La crypto arte apre le porte alle royalties per gli artisti

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Gli nft spingono il mercato della crypto art sempre più in alto. Il 2021 sarà ricordato come l'anno in cui questo medium si è imposto nel mercato dell'arte battendo diversi record. E a beneficiarne sono soprattutto gli artisti localizzati fuori dall'Unione Europea che ora possono incassare le royalties sulle rivendite
Gli nft, grazie all'unicità tipica del prodotto e alla tracciabilità conferita mediante la blockchain, hanno aperto un nuovo mercato che prima non c'era. A beneficiarne sono soprattutto i creatori di nft e dunque gli artisti. In particolare, quelli localizzati fuori dell'Unione Europea dove nella maggior parte dei casi non è previsto il diritto di seguito e cioè il diritto a favore dell'artista a conseguire una percentuale sul prezzo di rivendita della sua opera sul mercato.
Ne sono un esempio gli Stati Uniti dove il diritto di seguito non è previsto (eccetto per la California). “Negli Stati Uniti non esistono leggi federali che regolano le royalty di rivendita per gli artisti”, precisa Ann Priftis, art advisor e manager delle acquisizioni di arte contemporanea per la Krause Collection, collezione privata di arte contemporanea con sede nel mid-west degli Usa e con circa 1/3 delle opere esposte al pubblico".

“A volte un artista può negoziare un contratto privato per un'opera specifica in modo da maturare i diritti d'autore anche sulle vendite future. Ma non è sempre così. Negli altri casi l'artista non ha alcun beneficio dalle vendite successive alla prima. Il mercato dell'arte, tradizionalmente opaco, ha complicato il monitoraggio delle vendite delle opere sul mercato secondario nel corso degli anni.

Tuttavia, con l'avvento della tecnologia nft e blockchain, le opere d'arte possono ora essere “tracciate” nei vari passaggi di proprietà. Questo potrebbe rendere il monitoraggio delle vendite, e conseguentemente le royalties di rivendita degli artisti, molto più semplice”.

Come tecnicamente ciò può rendersi possibile con gli nft? “Gli nft sono dei beni digitali basati su smart-contract che possono prevedere i termini e le condizioni della transazione di acquisizione. Quando un artista crea inizialmente un nft, può stabilire uno "smart-contract" all'interno del codice dell'nft che prevede a suo favore una percentuale dei proventi di rivendita ad ogni passaggio successivo".
"Attualmente, l'importo della percentuale e la durata della royalty sono personalizzabili. Per esempio, un artista può creare un nft che gli garantisce royalties di rivendita in perpetuo o solo per dieci anni; la percentuale della royalty è in media compresa tra il 5% e il 10% ma rimane comunque sempre a discrezione del suo creatore. E così quando un lavoro viene venduto, la percentuale di royalty viene inviata direttamente al portafoglio che ha coniato l'nft e dunque all'artista".

"Alcune piattaforme digitali che agiscono come market place per la crypto arte hanno un modello diverso in cui pagano le royalties in somme forfettarie con una cadenza regolare come ogni 1-2 settimane”. A questo punto diventa essenziale comprendere il volume delle transazioni nft sul mercato secondario (vendite successive alla prima).

"Secondo i dati disponibili, le vendite secondarie di nft negli Stati Uniti hanno superato la soglia dei 15 miliardi di dollari nel 2021. Il mercato secondario nell'industria degli nft batte il mercato primario sia per numero di acquirenti che per volume di dollari Usa scambiati".

"Ci sono due ragioni per cui il mercato secondario continuerà questa rapida crescita: 1) gli nft assicurano che gli artisti riceveranno le royalties senza ulteriore lavoro/investimento legale da parte degli artisti e 2) i rapporti indicano che gli nft acquistati tramite il mercato secondario hanno una maggiore possibilità di realizzare un profitto rispetto a quelli acquistati durante il conio e cioè durante la creazione e alla sua registrazione su blockchain (28% di profitto per il primario contro il 65% di profitto sul mercato secondario)”.

Tutto ciò spingerà quindi anche artisti non digitali a confrontarsi con questo medium? “Si. Ho lavorato personalmente con artisti che impiegano mezzi tradizionali come la pittura e la fotografia al fine di adattare il loro lavoro agli nft. C'è una forte correlazione positiva tra questa categoria di artisti e i token non fungibili. L'apprezzamento per il loro lavoro comincia a crescere mentre l'attenzione per i creatori di progetti più commerciali e meno sofisticati inizia già a diminuire”.

Ma chi sono i principali acquirenti di nft oggi? “Secondo un recente sondaggio Adweek/Harris, circa il 27% dei millennial dice di investire attualmente in nft. C'è però una differenza tra l'"investitore" millennial e il "collezionista" millennial. I primi tendono a vedere gli nft più come una moda a breve termine mentre i collezionisti vedono gli nft con una certa componente emotiva tipica del collezionismo tradizionale. Ci troviamo oggi a ridefinire ciò che sono i collezionisti d'arte... forse le vendite nel breve termine fanno parte di un nuovo profilo del collezionismo. Inoltre, fattori come ad esempio l'impatto ambientale, possono iniziare a influenzare i punti di vista dei millennials sul collezionare nft in futuro”, conclude Ann Priftis.

In Italia e nel resto d'Europa per gli originali delle opere delle arti figurative si applica invece il diritto di seguito per le transazioni, successive alla prima, in cui subentra un operatore professionale (gallerie, mercanti e casa d'asta). Il diritto non si applica quando il venditore abbia acquistato l'opera direttamente dall'autore meno di tre anni prima di tali vendite e il prezzo di vendita non sia superiore a 10 mila euro. Per le vendite sotto i tremila euro il diritto di seguito non trova pure applicazione mentre l'ammontare massimo spettante all'artista non può comunque superare i 12.500 euro per transazione. Il compenso, normalmente addebitato all'acquirente dell'opera sia in asta sia in galleria, viene raccolto dall'operatore economico che poi lo versa alla Siae che a sua volta la trasferisce agli artisti.

alessandro@we-wealth.com
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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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