Alla scoperta dei tesori dell'ultima Italian Sale di Sotheby's

Teresa Scarale
Teresa Scarale
4.6.2021
Tempo di lettura: 5'
Un viaggio nella recente vendita milanese della casa d'aste. Fra tempo incapsulabile e bachi da setola. Accompagnatori d'eccezione: Domenico Filipponi (responsabile art advisory Cordusio Sim) e Marta Giani (director e head of sale contemporary art Sotheby's Italia)
Disegnare l'infinito vuol dire scrivere numeri bianchi su un fondo bianco? Per Roman Opalka (1931-2011) era così. E la sua opera OPALKA 1965/1 - ∞ Détail 185086 – 218302 è stata il top lot dell'asta di Sotheby's Contemporary Art | Milan (27/5/2021), realizzando 1,2 milioni di euro (1,5 milioni di dollari) e raddoppiando la stima iniziale di 400.000-600.000 euro. L'opera fa parte di una serie che l'artista franco-polacco inizia nel 1965 nel suo studio di Varsavia.
L'obiettivo era quello di dipingere i numeri da uno all'infinito su una serie di tele, «un'immagine filosofica e spirituale della progressione del tempo, della vita e della morte» come diceva lo stesso Opalka. Inizialmente l'artista dipinge su tele nere. «Ma poi inizia a schiarire il colore dell'1% per ogni successivo dipinto, per arrivare a scrivere bianco su bianco», rivela Marta Giani, director e head of sale contemporary art Sotheby's Italia. L'occasione è quella di una passeggiata in anteprima fra le opere dell'asta milanese con Domenico Filipponi, responsabile art advisory Cordusio Sim, con l'introduzione di Giovanni Schiaffino, responsabile area nord ovest Cordusio Sim.



Non si tratta dell'unica opera che esprime maniacalità nella documentazione del passare del tempo. Nello stesso solco infatti si colloca Date painting, 23 gennaio 1999, di On Kawara, «realizzata come sempre con quattro strati di colore sulla tela e nessuna mascherina per scrivere la data. L'ultimo passaggio è ottenuto con pennello superfine, in modo da dare spessore alla pittura» L'opera in asta è piccolina, ma possono arrivare a una larghezza di 2,26 metri. Jan.23.1991, from “Today” series no. 1 ha raddoppiato la sua stima, essendo stata venduta a 532.800 euro / 649.771 dollari. Un incremento di valore non indifferente, tenendo conto che alla sua ultima comoparsa in un'asta italiana (una decina di anni fa) un lavoro di On Kawara realizzò 180.750 euro, sempre da Sotheby's. Sulla medesima linea d'onda di riflessione sul tempo, Peter Dreher
Notevole la selezione delle ceramiche, ormai «sempre più apprezzate e ricercate dal mercato. Chi le ha acquistate in tempi non sospetti è stato molto lungimirante e oculato», conferma Domenico Filipponi. Innanzitutto, il vaso in terracotta (1953) di Lucio Fontana, che «si considerava quasi prima scultore che pittore», ricorda Marta Giani. Un pezzo dal pedigree eccellente, avendo partecipato alla mostra di Germano Celant The Italian Metamorphosis 1943 – 1968. Il prezzo di realizzo è stato di 411.800 euro (502.207 dollari) a fronte di una stima iniziale di 250.000-300.000 euro.

Sotheby's Italian Sale

Sempre di Fontana, una splendida crocifissione in oro del 1958 con intervento a lustro. Tecnica questa che conferisce all'oggetto opalescenze e rifrangenze quasi metalliche sulla smaltatura. Anche se non si direbbe, «è una tecnica antichissima, risalente almeno all'VIII secolo avanti Cristo. Comporta l'inclusione di particelle metalliche – come ad esempio il bismuto – negli smalti prima della cottura», precisa Marta Giani.



Importante la presenza di alcune ceramiche di Fausto Melotti (che per molto tempo hanno avuto prezzi molto abbordabili, e soprattutto del neo-acclamato Leoncillo. Ce ne aveva parlato il nostro Matteo Lampertico), il cui San Sebastiano bianco del 1962 è simile a quello esposto al Macro, anch'esso del 1962. Ma «questo ha un movimento leggermente orizzontale rispetto all'altro», prosegue la responsabile d'asta. Per la cronaca, il San Sebastiano di Leoncillo ha quasi triplicato la stima bassa iniziale, incamerando 569.100 euro / 694.040 dollari.



