La filantropia è cultura, e la cultura è rigenerazione economica e sociale

Claudia Tani
28.9.2021
Tempo di lettura: 5'
La filantropia, dal greco antico “amore per l'uomo”, ha espresso, in origine, concetti di affidabilità e cortesia. E in età romana si è incarnata nell'ideale di formazione ed educazione dello spirito attraverso la cultura, che Cicerone, all'epoca del Circolo degli Scipioni, chiamava “Humanitas”, riponendo in essa il compito di far progredire l'umanità
La filantropia, dal greco antico “amore per l'uomo”, ha espresso, in origine, concetti di affidabilità e cortesia. E in età romana si è incarnata nell'ideale di formazione ed educazione dello spirito attraverso la cultura, che Cicerone, all'epoca del Circolo degli Scipioni, chiamava “Humanitas”, riponendo in essa il compito di far progredire l'umanità.
Questa concezione ha ispirato l'ideale umanistico dell'età rinascimentale e il fiorire, in ambito culturale, del mecenatismo. Il termine trova poi nuovo slancio con la rivendicazione illuministica dei diritti uguali per tutti gli uomini.
Nel tempo, e soprattutto in epoca più recente, sotto l'egida della filantropia, sono dunque state comprese tutte quelle iniziative private finalizzate al miglioramento della qualità di vita delle persone o al raggiungimento di obiettivi d'interesse generale, come il sostegno alla cultura, all'istruzione, all'innovazione sociale e alla salute.

Fondamentalmente una condivisione di risorse private, siano essi capitali finanziari, competenze, conoscenze o relazioni. Possiamo dunque dire che l'humanitas di Cicerone ha influenzato anche il pensiero moderno, ovvero dell'uomo che crede nella cultura come elemento essenziale di una civiltà evoluta, accessibile a tutti, in grado di influenzare i costumi sociali. Un vero invito alla fede nell'uomo.

In ambito artistico, sono circa 4.000 anni, dalle antiche civiltà della Mesopotamia, che i filantropi, per le più svariate ragioni - prestigio, potere, passione - hanno permesso all'arte di fiorire e di contribuire al processo di civilizzazione e diffusione della cultura. Purtroppo la filantropia è stata spesso anche “sfruttata” come baluardo per ottenere vantaggi economi- ci e soprattutto fiscali.

In particolar modo nel mondo anglosassone, dove le cospicue elargizioni dei “big-dollar”, ossia dei miliardari americani, a favore di organizzazioni non profit, o meglio del terzo settore, ne hanno determinato l'esclusività, spesso capitanati da istituzioni bancarie. Tutto ciò ha limitato la promozione di iniziative indirizzate a una raccolta allargata. Ma le tendenze cambiano e gli scenari evolvono.

La filantropia assume oggi un ruolo crescente nella costruzione di un sistema di welfare society. Prevale l'approccio strategico: progettualità, ruolo attivo nel processo di cambiamento, comunicazione e relazione con gli stakeholder e pratiche di social finance ovvero di reinvestimento degli utili in nuovi progetti, diventano i driver delle tante iniziative.

Nel mondo, la filantropia muove complessivamente 1.500 mld di dollari - con stima di crescita fino a 5 mila mld di dollari - veicolati soprattutto attraverso le fondazioni. Il 60% di queste si trova negli Usa mentre il 37% in Europa e il 72% di quelle esistenti sono state create negli ultimi 25 anni (Global philantropy report, Ubs). L'intero ammontare degli asset è così suddiviso: 60% Europa e 35% Usa.

L'Italia è tra i paesi più generosi, con asset dedicati per 9,1 mld di euro, che corrispondono a 4,7% del Pil. Altro dato interessante riguarda le donne filantrope. Secondo il Center on Wealth and Philanthopy del Boston College, le donne erediteranno il 70% dei 41 trilioni di dollari in trasferimenti intergenerazionale previsti per i prossimi 40 anni. Il numero di donne inserite nelle liste dei miliardari sta crescendo come mai prima d'ora.

Se le donne controllano ora una parte rilevante della ricchezza, cambia anche il volto della filantropia. Mediamente più propense degli uomini a promuovere il cambiamento sociale, si muovono in orizzonti di maggiore generosità e cercano spesso un coinvolgimento più profondo nelle cause che sostengono. La tendenza fra le cosiddette High net worth givers è appunto la filantropia strategica.

