Rancilio Cube, a caccia di innovazione nei private market

Laura Magna
Laura Magna
12.7.2022
Tempo di lettura: '
Un family office che crede nei mercati privati. E che vi investe con una strategia originale: affidandosi ai migliori fondi internazionali, costruendo relazioni. Grazie a cui ha costituito un portafoglio di 58 partecipazioni dirette (in SpaceX, N26, Sum up, tra le altre) e di 52 fondi di vc globali

“Non ho fatto che proseguire la tradizione di famiglia, nell’innovazione: mio nonno nel 1927 progettava e costruiva macchine per fare il caffè espresso al bar, da assoluto pioniere. Io oggi cerco innovazione nelle imprese in cui co-investo da family office, affiancandomi ai migliori specialisti del mondo in questo settore”. La storia di Luca Rancilio, imprenditore nell’azienda di famiglia inizia nel 1991 quando, appena ventenne, si trova insieme ai cugini più o meno coetanei a dover prendere le redini della gestione di un business già consolidato. “Abbiamo portato uno sguardo giovane ma abbiamo capitalizzato sul marchio e sfruttato l’onda della domanda di caffè espresso che veniva anche da altri parti del mondo, Russia e Asia in particolare – racconta Rancilio – nel 2013 abbiamo ceduto la società ad Ali Group, conglomerata italiana che serve la ristorazione collettiva (e che ha nel suo portfolio anche le macchine per il gelato Carpigiani, a proposito di brand illustri nell’Horeca, ndr). Il mio ramo familiare ha scelto di dedicarsi al family office con Rancilio Cube”.


Innovare, dalla manifattura agli investimenti 

E, spiega Rancilio, nonostante sembri un mestiere completamente diverso, contiene un nucleo comune rispetto a quello precedente: “le macchine per caffè espresso erano vendute in tutto il mondo, noi andiamo in giro nel mondo per cercare storie di impresa in cui investire. E lo facciamo da co-investitori, ovvero investendo in fondi che individuano startup promettenti grazie alla loro expertise super specialistica, in una logica molto simile a quella che ci vedeva affidarci al distributore Usa o israeliano che conosce il mondo del caffè on the ground. E se si parla di capitale paziente qual è quello tipico del vc o dei private market, come produttori meccanici siamo stati nello stesso business per 90 anni”.

La scintilla scocca nel 2015, quando con GM Rancilio investe in Lyft, competitor Usa di Uber, e capisce che voleva “giocare in campo internazionale insieme a chi è più bravo di me”. Oggi in portafoglio Rancilio Cube ha 58 partecipazioni dirette, tra cui una quota di SpaceX acquisita nel 2019; di N26 dal 2018; di Sum up dal 2016. E di fianco a questa attività, grazie a un network sviluppato in dieci anni, Rancilio ha investito con 52 fondi di vc internazionali. Un unicuum per il nostro Paese, che per la prima volta nel 2021 ha superato il miliardo di investimenti in vc complessivamente ma che soffre di un ritardo strutturale e della carenza di operatori sufficientemente grandi.

Pre-Ipo, un nuovo liquidity market

Cube vuole superare questi difetti strutturali, puntando a una dimensione diversa e più elevata. “Sul termine startup vorrei aprire un breve capitolo – dice Rancilio – anche mio nonno a suo modo è stato uno startupper, ma poi dobbiamo mettere queste storie in ottica di valorizzazione nel lungo termine”.Insomma, se i private market rappresentano sempre più un’occasione, bisogna approcciarli con strategia. “Un banker a cena mi ha detto che lo sanno tutti che i soldi si fanno nelle imprese e io condivido. Andare a cercare iniziative di impresa nelle fasi più early stage è l’investimento a più alto rendimento, anche se a forte rischio. Ma c’è un pericolo da non sottovalutare: il pre-Ipo può diventare un nuovo liquidity market, a causa delle valutazioni stellari”. Ed è qui che entrano in gioco le relazioni. “Non basta aver azzeccato una volta un investimento per dire di saper riconoscere la next innovation…- afferma Rancilio – io non lo so fare, e allora mi affido ai migliori. Come il fondo britannico Seedcamp che ha un team specializzato nell’analisi delle startup in fase embrionale. Guardano “i bambini nel nido” e guardando hanno “visto” la blockchain 6-7 anni fa… intercettano la tendenza dell’innovazione e non solo la startup che la applica”. E pian piano il vento anche in Italia sta cambiando, se si guarda a storie come quella di Depop, Scalapay, Casavo che approdano quasi direttamente al mercato globale e non si limitano ai confini nazionali ormai non più sufficienti. Manca ancora un pezzo: il founder di ritorno. “Molti manager che fanno fondi internazionali vengono dalla creazione di impresa – conclude Rancilio – le aziende che hanno sfondato, gli unicorni italiani che iniziano a esserci, auspicabilmente produrranno una generazione di imprenditori che vorrà rimischiare il sangue con il suo Paese”. In un percorso sempre più virtuoso di creazione di valore nell’economia reale.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti