Giuseppe Iannaccone, esegesi di una collezione

Margherita Strada
23.9.2022
Tempo di lettura: 5'
Nata una trentina di anni fa, la collezione dell'avvocato avellinese è uno dei punti di riferimento fra le collezioni private milanesi. Si compone di un unicum di opere concepite fra le due guerre mondiali del XX secolo e di una sezione all'avanguardia, dedicata all'arte emergente. Lo abbiamo intervistato in occasione del nuovo appuntamento del progetto "IN PRATICA"

Giuseppe Iannaccone, nato ad Avellino il 25 novembre 1955, si laurea negli anni ‘70 in Legge e fonda nel 1982 l’omonimo studio legale, da lui presieduto, specializzato nel diritto commerciale e societario. Parallelamente, nei primi anni ’90, scopre la sua grande passione per l’arte, che successivamente darà vita alla Collezione Giuseppe Iannaccone, da lui intesa come contenitore di racconti necessari per un attento sguardo sul mondo e come documento del presente. Giuseppe Iannaccone inizia a collezionare opere della prima metà del Novecento e solo successivamente si avvicina all’arte contemporanea. Infatti, la sua collezione si divide in due sezioni: quella incentrata sull’arte italiana tra le due guerre – un unicum nel panorama Italiano e internazionale con opere che vanno dai primi anni ‘20 del ‘900 alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale – e una sezione dedicata ai giovani talenti emergenti, che include pitture, sculture, disegni e fotografie. 

Parte della Collezione Giuseppe Iannaccone è oggi conservata negli spazi dello studio legale, che dal 2015 ha avviato il progetto “IN PRATICA” ospitando mostre che mettono in un continuo confronto opere di artisti già presenti nella collezione con quelle di altri giovani artisti. L’abbiamo intervistato in occasione dell’ottavo appuntamento del progetto “IN PRATICA”, che ha inaugurato sabato 17 settembre con la mostra “Caos Calmo”, a cura di Giuseppe Iannaccone, Daniele Fenaroli e Gloria Vergani, con opere di Chiara Di Luca (Milano, 1996) e Aronne Pleuteri (Erba, 2001). 


A tu per tu con Giuseppe Iannaccone


Da dove nasce il suo desiderio di collezionare? Come e quando nasce la Collezione Giuseppe Iannaccone?

AVV. G.I.: I collezionisti non amano confessarlo ma, in realtà, collezionare è un’alternativa al sottoporsi a continue sedute di psicanalisi. Il mio caso non è diverso. Ricordo che quando ero un ragazzo, un giovanissimo avvocato, soffrivo tantissimo lo stress di incarichi professionali, forse troppo importanti per la mia giovane età, ed è allora che è nata la mia passione per l’arte, nonché́ la mia dedizione per la ricerca artistica, che mi aiutarono moltissimo. Dicevo a tutti: “l’arte è la stampella della mia anima “. Ovviamente ora non è più così, non ho più bisogno di stampelle per la mia anima ma, certamente, l’arte è una compagna di vita alla quale sento che sarò sempre fedele; temo che la psicanalisi prosegua. 


Del Bon Angelo, Lo schermidore, 1934, olio su tela, 104 x 82 cm

Ph: Studio Vandrash

Courtesy: Collezione Giuseppe Iannaccone


Qual è stata la prima opera che ha acquistato?

AVV. G.I.: La prima opera che acquistai da ragazzo, poco più che trentenne, fu un lavoro di Claudio Bonichi, titolato Sirena ferita, del 1987. Una sirena che, secondo il mio punto di vista, veniva salvata da un fauno nella laguna di Venezia; per il gallerista, invece, la sirena era stata aggredita e colpita dall’ arpione dell’uomo che la stava trascinando via. Il bello dell’arte è anche questo: apre la strada a una miriade di diverse interpretazioni. A proposito di questo primo acquisto, credo che inconsciamente una spinta all’acquisto fu la considerazione che Bonichi fosse il nipote di Scipione, artista che ho sempre amato immensamente ma che all’epoca non mi potevo permettere. 


Badodi Arnaldo, Il circo, 1939, olio su tavola, 71 x 91 cm

Ph: Studio Vandrash

Courtesy: Collezione Giuseppe Iannaccone

 

Chi è stato il primo artista emergente che ha scelto di inserire nella sua collezione?

