Fondi: la transizione energetica è entrata in portafoglio

Sara Silano
Sara Silano
15.11.2021
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Nei prossimi anni, la produzione da fonti rinnovabili potrebbe crescere del 76%. L'industria finanziaria vuole fare la sua parte e gli investitori scelgono sempre più i fondi sulle energie alternative
L'Europa ha i programmi più ambiziosi al mondo per la riduzione delle emissioni di CO2. Il piano “Fit for 55”, varato il 14 luglio 2021 dalla Commissione europea, ha alzato il target dal 40 al 55% prendendo a riferimento il periodo 1990-2030. Gli Stati Uniti seguono con un obiettivo del 50-52% rispetto al 2005, che è stato annunciato lo scorso 1° novembre, durante la Conferenza sul clima (Cop26) di Glasgow, ma che in precedenza era più basso. Altri paesi hanno iniziative meno aggressive. La Cina, ad esempio, che rappresenta il 25% della produzione di gas serra globale, ha dichiarato di voler raggiungere la neutralità entro il 2060 e non il 2050 come la maggior parte delle nazioni.

Le previsioni per la transizione energetica


Il pacchetto “Fit for 55” prevede, tra l'altro un incremento della quota delle energie rinnovabili sui consumi totali dal 32 al 40% entro il 2030, che richiederà un aumento significativo della produzione. “In base alle nostre stime sulle politiche energetiche nazionali, prevediamo che l'energia generata dalle fonti pulite crescerà del 76% nel decennio - ha detto Tancrede Fulop, senior equity analyst di Morningstar durante la Investment conference italiana dello scorso 9 novembre - Le nostre ipotesi su eolico e solare ci inducono a pensare che serviranno investimenti per più di 400 miliardi di euro. Tutte le altre fonti subiranno un declino con il carbone che sarà il più penalizzato, perché la maggior parte dei paesi lo metterà al bando”.

Come cambierà il mix energetico in Europa nei prossimi anni

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Fonte: Elaborazione Morningstar
Gli analisti di Morningstar prevedono che nel 2030 il 57% dell'energia sarà prodotta in modo green in Europa, una percentuale inferiore al target dell'Unione europea (65%). I maggiori contributori saranno Germania e Spagna, con l'Italia al quarto posto e un obiettivo del 55% entro un decennio, concentrandosi sul solare. I ricercatori, tuttavia, sono convinti che il Belpaese potrebbe addirittura fare meglio, arrivando al 61% generato dalle rinnovabili nel 2030. Per contro, la Francia, che è terza in Europa, potrebbe non raggiungere i suoi target più ambiziosi.

L'impegno dell'industria finanziaria


Accanto ai piani governativi, ci sono quelli dell'industria finanziaria. Sempre durante Cop26, le grandi banche, gli investitori istituzionali, le compagnie di assicurazione e le autorità regolamentari hanno annunciato che il capitale controllato da istituzioni impegnate in iniziative net zero ha raggiunto i 130 mila miliardi di dollari, dai 5 mila miliardi del 2020 (dati della Glasgow financial alliance for net zero). Il mondo della finanza si è impegnato a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e a comunicare i progressi ogni anno.

Cosa significa questo scenario per gli investitori in fondi? Le iniziative per la transizione verso un'economia low carbon si rifletteranno nei prodotti e servizi finanziari, inclusi quelli del risparmio gestito. Secondo Michael Jantzi, fondatore di Sustainalytics, i capitali raccolti saranno utilizzati in modo sempre più preponderante per finanziare il cambiamento.

Lo sviluppo dei fondi azionari sulle rinnovabili


In questi anni abbiamo assistito a una crescita del patrimonio dei fondi azionari specializzati sulle energie alternative. A livello globale, il tema della transizione energetica è quello con maggiori masse (74 miliardi di dollari a fine 2020) e l'Europa è uno dei continenti dove è più popolare. Nel Vecchio continente ci sono 46 strategie attive e passive di questo tipo con circa 42,4 miliardi di euro di asset (dati al 30 settembre 2021).

Un aspetto che gli investitori devono tenere in considerazione è l'esposizione ad aziende di medio-piccola dimensione. Con la crescita degli asset, alcune strategie hanno assunto posizioni ampie in small cap, che potrebbero presentare problemi di liquidabilità in caso di cospicui e improvvisi deflussi. “Con un'ingente somma di denaro affluita in portafogli che hanno una forte componente di small e mid cap, l'indice S&P Global Clean energy è stato necessariamente ampliato - spiega Kenneth Lamont, senior analyst di Morningstar - Gli eventuali costi di negoziazione addizionali generati da questo cambiamento sono andati a carico degli investitori”.
Un altro aspetto da considerare è la volatilità. Nel 2020, gli azionari sulle energie alternative sono stati i migliori in termini di rendimento con un rialzo superiore al 62%. Nella prima parte del 2021 hanno subito una brusca battuta d'arresto e ora guadagnano circa il 14%, con un ampio distacco dai fondi specializzati sulle energie tradizionali (+44%), che però l'anno scorso erano stati tra i peggiori e dalle strategie azionarie globali, che avanzano di circa il 22% da gennaio. In dodici mesi, la volatilità dei comparti sulle rinnovabili, misurata dalla deviazione standard, è stata superiore al 22%, contro il 10% dell'equity mondiale.
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È editorial manager di Morningstar e specialista sui temi della sostenibilità. Laureata in Scienze della comunicazione, indirizzo giornalistico all'Università di Torino, è in Morningstar dal 2003. In precedenza, ha lavorato in Bloomberg Investimenti e Bloomberg News. Silano ha 20 anni di esperienza nell'analisi dell’industria finanziaria. Nel 2018 ha vinto il State Street Press Awards.

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