Anche in ambito culturale, assistiamo al recupero dell'accezione originaria, con nuove forme di filantropia, ispirate all' “Humanitas” ciceroniana e al “Mecenatismo” rinascimentale. Arte e cultura sono l'invisibile collante che tiene unita una certa società, tiene connesse le persone e da voce al pensiero critico nei processi di cambiamento. Una crescente consapevolezza del ruolo, contribuisce al loro sostegno.

Anche da un punto di vista di crescita economica di un paese, il valore generato dall'arte e cultura ha un impatto diretto sul Pil e sul numero di posti di lavoro. Ad esempio, secondo the Arts Council, in Uk il settore contribuisce per 10.8 mld di sterline e genera 363,700 posti di lavoro. L'arte dunque, conta su nuove tendenze di filantropia diffusa e di stimolo alla produzione artistica, permettendo di dare maggiore eco a messaggi sociali e di contribuire allo sviluppo di una società plurale e tollerante. Filantropi non sono esclusivamente i detentori di grandi patrimoni e le motivazioni economiche non sono per forza il principale driver al “Cultural Heritage”.

La filantropia culturale si connota sempre più come modello gestionale delle arti e della cultura del prossimo futuro, allargando i propri confini con l'ingresso dell'innovazione tecnologica.




Ma quali sono i modelli di filantropia oggi più utilizzati per sostenere il terzo settore e più specificamente l'arte?
Generalmente tra gli attori della filantropia istituzionale si annoverano: fondazioni di origine bancaria, fondazioni d'impresa e famiglia, fondazioni di comunità e altri enti filantropici. Esistono modelli cosiddetti più puri (nei quali prevale l'aspetto altruistico) e modelli più di “venture philanthropy”, ovvero con ritorni in termini sociali e commerciali, dove si assiste a un più ampio coinvolgimento di risorse manageriali, all'impiego di strategie di business ben definite, alla massimizzazione di risultati finanziari e di ritorno sugli investimenti effettuati.

Oggi queste forme di filantropia sono molto diffuse, perché garantiscono efficienza, raggiungimento degli obiettivi e al tempo stesso trasparenza, operando nel rispetto dei valori etici e delle finalità per cui nascono.



Le Fondazioni d'impresa e di famiglia.

Sono organizzazioni di diritto privato senza scopo di lucro. Sono caratterizzate da: autonomia, sviluppo di sinergie con le risorse umane presenti in azienda e il suo know how, propensione all'innovazione e sperimentazione, capacità di coinvolgimento di cittadini e stakeholder per il raggiungimento degli obiettivi.
Quelle di famiglia sono garanzia di maggiore continuità nel tempo, basandosi sulla transgenerazionalità all'interno del gruppo familiare.

Da un punto di vista delle modalità d'intervento, è possibile individuare tre modelli: la fondazione operativa, quella erogativa e la fondazione mista. Quest'ultima è la prevalente.
Dagli anni 2000 la crescita di questa tipologia di fondazioni ha avuto un'esplosione, raddoppiando la sua consistenza numerica e superando, per patrimonio e attività gestite, le fondazioni bancarie.

Costituiscono un importante veicolo di sviluppo culturale e sostegno per la conservazione di beni artistici. Oltre alle fondazioni private e allo sviluppo di eventi culturali mirati, vari sono gli strumenti di micro-filantropia a cui organizzazioni pubbliche e private ricorrono, la cui caratteristica è l'accessibilità diffusa e il pluralismo, come le piattaforme di crowfunding e le fondazioni comunitarie.
Queste garantiscono massima trasparenza, condivisione di obiettivi e piani marketing studiati per garantire la massima efficacia degli in- vestimenti. Propongono un'attività di tipo specialistico-professionale supportata da metodologie specifiche.

La Fondazione di comunità (Community Foundation), un frutto della modernità.
E' uno dei modelli più innovativi e sofisticati di filantropia nell'ambito del terzo settore, di origine statunitense e nata nel secolo scorso, oggi è molto diffusa anche in Europa.

Nei primi anni del XX secolo, le fondazioni di comunità furono create per separare la gestione dei fondi nei trust dall'utilizzo degli utili prodotti dalla gestione patrimoniale. Le prime nacquero da fondi donati – endowments - da persone che dopo la loro morte intendevano restituire alla propria comunità parte del loro benessere -“Give Back”-. Il modello prevedeva di variare la destinazione degli utili prodotti dalla gestione del patrimonio in base ai bisogni della comunità, secondo la decisione di un board. Quindi una redistribuzione degli utili a sostegno di programmi con un forte impatto sociale.