AVV. G.I.: Nonostante all’inizio selezionassi prevalentemente opere di artisti italiani del periodo tra le due grandi guerre, con il tempo, con i viaggi e con lo studio approfondito di pubblicazioni sull’arte contemporanea, ho iniziato ad acquistare anche opere di artisti internazionali emergenti. Ora non ricordo con certezza la prima opera di un artista emergente, dato il gran numero di lavori che ormai compongono la mia raccolta, ma per farle un esempio della mia ricerca, agli inizi degli anni 2000 ho acquistato due lavori di Kehinde Wiley, artista afroamericano divenuto poi famoso per il suo ritratto di Barack Obama, allora presidente degli Stati Uniti d’America. Ricordo di essere rimasto affascinato dalla sua poetica volta a porre i neri – da sempre trascurati nella storia dell’arte – al centro di lavori romantici che riecheggiavano l’arte rinascimentale. Mi pareva un poetico richiamo all’esigenza di un nuovo corso artistico. 


Un artista che ricorda con affetto, la cui arte l’ha segnata particolarmente?

AVV. G.I.: A questa domanda rispondo senza esitazione: l’artista che mi ha commosso e che amo di più è Gino Bonichi, detto Scipione. Nella sofferenza atroce, fisica e psicologica, della consapevolezza del suo triste destino – che lo avrebbe portato via a soli 29 anni – Scipione riuscì̀ a scrivere pagine indelebili, che cambiarono la storia dell’arte di questo Paese. Altri, nel dolore, si sarebbero disperati, avrebbero pianto in un letto, semmai abbracciati alla propria mamma per farsi consolare; ma lui no: ha scritto poesie immortali, dimostrando al mondo dell’arte che anche il dolore può essere fonte di ispirazione magica. 


Scipione (Gino Bonichi), Cavalli davanti al mattatoio, 1929, ca., olio su tavola, 35 x 41,5 cm

Ph: Studio Vandrash

Courtesy: Collezione Giuseppe Iannaccone


Quale passo o momento nella sua storia di collezionista la rende particolarmente orgoglioso?

AVV. G.I.: Amo la mia raccolta, ogni pezzo è stato acquistato quale atto d’amore senza condizionamenti di persone o di mercato – dunque sono orgoglioso quando ammiro ciascuna delle mie opere. Certo devo dire che alcune mostre in particolare mi hanno riempito e mi riempiono ancora oggi il cuore di gioia, tra cui le mostre che sono state fatte sulla mia collezione alla Triennale di Milano nel 2017, a Palazzo Creberg a Bergamo sempre nel 2017, all’Estorick Collection di Londra nel 2018, al Museo della Città di Livorno tra il 2020 e il 2021; così come alla GAM di Torino nel 2021, e alla mostra che si terrà il prossimo dicembre presso la Fondazione Carispezia di La Spezia, insieme all’esibizione delle opere della mia raccolta in musei in tutto il mondo. 


Come è iniziato il connubio fra lo studio Legale Giuseppe Iannaccone e l’arte? 

AVV. G.I.: L’arte è il contraltare della mia professione. Sono un Avvocato e alla fine la Collezione è entrata quasi inconsciamente nel mio studio. Quando acquistavo un’opera, la posizionavo in studio, per poterla vedere tutti i giorni. I primi tempi notavo qualche sguardo perplesso da parte dei collaboratori e dei clienti, perché́ nessuno studio professionale a Milano era organizzato come una galleria d’arte. Oggi invece sono felice di notare apprezzamento e condivisione generale. È quello che voglio: l’arte è di tutti e tutti devono goderla. 


Aligi Sassu, Battaglia dei tre cavalieri, 1941, olio su tela, 200 x 200 cm

Ph: Studio Vandrash

Courtesy: Collezione Giuseppe Iannaccone



Badodi Arnaldo, Soprabito su divano, 1941, olio su tela, 60 x 70 cm

Ph: Studio Vandrash

Courtesy: Collezione Giuseppe Iannaccone

Lo studio legale Giuseppe Iannaccone ospita al suo interno alcune piccole mostre legate al progetto “IN PRATICA”, che mette in continuo confronto le opere di artisti già presenti nella sua collezione con opere di giovani artisti di talento. Da quale esigenza è nata questa iniziativa? Quali sono i prossimi progetti?

