Chiara Ferragni a caccia di fondi: perché guarda al private equity

Rita Annunziata
31.1.2022
Tempo di lettura: 5'
Chiara Ferragni cerca un fondo di growth capital per Fenice, società che produce il brand che porta il suo nome. A Bnp Paribas il mandato di stilare una lista di potenziali partner

Chiara Ferragni: “L’idea di avere un fondo nel capitale l’abbiamo sempre avuta in mente, ma prima dovevamo mettere l’azienda finanziariamente a posto e ritrovare l’armonia”

Fenice è partecipata dalla Ferragni al 32,5%, dai soci Paolo Barletta (40%), Nicola Bulgari (13,75%) e dalle famiglie Barindelli e Morgese (13,75%)

Un’inchiesta di Mf fashion ha rivelato che il brand di Chiara Ferragni potrebbe valere tra gli 80 e i 160 milioni di euro. E ci sarebbero già oltre 10 fondi di private equity interessati

Prima l'annuncio dell'ingresso nel Consiglio di amministrazione di Tod's, col titolo della società guidata da Diego Della Valle che lo scorso aprile ha chiuso in rialzo le tre successive giornate di contrattazioni. Poi l'accordo commerciale con Safilo. Ora l'apertura al private equity. Chiara Ferragni continua a puntare sulla crescita. E si prepara a chiudere il 2022 con un fatturato aggregato di 61 milioni solo per Fenice, la società che produce il brand che porta il suo nome e che ora è alla ricerca di investitori.
La notizia è apparsa lo scorso 24 gennaio sulle pagine del Corriere Economia, quando l'imprenditrice digitale ha annunciato l'avvio della caccia ai fondi. “L'idea di avere un fondo nel capitale l'abbiamo sempre avuta in mente, ma prima dovevamo mettere l'azienda finanziariamente a posto e ritrovare l'armonia. Oggi, dopo due anni di lavoro, da quando ho preso in mano la guida della società e i risultati stanno arrivando, è il momento giusto per avere un socio finanziario”, aveva dichiarato Ferragni. Sottolineando come il suo obiettivo non fosse quello di monetizzare le sue partecipazioni ma puntare appunto alla crescita della società.
Come risulta a Il Sole 24 Ore, l'imprenditrice sarebbe alla ricerca di un fondo di “growth capital”, vale a dire di un gruppo finanziario in grado di fornire risorse per consentire tradizionalmente a società relativamente mature di espandere o ristrutturare le operazioni, entrare in nuovi mercati o finanziare un'acquisizione significativa senza modificare il controllo dell'attività. Ad aver ottenuto il mandato di stilare una lista di potenziali partner è Bnp Paribas che, secondo alcune indiscrezioni, dovrebbe iniziare a inviare l'investment teaser agli investitori a partire dalla prossima settimana.

Ricordiamo che ad oggi Fenice è partecipata dalla Ferragni al 32,5%, dai soci Paolo Barletta (40% attraverso Alchimia), Nicola Bulgari (13,75%) e dalle famiglie Barindelli e Morgese (13,75% attraverso Esuriens). In vendita, secondo Il Sole 24 Ore, sarebbe fino al 66% del capitale della società e il principale candidato all'uscita sarebbe Alchimia. Stando alle ipotesi che circolano tra gli addetti ai lavori, laddove i soci attuali decidessero di uscire si tratterebbe di un “liquidity event”, per cui ad azionisti industriali se ne sostituirebbero di finanziari. Qualora invece i soci rimanessero, si tratterebbe di un aumento di capitale in cui un fondo di private equity otterrebbe la maggioranza finanziaria ma non la guida operativa. Con le risorse ottenute, la società potrebbe poi avviare strategie di crescita interna o per acquisizione. Per attrarre investitori, intanto, dovrà costruire un piano di crescita in cui giustifichi l'iniezione di cassa, come questi fondi saranno successivamente impiegati ed entro quanto tempo renderanno.

Un'inchiesta di Mf fashion ha rivelato che il brand di Chiara Ferragni potrebbe valere tra gli 80 e i 160 milioni di euro. E ci sarebbero già oltre 10 fondi di private equity interessati. I dati dei bilanci depositati rivelano che la società ha registrato un fatturato di 1,19 milioni nel 2020, di 1,048 milioni nel 2019 e di 1,6 milioni nel 2018. Le stime diffuse in occasione dell'annuncio al Corriere Economia parlano inoltre di una Fenice con un fatturato aggregato di 61 milioni nel 2022 (+130 milioni), con ricavi da royalties per 12,5 milioni (+172%) e un margine operativo lordo di 2,4 milioni.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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