Rolex, Patek o Audemars Piguet? La trinità non delude mai

Alfredo Paramico
Alfredo Paramico
14.4.2022
Tempo di lettura: 3'
Tre marchi di orologi che, secondo gli esperti, non tradiranno gli investitori. E che dimostrano perché, per immaginare il futuro, bisogna guardare al passato

Non è mai facile prevedere quale potrebbe essere un buon investimento nel mercato degli orologi… Mode, tendenze, geografie finanziarie sono tutte variabili che possono influenzare sensibilmente il mercato nei prossimi anni. Non disponendo quindi di una sfera di cristallo (che noi a però sarebbe, averne una!) cerco di individuare quelli che, a mio avviso, potrebbero essere i trend dell’immediato futuro. Ritengo che il punto di partenza debba assolutamente considerare come sta cambiando la popolazione, in tema di età alla quale si raggiunge un certo agio finanziario, concentrazione geografica della ricchezza e, non ultimo, cambio di gusti in tema di altri asset.

Per fare un esempio credo che non si possa negare che oggi un trentenne di successo che segue la moda nel vestirsi, probabilmente guida una macchina sportiva, frequenta locali alla moda possa essere alla ricerca di orologi più “in vista, come ad esempio un fiammante Richard Mille, e meno di un classicissimo Patek Philippe degli anni ’50 con cinturino di pelle. Allo stesso tempo sarebbe un errore imperdonabile ripudiare la storia, i valori di un secolo di produzioni orologiere, stili mai tramontati e oggetti sempre di più nei radar dei più importanti collezionisti. Per questo motivo più che individuare cinque orologi su cui puntare in futuro preferisco scegliere tre brand e poi selezionare all’interno degli stessi alcuni dei modelli di riferimento. Partiamo! 

Patek Philippe

La storia va rispettata, sempre. A mio avviso la ricerca di un 1518 (crono calendario perpetuo) prodotto a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta così come di un 2499 (modello successivo dotato di una cassa dal design più robusto) sarà sempre una precedenza assoluta per qualsiasi profilo di collezionista. Si tratta di due orologi che hanno scritto la storia, che hanno influenzato ben 70 anni di stile e che, ancora oggi, sono una preziosissima fonte di ispirazione per le produzioni contemporanee. Si potrebbe poi andare ancora più a fondo nei dettagli e selezionare, all’interno della vasta gamma di produzione (specialmente del 2499), i modelli più rappresentativi. Da un punto di vista prettamente estetico forse l’essenzialità del 1518, che a mio avviso ne costituisce anche la sua enorme bellezza, potrebbe risultare meno adatto ad un pubblico giovanile.

La cassa più piccola, i tasti quadri, il layout estremamente semplice e lo stato di conservazione del quadrante che mostra i segni di 70 anni di storia, sono tutti elementi che potrebbero fare presa su un pubblico più in avanti negli anni, un collezionista che ha uno stile classico, indossa scarpe inglesi, veste con giacche eleganti e che ha uno stile di vita più tranquillo. Non è un caso che la nuova generazione di collezionisti che si avvicina alla referenza 2499 resti più colpita dalle terze e quarte (2499/100) serie.

 

Difatti sono modelli che si avvicinano molto di più ai modelli contemporanei, hanno tutti uno stile più robusto, sono in genere meglio conservati (essendo molto più recenti) ed in qualche modo rappresentano un mix perfetto tra storia e design contemporaneo. Se dovessi fare una scelta io prediligerei una seconda serie, quadrante ancora indelebile arricchito dalla scala tachimetrica esterna, fondello a pressione e tasti a pompa. Probabilmente l’apprezzamento in termini finanziari sarà lento e graduale nel tempo così come un qualsiasi AAA asset... Rendimento “certo” e “contenuto” ma rischi quasi inesistenti.

Rolex

Parlando di Rolex credo sia doveroso fare una distinzione netta tra produzioni anni Cinquanta (a mio avviso meravigliose) e universo Daytona, per cui direi di selezionare due orologi. Relativamente agli anni Cinquanta la mia scelta cade senza ombra di dubbio alcuna sulla referenza 6062. Oltre ad essere una delle referenze più rare ed ambite da tutti i collezionisti, è anche un orologio stupendo. Il calendario annuale, l’indicatore delle fasi lunari, la lettura della data sulla parte esterna del quadrante unite ad una classicissima cassa Oyster rendono l’orologio un capolavoro di modernità. Credo che pochi orologi possano vantare un design così al passo con il tempo nonostante un disegno originale risalente a 60 anni fa.

