Fra Chelsea e Westminster, il potere taumaturgico dell'arte

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Sandra Romito
17.9.2021
Tempo di lettura: 5'
Prosegue il diario della nostra “italiana a Londra” fra i tesori d'arte d'Oltremanica (con molto tricolore), stavolta fra Westminster e Chelsea. Spazi di bellezza incastonati laddove uno meno se li aspetta, ma dove più hanno senso d'esistere
“Ospedale” è forse l'ultimo argomento di cui si vuole parlare in questo momento, ma quando si entra al Chelsea and Westminster Hospital a Londra l'impressione è poco ospedaliera davvero. Tornandoci di recente – e vi assicuro di malavoglia – sono rimasta senza parole.

È ormai provato che la musica, la pittura e le arti in generale migliorano lo spirito dei pazienti, ed è altresì accettato che uno spirito positivo aiuta la guarigione. Mai però lo avevo visto applicato – e con convinzione - ad una struttura sanitaria nazionale nella sua totalità. Non si tratta di un quadro con i fiori appeso qui o lì, ma di un programma d'arte che ha investito ed investe la crescita del Chelsea and Westminster sin dall'inizio.
L'edificio di oggi è stato costruito all'inizio degli anni Novanta, raggruppando più istituti sanitari locali: al chirurgo e primario di ortopedia James Scott fu chiesto di occuparsi delle opere che possedevano i vari ospedali coinvolti, tra cui una splendida Resurrezione di Paolo Veronese. Da allora, James Scott non si è più fermato, ed ha ideato e sviluppato un ambizioso progetto che coinvolge tutte le arti. L'ospedale di oggi si articola intorno a degli atri a tutta altezza, con copertura trasparente: le prime grandi commissioni sono dunque delle sculture e installazioni enormi che danno vita a questi spazi.

A Patrick Heron, che quando a Londra viveva non lontano, venne commissionato Three Banners, lunghissimi striscioni colorati che si muovono con grazia e costanza. Straordinario artista e apprezzatissimo anche come scrittore, passò la maggior parte della sua vita in Cornovaglia, dove entrò in contatto con la scuola di St. Ives, conoscendo per esempio Ben Nicholson e Barbara Hepworth. Uno dei più apprezzati pittori astratti inglesi del dopoguerra, le sue opere ad olio su tela spesso superano il mezzo milione di sterline in asta.

arte chelsea westminster

Patrick Heron (1920-1999), Three Banners, 1992-3, Chelsea and Westminster Hospital

Un altro atrio venne 'riempito' da forse la piu' grande scultura al mondo in un interno: alto 18 metri, L'Acrobat fu commissionato all'artista pop Allen Jones, anche residente nel quartiere. Chi non ricorda le sue sculture scandalose che fecero milioni di sterline in asta da Christie's nel 2013?

Arte Chelsea Wetminster

Allen Jones (nato 1937), Acrobat, 1993, Chelsea and Westminster Hospital



Allen Jones (nato 1937), Hatstand, Table and Chair, Christie's, Londra, 13 febbraio 2013, lotto 33, £2,169,250

 L'ospedale aprì nel 1993, con già tre atri risolti - il terzo da Falling Leaves di Sian Tucker - e, quello che mi commuove di più, l'opera di Paolo Veronese in una sua cappella al primo piano. Parte dell'altare dipinto dall'artista intorno al 1583-8 per San Giacomo a Murano, l'opera arrivò con altre cinque in Inghilterra già alla fine del Settecento, quando il complesso monastico fu abbandonato. La Visitazione è oggi al Barber Institute of Fine Arts, Birmingham, mentre Cristo ed i figli di Zebedeo, insieme alle ante d'organo con i Santi Agostino e Giacomo, sono nella collezione di Burghley House, Lincolnshire. Si sono invece perse le tracce del Matrimonio Mistico di Santa Caterina. La Resurrezione venne acquisita da Colnaghi dal cappellano dell'ospedale precedente nel 1950, ma venne resa visibile a tutti solo con l'apertura del nuovo complesso.

Arte Chelsea Westminster

Paolo Veronese (1528-1588), Resurrezione, 1583-8, Chelsea and Westminster Hospital

La collezione dell'ospedale oggi è vastissima, più di 2000 opere: prendere un caffè al primo piano è quasi come prenderlo alla Tate... Il numero di visitatori è anche forse maggiore della Tate, e l'impatto è sicuramente molto più vasto: un ospedale così grande raggiunge una fascia ahimè enorme della popolazione che non necessariamente andrebbe al museo.

La predilezione è verso l'arte astratta, che possa non interferire con il credo di pazienti e dei dipendenti, e la collezione include artisti noti come no. Si cammina insieme a Julien Opie, che riesce a dare un senso di normalità ai momenti più anormali; si chiacchera con Edoardo Paolozzi; si incontra Sandra Blow; ci si specchia nelle sfere di Joy Gerrard. Il circolo che si è creato è veramente virtuoso: il personale è felice e fiero di lavorare lì, interagisce con i pazienti in modo migliore, questi ultimi reagiscono in modo migliore e così via... Anche aspettare diventa un piacere!

Arte Chelsea Westminster

Julian Opie (nato 1958), Sian Walking, 2010, Chelsea and Westminter Hospital

Per toccare con mano: Chelsea and Westminster Hospital, 369 Fulham Rd, London SW10 9NH

Il charity che si occupa della gestione, commissione, acquisto delle opere e organizzazione degli eventi di musica, danza e teatro e' il CW+.

Un bellissimo libro e' stato pubblicato nel 2019: The Healing Arts. The Arts Project at Chelsea and Westminster Hospital.



Martin Creed (nato 1968), Work No. 230, 2000, simile a quello esposto la prima volta al Chelsea and Westminster Hospital
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Con l’idea che non avrebbe guardato a nulla dopo Giotto, Sandra è stata una convintissima e feroce medievista nei suoi vent’anni: ora guarda tutto e le piace tutto, dal manoscritto miniato al gioiello d’artista. Ha lavorato per più di venti anni nel dipartimento di dipinti antichi alla Christie’s di Londra, dove ancora collabora quotidianamente come consulente, accompagnando i dipinti da collezione a collezione, con la stessa emozione del primo giorno. Un debole ovviamente rimane per la pittura italiana, soprattutto di alta epoca.

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