Ue-Cina, la presidenza Merkel chiude di fretta un accordo

«Si tratta di un accordo 'da 28 dicembre' basato ancora sul mondo pre-covid. La Merkel vuole portare all'incasso il dividendo politico del suo semestre».
L'Ue in realtà non ha competenza per la politica degli investimenti. «Può decidere solo per i dazi e le politiche commerciali». Le motivazioni sottostanti sono squisitamente pragmatiche. Si fanno affari fra persone che la pensano diversamente
Tuttavia, mentre Germania (e Francia) stanno beneficiando a piene mani del mercato cinese, l'Italia annaspa da trent'anni nella mancanza di visione strategica. Il valore dell'accordo Volkswagen-Audi con la Cina da solo è quasi pari alla cifra investita dalle imprese italiane in tre decenni
Si tratta di un avvicinamento che riflette «la dualità attuale. Questo tipo di accordi rappresenta un processo, più che un punto di arrivo. Le motivazioni sottostanti sono squisitamente pragmatiche. Si fanno affari fra persone che la pensano diversamente. Nessuno si è messo in testa di ‘democratizzare' la Cina». Dal punto di vista negoziale, l'intesa mette la Cina a pieno titolo nell'arena internazionale. Quello europeo diventa una sorta di «vincolo esterno» benefico. A Xi Jinping fa molto comodo questo accordo perché «gli concede uno standing internazionale». La Germania dal canto suo «esporta nel paese del Dragone beni per 100 miliardi di euro. Nel porto fluviale di Duisburg si trova l'hub della via della seta. Senza dimenticare il recentissimo accordo da 20 miliardi di euro fra Volkswagen, Audi con la cinese FAW» per la produzione di auto elettriche.
I 20 miliardi della joint venture sino-tedesca mettono in piena luce la piccolezza della posizione italiana in Cina. Ammontano infatti a 24 miliardi gli investimenti fatti dal Belpaese negli ultimi 30 anni. La presenza del nostro paese nel Paese di Mezzo è assolutamente risibile rispetto a quella di Germania e Francia. «La prima impresa italiana in Cina è la Ferrero, ma non basta. I soldi si fanno quando gli investimenti escono – insieme con il traino dell'export. La presenza di Snam, Eni, Fincantieri, Cassa Depositi e Prestiti non basta, non fa sistema».