Le molte vite dei reperti: l'arte di Luca Pignatelli

Teresa Scarale
Teresa Scarale
15.4.2022
Tempo di lettura: 5'
Una porzione di spazio fuori dal tempo nel medio centro di Milano. È lo studio-atelier di Luca Pignatelli. Luminoso, contaminato da lacerti classici e post industriali, dall'artista ricomposti in nuova unità vitale
“Dentro di me c'è un deposito infinito di cose che ho visto, che ho amato, che non ho amato, con cui mi sono incontrato, non incontrato”. La memoria è tutta nel tempo presente e si mescola continuamente, senza gerarchie. Chi parla è uno degli artisti italiani più quotati al mondo, Luca Pignatelli (Milano, 1962), che vive la sua essenza creativa e intellettuale in un ex spazio industriale del medio centro milanese, un angolo placido che pare non risentire di alcuna nevrosi urbana. Varcato il portone, si entra in un universo che segue un ritmo temporale altro, dominato dalla circolarità dell'armonia classica.
L'ex capannone pullula di legno, libri, tufo, vecchie colonne di legno e di pietra salvate dal macero, pezzi di cristallo da cui vedere mondi, fili di rame, ottonami. Un archivio della memoria, individuale e collettiva, un Bilderatlas del terzo millennio. La luce cade a fiotti dal tetto vetrato (compensa l'ombra segreta del piano sotterraneo), il fogliame fresco interrompe la regolarità delle finestrature.

Il visitatore è osservato da una miriade di volti di statue d'età classica, Veneri ed eroi dell'Occidente che fu: traspaiono serafici da quadri monumentali, composti con le tecniche (assemblage, strappi, pittura classica, macchine, disegno…) e i materiali (tele di canapa, teloni strappati, ferri e tappeti…) più disparati. Il fondo delle opere è spesso un'aggregazione di lacerti, materiali prossimi allo scarto definitivo. Una mescolanza, quella fra residuo industriale e classicità, che rapisce inevitabilmente lo sguardo, come fosse un dialogo fra impermanente (lo scarto) e permanente (il classico).

Luca Pignatelli
Musa, 2021-2022, tecnica mista su telone ferroviario, 290x250 cm

Quanto c'è di Alberto Burri in questo amore per i cascami? “E' una tecnica che dal punto di vista filosofico e concettuale chiamerei post burriana, nel senso che per Burri quei brandelli, quelle lacerazioni avevano un senso autobiografico. Io guardo alla materia in quanto tale. Noi oggi ci stiamo allontanando dalla realtà dei materiali, dal piacere della durata degli oggetti con cui condividiamo la nostra quotidianità”.

Il senso del recupero per Luca Pignatelli è politico, “osservare la vita attraverso frazioni di oggetti è un modo di guardare il mondo. L'insieme accorda i frammenti, li ricompone e li colloca. Il mio lavoro a volte è una lente di ingrandimento, altre un cannocchiale girato al contrario”, ci dice davanti alla fiamma di uno dei due camini dell'atelier (è ancora febbraio quando incontriamo l'artista). “Come nel fuoco si bruciano gli oggetti secondo la loro ultima funzionalità, così nei miei quadri mi piace assemblare qualcosa che sta per sparire. Io salvo gli scarti dal perimento. Ciò vuol dire affondare le nostre radici, rendendoci conto che tutto rinasce”.


Empire, 2021-2022, tecnica mista su telone ferroviario, 277x425 cm

Le sue origini uniscono Puglia salentina (padre) e Marche di Urbino (madre). Quei 1100 km che uniscono Milano a Lecce (con tappa intermedia nelle terre di Raffaello) gli consentono nella prima giovinezza di “fruire e conoscere la Penisola quando ancora gli aerei non erano così diffusi per le tratte nazionali. Nella mia ricerca personale ho cercato di riprodurre questa trasversalità dell'Italia. Io sono nato a Milano, città del nord Italia ma del sud Europa, con tutto lo stivale che si protende verso il Mediterraneo”. Teatro di dialoghi e di scontri fra civiltà.

“Io ho molti padri spirituali e materiali. Mi ritrovo nell'arte degli assiri, degli egizi della Nubia di 4000 anni fa, nei siti archeologici, nella recente archeologia industriale. Ma anche negli affreschi di Pompei, nel rigore matematico e nella perfezione coloristica di Piero della Francesca”. Questa massa di memorie e di reperti “si fluidifica e si filtra nell'imbuto del '900. Il XX secolo riunisce nella pittura l'industria, la chimica, il cinema, il romanzo, la letteratura”.
Il XXI secolo – il primo ventennio del nuovo millennio – ha invece rappresentato per Pignatelli “quello che per Anselm Kiefer sono stati gli anni successivi alla seconda guerra mondiale, pur non avendola lui vissuta: un mondo poeticamente minacciato”. Il punto di rottura è il crollo delle Torri Gemelle a New York (2001), con tutti gli attentati che poi si sono susseguiti, come quello del Bataclan a Parigi (2015). “Mi chiedevo, davvero questi due mondi non possono coesistere? È nata così la mia serie Persepoli”.

La tela in questo caso è un tappeto persiano, sul quale è impressa l'immagine di una testa femminile di statua classica. Una sorta di fusione, di tentativo di sincretismo culturale: “Volevo capire se la figura occidentale potesse coesistere con l'iconoclastia islamica”. Eppure, durante l'edizione 2017 del TEFAF (The European Fine Art Fair, la fiera d'arte e antiquariato più prestigiosa al mondo) di Maastricht l'opera è vittima di censura.


Persepoli, tecnica mista su tappeto persiano, 374x254 cm, 2017. PART, Rimini, collezione permanente

Pur essendo stata molto lodata dalla commissione selezionatrice, viene ritirata prima dell'apertura della fiera. Motivo? Rappresentava – a dire di qualcuno – la blasfema distruzione di un tappeto da preghiera per raffigurarci una testa occidentale (femminile, per di più). Peccato che la stuoia fosse stata acquistata da un mercante iraniano che stava per farne cuscini, e che nulla avesse di sacro.

Un incidente che non fa onore a TEFAF e ai suoi esperti, evidentemente ignari della storia e del percorso di Luca, in quel momento fresco di consacrazione (autunno 2015) alla Galleria degli Uffizi con la mostra Migranti, ospitata nella Sala del camino. Una di quelle nove opere, Mitridate re del Ponto, entra in quell'occasione a far parte delle raccolte del museo. Era allora direttore dell'ente Antonio Natali, e chi era presente all'inaugurazione ricorda che lo storico dell'arte disse: “Oggi Luca è entrato nella storia”. La stessa che l'artista percorre circolarmente, senza curarsi della convenzione del tempo.
Box: scoprire Pignatelli a Torino

Fino al 26 giugno 2022, presso il Museo Ettore Fico di Torino, Luca Pignatelli presenta un'importante mostra personale a cura di Luca Beatrice. Una cinquantina le opere, ripercorrenti gli ultimi anni della sua ricerca artistica. Negli spazi del museo si alternano creazioni site-specific, tele di grandi dimensioni e opere prodotte nell'ultimo decennio, in cui l'astrazione si affianca alla figurazione.

luca pignatelli
Caporedattore della sezione Pleasure Asset di We Wealth. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia e mercati dell’arte. È in We Wealth dalla sua fondazione

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