Sguardi al femminile sull’arte a Casa Testori

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Nelle mostre, nelle scelte delle Fondazioni, nelle collezioni private e nei riconoscimenti pubblici emerge il valore delle artiste donne. Che conquistano per originalità ed empatia. E vengono premiate dal mercato. Dialogo con due artiste under 35, Margaux Bricler e Iva Lulashi, e con Giuseppe Frangi, curatore e vicepresidente di Casa Testori

Per molti collezionisti “le donne sono le uniche che hanno qualcosa da dire oggi nel panorama artistico”. Basta frequentare le mostre per rendersene conto. Il loro sguardo conquista per originalità e empatia. In occasione dell’ultima edizione di Miart, la Fondazione Fiera Milano ha acquistato sette lavori di artiste donne su 12 acquisizioni totali. Una giovane artista, Pamela Diamante (1985) ha vinto la prima edizione del premio Acquisizione di Convivio (sempre Miart). Le dirette interessate come vivono questo momento? Come viene valorizzato il loro lavoro? Abbiamo coinvolto le artiste millennial Margaux Bricler (1985) e Iva Lulashi (1988), nonché Giuseppe Frangi, curatore e vicepresidente dell’associazione Casa Testori, per capire questa tendenza.


Margaux Bricler

Come valuta l’attenzione del mercato nei confronti delle artiste donne under 40?
Margaux Bricler
Penso che sia in fase di miglioramento, ma l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri paesi europei. Per me, si tratta di una questione più generale. Mentre in Spagna il post franchismo ha reso urgenti politiche forti in favore delle donne, la situazione in Italia sta evolvendo in modo molto più graduale, con difficoltà a superare alcuni retaggi. Il mercato ha più attenzione nei confronti delle donne under 40 rispetto a quelle che superano questa soglia. Una donna deve sempre essere giovane, no? Le artiste donne costano quasi sempre meno rispetto agli uomini. Sono meno rappresentate nelle gallerie, meno acquistate. L'attenzione in corso non può essere una moda. Deve superare i confini del mercato dell'arte.

In Italia l’arte contemporanea è sottovalutata dalle istituzioni? M.B. Non direi così. Credo vi sia una sottovalutazione generale della cultura in Italia, con forti ripercussioni sull'arte contemporanea. Questo atteggiamento nasce paradossalmente dall’importanza del patrimonio artistico del Paese: ci si illude di poter fare a meno di politiche forti in favore della cultura. In Poesia in forma di rosa, Pasolini scriveva: “Io sono una forza del Passato. / Solo nella tra- dizione è il mio amore. / Vengo dai ruderi, dalle chiese, / dalle pale d'altare, dai borghi / abbandonati sugli Appennini o le Prealpi, / dove sono vissuti i fratelli”. L'arte contemporanea per sua natura è invece sradicata, collocata in uno strato separato dalla vita: è nei musei, nelle fiere, a casa dei collezionisti. La si incontra poco nella quotidianità, non è tanto studiata. Inoltre, manca uno statuto dell'artista, con sua conseguente tutela.


Iva Lulashi

Come è riuscita a conquistare i collezionisti italiani?
Iva Lulashi
Il primo incontro con un collezionista è stato quello con Giuseppe Iannaccone, in occasione della mostra Ex Gratia nel suo studio (Miart 2018), curata da Adrian Paci. Lì ho conosciuto Ida Pisani, che mi ha proposto di essere rappresentata dalla sua Galleria Prometeo. A loro si è aggiunto Giuseppe Frangi. Mi ha fatto piacere attrarre l’attenzione di collezionisti che solitamente non sceglievano la pittura, come Andrea Fustinoni. Sono entrata anche nelle collezioni di musei importanti come la GaMEC di Bergamo, il Part di Rimini. Il Fondo Fiera di quest’ultimo Miart ha acquisito la mia opera È ferro e fiato 2022, nda. Poi ci sono i collezionisti di lungo corso, come Rebecca Russo e Luigi Conte. Recentemente, si è aggiunto l’interesse di Mauro Mattei, Giulio Raffaelle, Aurora Rossini, Massimo Giorgetti. Ciò per dire che la “conquista” probabilmente sta nella varietà di relazioni e confronti.

Quanto essere inseriti in importanti collezioni incide sulle quotazioni dell’artista e sul suo mercato?
I. L.
È fondamentale. Nell’ultimo decennio il ruolo dei collezionisti si è rafforzato. Sono centrali nelle dinamiche del sistema dell’arte: con le loro scelte orientano il mercato e spesso si fanno promotori di progetti. In quattro anni le mie quotazioni sono salite anche grazie a un costante interesse del collezionismo.

Il sistema pubblico sostiene i giovani artisti?
I. L.
Mi ritengo fortunata per la rete di contatti costruita negli anni. Ma nel nostro paese mancano azioni pubbliche presenti altrove in Europa. Le acquisizioni museali sono ancora un’eccezione per gli autori emergenti. Suggerirei più politiche a sostegno degli artisti: acquisizioni museali, bandi di produzioni opere, borse di studio e residenze in istituzioni, momenti di dialogo tra i collezionisti.


Binta Diaw

Come si costruisce una relazione sana tra artista, collezionista e mercato?
Giuseppe Frangi.
Casa Testori come associazione svolge un ruolo diverso dai soggetti che seguono gli artisti sul mercato. Tanti collezionisti la frequentano, per scoprire il “nuovo”. Li stimoliamo perché credano negli artisti giovani e li sostengano direttamente o tramite le gallerie, se presenti. Il consenso immediato che un artista può ricevere, spesso si traduce in una trappola.

Come si sostiene la crescita di un artista?
G. F.
Oggi per un artista la crescita passa spesso attraverso, le occasioni espositive. Investire su un’artista in cui si crede significa aiutarla a trovare queste opportunità, in raccordo con curatori capaci di accompagnare l’artista in queste occasioni. Inoltre, gli atelier condivisi sono opportunità di scambio, luoghi dove esporre e ospitare i lavori di altri artisti. È un modello che aiuta a far crescere il sistema dal basso.

Come si selezionano gli artisti di talento?
G. F.
L’attenzione di Casa Testori è rivolta soprattutto ad artisti delle nuove generazioni. La selezione avviene sempre attraverso lo sguardo dei curatori, spesso giovani, che propongono progetti espositivi e che vengono invitati a farlo. Non ci sono preclusioni rispetto ai linguaggi usati: in genere si chiede di stabilire sempre una relazione con il luogo e la sua storia come stimolo, con la massima libertà.

In apertura, Zehra Dogan, foto OKNO Studio

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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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