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Re Carlo e i misteri della Pietra del destino | WeWealth

Re Carlo e i misteri della Pietra del destino

Teresa Scarale
Teresa Scarale
5.5.2023
Tempo di lettura: 3'
Su uno degli oggetti simbolo dell’incoronazione del 6 maggio 2023 – in uso fin dal 1300 – alcuni studiosi hanno rinvenuto «segni misteriosi» che confondo ancor di più le acque delle sue origini

La sua storia è avventurosa, le sue origini misteriose. “Lei” è la Pietra del Destino o Pietra di Scone, un masso oblungo di arenaria del peso di 151 chili, protagonista da 700 anni di ogni incoronazione inglese durante l’unzione, ovvero quello che è considerato il momento più sacro della cerimonia che vede l’ex erede al trono (in questo caso il Principe di Galles) diventare finalmente sovrano (Re Carlo III). L’atto viene protetto da uno schermo a tre pannelli: per ricevere l’olio benedetto dal patriarca ortodosso di Gerusalemme, il monarca neo incoronato si siede su una seggiola che è la stessa dal XIV secolo. Sotto quella sedia è posta l’antica e misteriosa reliquia, utilizzata da tutti i sovrani inglesi fin dal 1300. Il giorno di Natale del 1950 alcuni studenti nazionalisti scozzesi la trafugarono dalla “coronation chair” presso l’Abbazia di Westminster, essendo la pietra un antico simbolo della monarchia scozzese giacché su di essa venivano incoronati i re di Scozia fino al sequestro da parte di re Edoardo I d'Inghilterra nel 1296. L’11 aprile del 1951 fu emblematicamente fatta ritrovare sull’altare dell’abbazia di Arbroath, luogo in cui nel 1320 era stata firmata la dichiarazione scozzese d’indipendenza. Fu poi riportata a Londra nel 1952, per l'incoronazione di Elisabetta II. Nel 1996 fu restituita definitivamente alla Scozia, a patto che potesse tornare all'abbazia di Westminster per tutte le future incoronazioni.


Secondo la leggenda, la Pietra del Destino proverrebbe dalla Palestina e risalirebbe a 3000 anni fa (provenienza a lungo smentita dagli studiosi). Prima dell’incoronazione di Re Carlo però, la Pietra del Destino è stata sottoposta a ulteriori valutazioni da parte dell'Historic Environment Scotland (HES), che si occupa della pietra su mandato reale. La ricerca è stata condotta presso l’Engine Shed, un centro di conservazione in Scozia. Quali i nuovi dettagli venuti alla luce sulla sua origine? Durante la creazione di un nuovo modello digitale in 3D della pietra, gli scienziati hanno scoperto segni e anomalie mai notati prima, tanto da far dichiarare a Ewan Hyslop, responsabile della ricerca dell'HES, «è molto emozionante scoprire nuove informazioni su un oggetto unico e importante per la storia della Scozia come la Pietra del Destino». I segni di lavorazione sulla superficie della pietra mostrano che la stessa è stata lavorata da più di uno scalpellino e con diversi strumenti: le tre X e la V, simili a numeri romani, secondo alcuni studiosi potrebbero essere croci rudimentali. C’è di più. 


L’analisi di fluorescenza a raggi X (XRF) ha rivelato tracce di una lega di rame sulla parte superiore della pietra, sovrapposte a una macchia scura. Si pensa che la memoria di un oggetto in rame o ottone, forse un reliquiario a campana di un santo. I ricercatori hanno anche rinvenuto tracce microscopiche di gesso tra i pori dell'arenaria. È possibile che a un certo punto ne sia stato fatto un calco in gesso? Dove si potrebbe trovare? Non esistono documenti d'archivio che attestino la realizzazione di una copia della Pietra di Scone. «Forse non abbiamo ancora tutte le risposte, ma ciò che siamo riusciti a scoprire testimonia una varietà di usi nella lunga storia della pietra e contribuisce alla sua provenienza e autenticità», conclude il coordinatore. L’Historic Environment Scotland si è occupato anche di creare un contenitore su misura per garantire il passaggio sicuro della pietra da e verso l'Abbazia di Westminster. Il destino della pietra, dopo l'incoronazione, è quello di tornare al Castello di Edimburgo prima di trasferirsi nel nuovo Museo di Perth nel 2024.

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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