterno, inviando una serie di mail ad un membro del board del British Museum, ricevendo però risposte che confermavano la presenza nel museo dei sospetti reperti "mancanti". 



Tutte le foto interne all'articolo sono di ©Alice Trioschi


Ad inizio anno qualcosa è cambiato: le voci di un possibile furto sono diventate di dominio pubblico e il British Museum ha richiesto le dimissioni di Higgs (la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la tentata vendita di alcuni artefatti catalogati correttamente, quindi tracciabili, mediante un account PayPal connesso al conto corrente e all'account Twitter del curatore). Il museo ha reso pubblica la vicenda e la polizia inglese sta indagando attentamente sul caso (nonostante Higgs non sia stato, ad oggi, arrestato). L'attuale direttore del British Museum, Hartwig Fischer, ha rassegnato la scorsa settimana le proprie dimissioni, dichiarando che "è evidente che il British Museum non ha risposto in modo sufficientemente adeguato agli avvisi ricevuti nel 2021 rispetto al problema ormai emerso. La responsabilità di questo fallimento è prevalentemente del direttore". Anche il vicedirettore Jonathan Williams ha dichiarato di "voler sospendere volontariamente il proprio incarico fino al termine dell'indagine della polizia". 




La notizia del furto è stata accolta con parecchio stupore dal mondo dell'arte, nonostante le numerose (e conosciute) critiche che hanno coinvolto negli anni il British Museum rispetto alla restituzione di reperti controversi quali i marmi del Partenone, i bronzi del Benin e i tabot etiopi. 


Lo spinoso caso dei fregi del Partenone

Particolarmente forti sono state le proteste del governo greco rispetto alla sicurezza del museo, che dal 1816 ospita anche i fregi del Partenone, illecitamente sottratti ad Atene da Lord Elgin (e mai restituiti). Il Ministro della Cultura greca Lina Mendoni ha rilasciato un'intervista in cui rinnova la richiesta di restituzione dei reperti del Partenone alla Grecia. "La perdita, il furto e il deterioramento degli oggetti della collezione di un museo sono episodi estremamente seri e particolarmente tristi" ha dichiarato "infatti, quando si verificano fatti simili, oltre a ogni responsabilità morale o penale, sorge il dubbio sulla credibilità del museo stesso". Il Ministro ha continuato ricordando "la situazione altamente problematica dell'acqua piovana nelle loro sale espositive nel 2019 e nel 2021, che riflette l'abbandono dell'edificio del British Museum" e ha concluso dicendo che il Ministero della Cultura greco seguirà con attenzione lo sviluppo della vicenda. 




Le risposte sia a livello politico che istituzionale non si sono fatte attendere. Il politico conservatore inglese Tim Loughton ha dichiarato in radio di ritenere le affermazioni del governo greco "palesemente opportuniste" e che "l'eventualità che le cose spariscano dal British Museum" sia molto remota. Similmente George Osborne, presidente del British Museum, ha spiegato che "il museo ha uno scopo che trascende le generazioni. Impareremo, ristabiliremo la fiducia e meriteremo nuovamente di essere ammirati".



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Esperta d'arte e del suo mercato, Alice ha lavorato nell'ufficio stampa di Christie's a Londra, occupandosi della relazioni interne ed esterne con i giornalisti. Dopo aver collaborato con Camera Arbitrale per la risoluzione di conflitti d'arte e beni culturali, oggi lavora per Fondazione Human Technopole occupandosi degli aspetti legali riguardanti il mondo della ricerca scientifica.

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