AVV. G.I.: Il progetto “IN PRATICA” nasce dall’esigenza di aiutare i giovani artisti contemporanei a farsi conoscere. Si tratta di offrire agli artisti emergenti un palcoscenico sul quale esporsi, ma anche confrontarsi con artisti già presenti in Collezione. Il progetto “IN PRATICA” ha subito un arresto durante i due anni che hanno visto il Paese costretto alle limitazioni dovute al COVID-19, ma nel 2022 ho deciso di far ripartire l’iniziativa. Con l’aiuto dei miei due giovani curatori, Gloria Vergani e Daniele Fenaroli, ho fatto ricerca e ho scelto due giovanissimi artisti talentuosi: Chiara Di Luca e Aronne Pleuteri. Con loro abbiamo costruito la mostra “IN PRATICA 8, CAOS CALMO”. Per l’occasione, abbiamo deciso di chiedere ai due giovani artisti selezionati di confrontarsi con le opere della Collezione risalenti agli anni ’30 – sfida che hanno accettato con entusiasmo, e ciò che ne è derivato è davvero un progetto incredibile. 


Chiara Di Luca, Il tuo tempo qui è limitato, 2019, pastello su carta,

11 x 15 cm

Ph: Chiara Di Luca

Courtesy: Collezione Giuseppe Iannaccone



Aronne Pleuteri, Un maniaco ha dato fuoco al cielo, 2022, olio su tela, 140 x 160 x 3,5 cm

Ph: Aronne Pleuteri

 Courtesy: Collezione Giuseppe Iannaccone


Quanto è importante il mecenatismo oggigiorno?

AVV. G.I.: Credo che il mecenatismo sia estremamente importante, soprattutto per quanto riguarda gli artisti contemporanei emergenti. Aiutare, proteggere e beneficare gli artisti significa sostenere l’arte e la nostra cultura perché non vengano mai meno. 


Che cosa stabilisce il valore di un’opera d’arte per lei? 

AVV. G.I.: In generale il valore di un’opera credo sia stabilito dal talento dell’artista. Un’opera ha valore quando riesce a restare nella storia dell’arte. Nel mio caso specifico, ho scelto di selezionare soltanto gli artisti che indagano le venature dell’animo umano; mi piacciono gli artisti capaci di riflettere tutto il ventaglio delle emozioni: gioie, dolori, capricci, problemi sociali ed esistenziali. Sono alla ricerca di emozioni, senza mi annoio. 


Cos’è per lei l’arte contemporanea oggi?

AVV. G.I.: L’arte contemporanea è lo specchio del nostro tempo, della società, della cultura, dell’evoluzione del mondo – insomma, una rivisitazione poetica della realtà.

Ovviamente è necessario saper riconoscere “la vera arte”, cioè bisogna saper scindere la poesia dall’illustrazione commerciale. È allora importante conoscere la storia dell’arte: se infatti non si conosce il passato, non si può comprendere a fondo il presente. L’arte contemporanea non è altro che il presente, ma raccontato dalla mano di un vero artista. La storia dell’arte è un libro, peraltro sacro, sempre in fase di scrittura e l’arte contemporanea è il suo ultimo capitolo; se non si sono letti i capitoli precedenti, non si potrà certo comprendere l’ultimo capitolo di questa magica e immortale storia. 


Collezione Giuseppe Iannaccone presenta:

IN PRATICA #8: CAOS CALMO

Chiara Di Luca e Aronne Pleuteri

a cura di Giuseppe Iannaccone, Daniele Fenaroli e Gloria Vergani

Dal 17 settembre al 25 novembre 2022

Opinione personale dell’autore
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Margherita Strada si è formata come storica dell’arte contemporanea presso l’Università Cattolica Del Sacro Cuore di Milano. Ha lavorato nell’arte contemporanea in Italia e all’estero. Nel 2015 inizia la sua collaborazione con Cortesi Gallery nella sede di Lugano come Gallery assistant e successivamente nel 2017 diventa Exhibition coordinator, PR e Social Media Manager nella sede di Milano. Presso Cortesi Gallery segue e produce diverse mostre e progetti editoriali. Nel 2019 inizia la sua collaborazione come curatrice interna e coordinatrice editoriale presso BUILDING Gallery di Moshe Tabibnia. Per BUILDING segue e produce diverse mostre. Nel 2020 lavora per la società Testa per Testa, fondata da Gemma De Angelis Testa, per promuovere e produrre mostre dedicate ad Armando Testa, padre della pubblicità italiana e artista internazionale. Nel 2020 è Assistant Collector Manger della Collezione di Gemma De Angelis Testa. Nel 2022 è partner/associata di Vera Canevazzi Art Consulting come Art Consultant e PR e Social Media Manager.

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