Livia Paggi, uno sguardo politico e sociale sull’ex Urss

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Il significato profondo della ricerca di questa collezionista acquista ulteriore valore, anche di protesta, alla luce del conflitto in Ucraina. “Acquistando l’opera di un artista”, dice Paggi, “investo nelle sue idee, su quello che rappresenta e su quello che sta cercando di fare con la sua vita”

Negli ultimi dieci anni Livia Paggi ha collezionato arte a sfondo politico e sociale di artisti dell'ex Unione Sovietica. Una scelta che, alla luce del conflitto in Ucraina ad opera della Russia di Putin, assume oggi una connotazione quanto mai attuale e privilegiata. L’interesse per gli artisti di quest’area geografica nasce dalla profonda conoscenza del territorio che ha maturato per ragioni professionali. Livia Paggi è una millennial ed è partner e co-proprietaria di GPW, una società di consulenza sui rischi politici con sede a Londra. Fornisce consulenza a clienti multinazionali su come fare affari con successo in alcuni dei mercati più difficili del mondo. 

Ha sviluppato una particolare competenza sulla Russia e sull'ex Unione Sovietica, avendo vissuto e lavorato a lungo nella regione negli ultimi dieci anni. È un'oratrice ricercata e fornisce regolarmente commenti sulla Russia per i media, tra cui BBC, Bloomberg TV, CNN e Financial Times. Ha ricevuto numerosi premi per il suo lavoro. Più recentemente, è stata nominata da Management Today come una delle migliori donne in affari in Grande Bretagna sotto i 35 anni. Livia è laureata in scienze politiche alla Columbia University di New York. 


Maka Batiashvili

Rispetto ai coetanei millennial come si colloca la tua ricerca così particolare sugli artisti dell’ex Unione Sovietica? “Nella mia generazione abbiamo capito che c’è una carenza di cultura sotto diversi aspetti. Le ragioni sono diverse. L’avvento dei social network, il ruolo delle tecnologie e poi non siamo più religiosi come prima. C’è un uso estremo di tecnologia che ha sostituito la spiritualità. La mia generazione ha quindi sentito la necessità di trovare il significato delle cose. E così si sono esasperati i grandi temi contemporanei. Tutti vogliono essere politicamente corretti, contro il razzismo, femministi, ambientalisti ma senza in realtà una reale consapevolezza e conoscenza di questi temi. Collezionare opere che abbiano un significato, cercare un collegamento con questi temi è diventata una moda. Ma in realtà le motivazioni dovrebbero essere più profonde. Personalmente acquistando l’opera di un artista investo nelle sue idee, su quello che rappresenta e su quello che sta cercando di fare con la sua vita. Per esempio, ho acquistato circa sei anni fa l’opera di una artista del Kazakistan, Saule Suleimenova, una delle poche intellettuali del paese che ha cercato con il suo lavoro di migliorare il paese e di affermare l’identità cosacca rispetto a quella russa. In quel periodo lavoravo in Kazakistan quindi mi sentivo vicina alla sua lotta. Acquistando quell’opera ho investito nella sua protesta che ha portato poi ad una rivoluzione nel paese. Questo è il mio modello di investimento”. 


Saule Suleimenova

Alla luce del conflitto in Ucraina come gli artisti che collezioni stanno reagendo? “Tutti gli artisti che raccolgo sono stati in prima linea nelle proteste contro la guerra della Russia in Ucraina. Il conflitto tocca un tema che è molto sensibile per loro e cioè come si costruisce la propria identità e pratica artistica che è separata dal passato sovietico e russo”.

Arte per passione ma anche per investimento. Ha un significato per te? “Io non penso affatto al mercato. Per me passione e investimento sono due cose completamente diverse. Mi documento e seguo il mercato ma questo non influenza le mie scelte. Se ti interessa il mercato devi seguire attentamente i grandi curatori e i grandi sponsor, chi ha il potere di alzare e abbassare le quotazioni degli artisti. Ma questo non ha molto a che fare con gli artisti o meglio con la qualità artistica dell’opera”. 