Un movimento verso cui si dirigono sempre più gli occhi dei collezionisti è quello della scuola di Piazza del Popolo, rappresentata in asta da un Tano Festa del 1965, un Franco Angeli del 1970, uno Schifano del 1967 (Tutte Stelle). Il quadro «riprende una tematica molto cara all'artista, la decorazione delle confezioni dei Baci Perugina. Da segnalare il plexiglass in condizioni perfette», prosegue la Giani. L'opera è poi passata di mano per 363.400 euro / 443.181 euro, raddoppiando la stima bassa iniziale. Il mercato desidera molto questo tipo di opere «perché negli anni '60 soprattutto la loro ricerca era fresca e molto prolifica».

Italian Sale Sotheby's

È volata via per oltre un milione di euro una ricercatissima tela di Giorgio Morandi del 1942. «Di queste nature morte con brocca rossa e manico bianco ne esistono solo dodici. Hanno una cromaticità interessante perché non del tutto usuale in Morandi», rileva Marta Giani. Pino Pascali, con il suo irresistibile Baco da setola del 1968 ottiene 239.400 euro / 291.958 dollari, quintuplicando la stima minima e realizzando il record per un'opera di questa serie.

Alla scoperta dei tesori dell'ultima Italian Sale di Sotheby's

Fra le star della vendita impossibile non citare Villalta di Afro. Proveniente da una collezione di una famiglia milanese che lo acquistò in una mostra del 1968 alla galleria Toninelli di Milano. L'opera ha realizzato 671.951 euro. Il raro dipinto è paragonabile alle opere appartenute a Stanley J. Seeger, noto collezionista statunitense, il quale acquistò molti dipinti dell'artista nei primi anni '60, lanciandolo sulla scena del collezionismo internazionale.



Nel terminare il percorso, Domenico Filipponi ricorda che «l'ingresso di nuovi collezionisti nel mercato spesso può essere facilitato puntando su tecniche meno riconosciute di artisti noti». Il riferimento è alla deliziosa carta di Alberto Burri, Pagina, presente in asta. «L'opera riflette tutta l'attenzione dell'artista ai materiali e alle tecniche: il collage, il tessuto, la combustione, il vinavil. Indubbiamente un Burri, ma in una scala più intima e accessibile». Un fortunato collezionista se lo è portato a casa per 85.680 euro.

Da segnalare anche i 22.680 euro / 27.659 dollari pagati da una fondazione per una stampa in gelatina d'argento di Marina Abramović e Ulay, Interruption in Space (1978), tre volte la sua stima massima.

L'asta ha totalizzato 10.231.410 euro (12.477.614 dollari), superando nettamente la sua stima iniziale di 6.942.000 euro (9.710.000 dollari. Un successo che consolida la posizione della piazza milanese, la seconda migliore asta online di arte contemporanea di Sotheby's Milano. Il tasso del venduto è stato dell'87%, con il 68,5% dei lotti venduti a prezzi superiori alle loro stime massime. Si sono collegati alla vendita clienti da 22 paesi diversi (nell'asta precedente erano 13), con una forte partecipazione dall'Asia.
Fra le opere rimaste senza (nuovo) proprietario, spiccano i due fratelli De Chirico. Risultano invenduti i lotti: Sol Lewitt, complex form n.21 (15); Giulio Paolini, Parnaso (19); Alberto Burri, Tutto nero M (25); Alberto Savinio, Senza titolo (38); Jannis Kounellis, senza titolo (47); Mike Kelley, Extracurricular Activity Projective Reconstruction #21 (54); Giorgio De Chirico, Cavalli in riva al mare (57); Mario Cavaglieri, Tappeto e vasi cinesi (59). La vendita di questa primavera conferma gli ultimi risultati della sede italiana, leader del mercato nazionale nel 2020. Da Sotheby's Milano lo scorso anno, nelle 9 aste organizzate, sono stati venduti 1000 lotti – una crescita del 66% rispetto ai 600 lotti venduti nel 2019-. Il 37% dei compratori è composto di collezionisti che hanno acquistato da Sotheby's per la prima volta - segnando una crescita del 40% rispetto al 2019 - con partecipanti provenienti da 47 paesi diversi.
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