All’interno della referenza 6062 ci si potrebbe sbizzarrire e non poco. Oltre ad essere stato prodotto in tre diversi materiali di cassa (oro giallo, oro rosa ed acciaio), anche le tipologie di quadranti adoperati sono tra loro molto differenti. Si va dai quadranti “classici” fino ai quadranti con indici a stella (per questo motivo chiamati in gergo “stelline”) passando per i rarissimi quadranti neri. Senza dubbio oggi un 6062 rappresenta un “must” per qualsiasi collezionista di un certo livello. Proprio la rarità, la bellezza, il fascino che la referenza 6062 racchiude, determinano l’esasperata ricerca e quindi un investimento di successo.


Conosco collezionisti di altissimo livello che da 10 anni sono alla ricerca di un 6062 confacente alle loro esigenze. Facendo un balzo in avanti di circa un quarto di secolo arriviamo al mondo “Daytona”. Forse il mondo più variegato, più ampio, più ricco dell’intera produzione orologiera. Ci si così può letteralmente perdere (e innamorare) di tantissimi modelli, come ad esempio

un sobrio 6239, un classicissimo 6263 Big Red, un sexy 6241. La mia scelta però cade su quello che io considero esteticamente il Daytona più bello in assoluto. Si tratta della referenza 6264 in oro giallo con quadrante Newman detto anche “limoncino”.

Tale nome deriva dal colore limone del fondo del quadrante, quindi non più avorio (come nelle referenze con cassa in acciaio) e neanche oro (come ad esempio per le referenze 6239 e 6241 in oro) ma un tono di giallo molto tenue e particolare al quale si unisce il colore bianco nitido delle scritte all’interno dei contatori. Non credo esista un orologio dall’effetto cromatico bello ed intrigante del “limoncino”. Se fosse disponibile sul mercato un esemplare in grandi condizioni sarebbe senza alcun dubbio un orologio su cui investire.

Audemars Piguet

Dopo Patek Philippe e Rolex, una doverosa menzione va fatta a Audemars Piguet e qui, il discorso investimento si complica parecchio. Il motivo è che stiamo assistendo da tre anni a questa parte ad una esplosione delle quotazioni dei modelli più significativi di Royal Oak perpetuali da 39mm. Si tratta di orologi stupendi, dalle proporzioni assolutamente perfette, dalla ampia scelta di quadranti (di colore e di materiale diverso). Recentemente mi è capitato di aver visto esemplari la cui esistenza mi era addirittura sconosciuta. Si può però consigliare un investimento il cui sottostante ha già avuto delle performance dell’ordine del 500% (se non di più?) in soli tre anni? Forse no, ed è per questo che la mia scelta ricade su un altro modello di Royal Oak, l’Offshore, profondamente diverso dal precedente.

 

Non solo è diversa la paternità (il Royal Oak è stato disegnato da Gérald Genta, futile qualsiasi commento, mentre l’Offhsore ha visto la luce grazie al lavoro di un giovane interessantissimo designer che risponde al nome di Emmanuel Gueit) ma anche il design. Se il Royal Oak rispondeva all’esigenza di coniugare un orologio sportivo ma dal look sobrio, l’Offhsore nasce invece proprio per sconvolgere il mondo precedente. Il passaggio tra queste due diverse tipologie di orologi assume un carattere “epocale”. Emmanuel Gueit si rende perfettamente conto delle esigenze dei nuovi compratori ed opta per una rivisitazione quasi totale del Royal Oak, dando forme e dimensioni profondamente differenti dal look estremamente robusto. Il modello per me più bello è la referenza 25854 in oro rosa.

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Napoletano, master in econometria alla Bocconi, ha lavorato per 25 anni come investment banker, a Londra, prima di trasferirsi a Miami per dedicarsi alla sua passione, gli orologi da collezione. Oggi lavora come consulente e dealer attraverso la A. Watches Llc, società da lui fondata e diretta. Ha collezionato alcuni degli orologi più importanti della storia dell’orologeria con un’enfasi particolare sui Patek Philippe dagli anni ‘30 agli anni ’50.

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