Oggi può essere considerata un efficiente intermediario filantropico locale (persone, risorse, donatori, asset e capitale sociale, tutti locali) e un attivatore di competenze pubbliche e private, non profit, fondata su un'organizzazione snella e indipendente con ownership diffusa. L'obiettivo è lo sviluppo sostenibile del territorio e della sua comunità. Giuridicamente ha la forma della fondazione la cui esistenza e missione ruota però intorno a un asset ben preciso: la Comunità.

E' questa infatti a giustificarne la costituzione, a stimolare la raccolta delle risorse economiche, a provvedere alla loro gestione nonché al loro impiego in progetti ideati all'interno della comunità stessa. Dominante dunque è la componente relazionale e la potenziale capacità di creare una correlazione feconda tra sistemi produttivi, culturali, di welfare, educativi e di ricerca e sviluppo.

Le fondazioni comunitarie migliorano l'azione del dono grazie al supporto di competenze specifiche, professionalità, capacità, esperienze, capitale sociale. Vari sono gli strumenti di raccolta - lasciti testamentari, fondi patrimoniali, fondi correnti, sostegno a singoli progetti - e numerosi i punti di raccolta.

A differenza delle grandi fondazioni che si reggono su pochi grandi finanziatori stabili, le risorse delle fondazioni comunitarie, provengono da una moltitudine di donatori. Operano nel rispetto dei vincoli di destinazione delle donazioni ricevute, che all'interno di una fondazione possono anche essere molteplici e dunque rispondere a una pluralità di strategie.

La fondazione può essere considerata anche una sorta di “Holding”, chiamata a gestire fondazioni autonome, detti fondi. Si può infatti costituire anche un fondo a proprio nome per sostenere un determinato settore o progetto. Ogni fondo, perciò, sebbene parte integrante del patrimonio della fondazione, è una realtà a sé, con finalità, disponibilità ed eventualmente capitale e riserve proprie.

Le fondazioni di comunità sono cresciute
del 75% negli ultimi 25 anni e sono diverse per origine, contesto di riferimento, missione. In Italia va alla Fondazione Cariplo il merito di essersi fatta promotrice delle fondazioni di comunità, seguita da Compagnia di San Paolo.

Nel 1998 partì, in via sperimentale, un progetto per la diffusione di queste organizzazioni filantropiche e la Fondazione Cariplo da allora si è impegnata a erogare a ciascuna fondazione un contributo straordinario fino a 10 milioni di euro, a condizione che vengano raccolte donazioni destinate ad incrementarne il fondo di dotazione. I risultati sono però andati al di là delle più rosee aspettative e oggi il patrimonio gestito è significativo. Attualmente sono 40 le Fondazioni di Comunità attive in Italia, nel mondo circa 1800.

Un altro fenomeno in forte crescita in ambito filantropico è il crowdfunding.
L'impatto della tecnologia in termini di evoluzione della filantropia, è qui evidente. Anche il crowfunding è fondato principalmente sull'impegno collettivo, nel mettere a disposizione risorse, reti e idee a favore di organizzazioni non profit. Usato fondamentalmente dalle associazioni senza scopo di lucro, vi ricorrono anche artisti indipendenti, start up e altre realtà. Il crowdfunding, che utilizza molto la leva dei social, può contare su influencer e stakeholder che sposano la causa.

Nel caso dell'arte, il crowdfunding diventa anche uno strumento utilizzato per investire in opere specifiche di un artista moderno o contemporaneo. La campagna ha una durata prestabilita entro la quale bisogna raggiungere il valore dell'opera. Se l'obiettivo è raggiunto si diventa co-proprietari dell'opera.
Al momento della vendita ne saranno distribuiti i profitti in proporzione alla quota investita. La gestione dell'o- pera è affidata alla piattaforma o all'artista stesso.

Uno degli ambiti dove resta ancora molta strada da fare in Italia è la collaborazione tra settore pubblico e privato e il sostegno a progetti veicolati dai musei nazionali e civici. A questo proposito Sergio Risaliti (direttore del museo d'arte contemporanea di Firenze) dichiara “Ritengo che il legame tra il settore pubblico e quello privato debba essere virtuoso: uno scambio reciproco di benefici all'insegna di generosità e autonomia scientifica e culturale.

