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Luca Piola: "Analfabeta è colui che non sa fotografare" | WeWealth

Luca Piola: "Analfabeta è colui che non sa fotografare"

Tempo di lettura: 3'
All’epoca della ridondanza delle immagini, la fotografia sta per mutare la lingua che ha sempre parlato. La pensa così il fotografo Luca Piola, di stanza fra Milano e New York, alla luce dei nuovi sviluppi dell’intelligenza artificiale. Cambierà anche il collezionismo? Glielo abbiamo chiesto, a partire da alcuni dati di mercato

Dopo un 2022 caratterizzato dal calo delle vendite in asta di circa 1/3 rispetto al 2021 il mercato internazionale della fotografia artistica continua anche nella prima parte del 2023 a perdere fatturato. Nel frattempo, la tecnologia avanza e gli artisti hanno iniziato a sperimentare nuove tecniche per produrre immagini ai confini tra la fotografia d’autore e quella artificiale. Il medium è alla ricerca della sua identità in un contesto generale in cui le immagini sono ridondanti e creano confusione in chi la fotografia vuole collezionarla. 

Occorre costruire una nuova cultura fotografica che non può rimanere confinata ai clamori delle aggiudicazioni in asta e alle opere degli artisti storicizzati. In Italia, storicamente il divario con il mercato internazionale è molto ampio e le problematiche si amplificano. “In Italia siamo arrivati molto tardi alla fotografia e senza entrare nel dettaglio, basta fare un confronto con altri Paesi: in Germania, per esempio, nel ’27 c’era il primo giornale fotografico e a New York nel ’37 Life stampava 1 milione di copie”, afferma Luca Piola, fotografo che lavora tra l'Italia e New York, i cui lavori sono stati esposti nella personale Passengers lo scorso maggio a Palazzo del Governatore nell’ambito del festival Parma 360 della Creatività Contemporanea, che aggiunge “in Italia la prima rivista con ampio uso di fotografie fu Epoca nel 1950 e non ci lavoravano fotografi italiani! Non abbiamo mai avuto un “sistema Paese” nei confronti della fotografia, come invece alcuni Paesi vicino a noi”. Tuttavia, la tendenza sembra essere oggi diversa e migliore. Si cerca di ridurre la distanza con iniziative pubbliche e private che portano linfa al settore.

Il Ministero della Cultura, ad esempio, ha finanziato qualche settimana fa l’avviso pubblico “Strategia Fotografia 2023”, terza edizione di un progetto nato nel 2020 e volto a valorizzare la fotografia contemporanea attraverso un fondo di 1,5 milioni di euro per acquisizioni di opere fotografiche eseguite negli ultimi 70 anni e nuclei collezionistici e archivistici di fotografia contemporanea e per la conservazione del patrimonio fotografico contemporaneo pubblico. 

“L’iniziativa del MIC è sicuramente positiva. Tuttavia, i tempi del bando sono molto ristretti (il termine per la raccolta delle proposte scade il 27 giugno, nda) il che complica la presentazione di progetti strutturati e rende difficile la partecipazione”, commenta Piola. Dal lato privato il nuovo concorso fotografico internazionale “Deloitte Photo Grant” promosso da Deloitte Italia con il patrocinio di Fondazione Deloitte e in collaborazione con 24 ORE Cultura ha preso avvio nell’ambito dell’ultima edizione di MIA FAIR – Milano Image Art Fair ed è in corso (a fine giugno sono previste le assegnazioni). 

Con un premio di 60 mila euro il Deloitte Photo Grant si candida a diventare uno dei premi più importanti a livello mondiale dedicati alla fotografia per artisti under 35. “Osservando questi ultimissimi anni, sono ottimista e penso che forse finalmente anche in Italia la fotografia stia cominciando ad essere più valorizzata ed equiparata alle altre forme di espressione artistica”, continua l’artista. Intanto inizia a delinearsi il profilo dei collezionisti che in questi tempi si confrontano con la fotografia in Italia. 

Alcune statistiche evidenziano come il medium interessi per lo più un collezionismo maturo (dai quarant’anni in su con predominanza degli over 50) e prettamente maschile. “Per quanto mi riguarda ho notato l’attenzione di 'nuovi collezionisti' che si sono avvicinati alla fotografia con molto interesse in particolare in questi ultimi due anni”, aggiunge Piola secondo il quale il mercato in asta non è realistico rispetto al mercato generale. “È vero che a livello internazionale c’è stata una flessione nelle aggiudicazioni ma per le vendite in galleria e per quelle dirette da parte degli artisti i risultati sono sicuramente positivi. E anche per le vendite in asta non posso far a meno di citare l’asta di fotografia dello scorso marzo di Finarte che è andata molto bene con un risultato record”. 

Nel frattempo, l’intelligenza artificiale pone le premesse per un nuovo dibattito sul medium. Sono diversi i fotografi che si stanno confrontando con questa tecnologia per spostare su un piano diverso l’indagine artistica. Nelle fiere e nei concorsi di settore iniziano a essere presentati lavori realizzati con questa innovativa tecnica e il dibattito si è acceso sulla possibilità di qualificare come fotografia immagini digitali create con l’IA. “Le dichiarazioni dei giorni scorsi sull’IA da parte di uno dei suoi creatori, Geoffrey Hinton, suscitano molta preoccupazione da diversi punti di vista (Hinton, esperto di IA, si è di recente dimesso da Google dopo averne denunciato i pericoli correlati, nda). Però credo che come sempre ogni nuova tecnologia porti implicitamente dei rischi e dei benefici”, commenta Piola che conclude sottolineando come “quando la “rivoluzione digitale” è entrata nella fotografia molti avevano decretato la fine della fotografia d’autore e questo non solo non è accaduto ma anzi ne ha ampliato notevolmente le possibilità espressive. 

Quest’ultima “rivoluzione” da una parte porterà senz’altro ad espandere nuovamente i confini della creatività ma d’altro canto renderà fondamentale avere i mezzi culturali per conoscerla e comprenderla. E a questo proposito mi viene in mente quello che diceva Laszlo-Moholy-Nagy negli anni ’20 proprio in un tempo in cui la figura tradizionale dell’artista era entrata in crisi a causa della fotografia: analfabeta non sarà chi non sa scrivere, bensì colui che non sa fotografare!”. In conclusione, oggi ci troviamo in uno Spazio-Soglia in cui la fotografia può mutare e assumere un nuovo linguaggio artistico e collezionistico a seconda del significato che le attribuiamo. Un po' come i “passeggeri” immortalati da Piola nel suo ultimo progetto, che visitando lo spazio-museo entrano in una realtà differente, fisica e mentale allorché dinanzi a un capolavoro sono trasportati in un profondo viaggio interiore.


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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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