Chi sono questi grandi curatori e sponsor del sistema? “Sono figure che giocano un ruolo fondamentale. Per il solo fatto che si interessano ad un artista ne fanno crescere il valore. Questo anche se il lavoro dell’artista è mediocre. Un esempio in questo senso è la figura di Hans Ulrich Obrist, uno dei più celebri curatori internazionali di arte contemporanea. Quindi, è sufficiente che questi curatori visitino la mostra di quell’artista e che magari scriva qualcosa su quella mostra che la quotazione dell’autore crescerà di almeno il 30%. Se l’artista ha in qualche modo l’occasione di intercettare o coinvolgere una di queste figure avrà successo e il suo valore sul mercato aumenterà. E quindi si rivelerà anche un buon investimento. Nel mio caso ho fatto un solo acquisto seguendo queste dinamiche. Recentemente ho acquisto due opere di Tamo, artista della Georgia, un tempo parte dell’unione sovietica. Sono stata consigliata ad acquistare queste opere perché poco tempo fa Kenny Schachter curatori e critici d’arte americani, hanno organizzato una personale dell’artista negli Stati Uniti. In questo senso si può dire che è un artista in ascesa. Essendo cresciuta a New York, e conoscendo già l’importanza di questi due curatori e il loro ruolo nel sistema dell’arte USA, sono stata sicuramente influenzata dal sistema in questa occasione. Ma devo dire che è stato un caso isolato. Raccolgo arte fondamentalmente per motivi autobiografici. Le opere che acquisto testimoniamo periodi diversi della mia vita. Gli acquisti che ho fatto fin ora mi hanno mi hanno aiutato a capire meglio cose che in quei momenti stavo studiando in ragione della mia professione oppure situazioni che stavo vivendo in prima persona”. 


Tamo Jugeli

I temi politici e culturali nelle opere d’arte caratterizzano la tua collezione.. “Vengo da una famiglia di professori di storia che mi hanno dato delle basi importanti a livello culturale. Questi contenuti storici rappresentano oggi il collegamento principale con gli artisti della mia ricerca. Ciò non toglie che rispetto molto anche il mercato. Considero come una “qualità” l’abilità dell’artista di entrare in contatto con queste grandi figure del sistema dell’arte che sono in grado di valorizzarlo e farlo crescere. Un ruolo importante per la mia collezione lo gioca il mio lavoro che mi porta a studiare le realtà locali di paesi in cui le multinazionali intendono investire. 

Quindi studio le culture e mi appassiono ai grandi temi”. Quali canali utilizzi per gli acquisti di queste opere? “Acquisto solo opere del mercato primario. Mi rivolgo direttamente agli artisti”. Segui le tendenze del mercato? Artiste donne, artisti di colore, artisti “ultracontemporanei” sono in linea con la tua ricerca? “Assolutamente sì. Ho tantissime artiste donne nella mia collezione. Frequentando le ultime mostre mi sono resa conto dell’importanza di conoscere il punto di vista femminile sui fatti della nostra contemporaneità. Le stesse scene dipinte dalla prospettiva di una donna cambiano completamente la narrativa degli eventi. E’ fondamentale avere queste voci nuove che stiamo vedendo ora nel mercato. Le opere che sto acquistando ora sono di artiste donne e di artisti africani. Per me è un grande progresso del mondo dell’arte quello che stiamo vivendo con questi artisti”.


Rusudan Khizanishvili

Per ragioni della tua professione ti sarai occupata anche dei Pandora papers, l’ultima inchiesta del consorzio giornalistico internazionale ICIJ che ha fatto emergere, tra l’altro, più di 1.600 opere d’arte dai paradisi fiscali. Cosa ne pensi? Per la mia professione ho analizzato l’inchiesta giornalistica sui Pandora Papers e le relazioni sulle opere d’arte. Molte opere sono state infatti oggetto di operazioni economiche che hanno coinvolto paradisi fiscali e paesi che garantiscono l’opacità dei beneficiari. Si tratta per lo più di transazioni che hanno coinvolto l’élite di paesi con un elevato livello di corruzione o molto instabile politicamente. Questa élite ha sfruttato tale incertezza per procurarsi grandi ricchezze dai fondi pubblici in modo non proprio lecito. Soprattutto nei paesi dove c’è petrolio e gas. Una parte di questa ricchezza è stata investita in opere d’arte di artisti di altissimo livello anche per ragioni di riciclaggio. Così quando questa élite si trova a dover lasciare il proprio paese perché perseguitata o per la caduta del regime di cui hanno beneficiato si trova comunque ad avere importanti beni all’estero che includo non solo l’arte ma anche gli immobili”.

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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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