La filantropia non può essere condizionata da ritorni vincolati da interessi commerciali e di comunicazione, che sono impliciti. Credo sia necessaria una revisione a livello ministeriale dei benefici a favore del privato, e con questo mi riferisco alla deducibilità massima in caso di sostegno alla produzione artistica e all'attività di musei sia in campo di valorizzazione che di mediazione e formazione.

In questo senso mi sento di citare alcuni progetti del Museo Novecento, come Outdoor, attraverso il quale abbiamo portato le opere d'arte all'interno delle scuole, cercando di avvicinare i giovani studenti a un legame concreto e autentico con il patrimonio storico-artistico della loro città; o ancora il programma di residenze artistiche o la scuola di perfezionamento per curatori, con la quale intendiamo contribuire alla formazione dei talenti sul doppio fronte dei curatori e storici dell'arte e su quello degli artisti.

Si tratta dunque di estendere l'Art Bonus non solo alle funzioni sostanziali che riguardano la conservazione e il restauro, ma all'attività globale dei musei.”

Un breve focus su alcuni dati riportati in TEFAF ART REPORT 2020: “Art Patronage in the 21st century” dedicato alla filantropia e al mecenatismo e alla loro evoluzione. La ricerca è stata commissionata ad ArtTactic. La filantropia privata costituisce la parte con maggior incremento nel panorama del “charitable funding”.
Nel 2018 negli Stati uniti sono stati donati $ 428 mld di cui si stima che $ 292 mld siano stati donati da privati (+ 21% dal 2008). Il comparto arte e cultura ne ha beneficiato per $ 19.5 mld.
L'incremento del sostegno privato a favore dell'arte, deriva anche dalla necessità di compensare i sempre crescenti tagli delle spesa pubblica a favore di questo comparto, fino a supplire, in alcuni casi, alla totale assenza di risorse pubbliche.

Purtroppo dati precisi sulle iniziative filantropiche e di mecenatismo in ambito culturale e artistico non esistono.

Spesso i dati vengono aggregati ad altri segmenti e solo in alcuni casi, quando le iniziative rientrano in piani governativi e si sviluppano con fondi pubblici, viene data evidenza. In ogni non esistono dati comparabili a livello globale. Qui di seguito una overwiew geografica che mette a confronto il sostegno pubblico per arte e cultura con la filantropia privata. Vista la scarsità di dati più che una fonte statistica, l'analisi può essere vista come barometro del settore.

La filantropia è cultura e la cultura è rigenerazione

Tra il 2019 e il 2020, ArtTactic ha condotto una ricerca su 541 stakeholder (collezionisti, galleristi, art advisor e altre figure professionali) sulle nuove modalità di filantropia.

Il campione è geograficamente così rappresentato:

28% Uk - 23% Usa - 16% Asia - 3% America latina - 4% Medio oriente - 1% Africa. Il genere è cosi rappresentato:
42% uomo 58% donna. Il Generazionale è cosi rappresentato: 33% millennial (under 35) 42% generazione X (35-55) 25% baby boomer (sopra i 55).

Ecco alcuni dei dati più interessanti.

Volontariato


Il 67% ha dichiarato di offrire non solo supporto monetario, ma tempo, competenze e consulenza: una forma di filantropia intelligente.

Il 70% dei millennial intervistati offre aiuto personale ed è allineato a queste nuove forme di filantropia verso organizzazioni non profit.

Musei e organizzazioni non profit


L'88% dei mecenati destina risorse a musei pubblici, seguito da un 82% che sostiene regolarmente organizzazioni non profit. Un 78% ha dichiarato di offrire supporto a singoli artisti e un 69% dona in occasione di eventi o acquista opere in queste occasioni.

Passione e interesse personale


Il 94% ha come motivazione passione e interesse personale, seguito da un 91% che ritiene che arte e cultura impattino sulla nostra percezione del mondo. Un altro 85% viene motivato dalle finalità delle organizzazioni.

L'arte e la cultura fanno la differenza


L'80% dona perché ritiene che il proprio impegno produca effetti positivi che fanno la differenza. Un ulteriore 70% (a cui si aggiunge il 72% dei mecenati millennial) è motivato dall'assolvere un impegno sociale. Social Networking
Il 73% dei millennial ha dichiarato che attraverso la filantropia costruisce un network di relazioni e sviluppano connessioni. La generazione X si allinea con il 62% e solo il 54% dei Baby boomer riscontra questo aspetto.
*Già apparso sulla guida di We Wealth Arte: collezionare, passione, investimento. Quali logiche quale approccio

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