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Petrolio verso i 100 dollari? Cosa significa per il portafoglio

Tempo di lettura: 5'
I tagli di Arabia Saudita e Russia colpiscono il greggio più efficiente per la raffinazione del diesel, finito al centro delle scommesse dei trader. Slanci sulle società di raffinazione

Si sta delineando un quadro che prelude a nuovi rincari alla pompa, anche in assenza di ulteriori rincari del petrolio greggio

Secondo Goldman Sachs, il barile Brent a 100 dollari potrebbe materializzarsi nel 2024 solo a condizione che l'Opec+ non inverta la rotta sui tagli decisi lo scorso aprile - l'ipotesi meno probabile

L'estensione dei tagli volontari alla produzione di greggio da parte di Russia e Arabia Saudita, che ha riportato il Brent a quota 90 dollari per la prima volta dallo scorso novembre, avrà effetti ancora più forti sui costi del gasolio. E' la scommessa su cui stanno puntando trader, nonché un potenziale vento a favore per le compagnie attive nella raffinazione. 


La tipologia di greggio che Russia e Arabia Saudita stanno sottraendo dal mercato, infatti, è quella caratterizzata dalla maggiore resa nella raffinazione del gasolio, il carburante più importante per il trasporto delle merci all'ultimo miglio (che in Europa muove oltre il 40% delle automobili). "Le prospettive per l'offerta di gasolio e gas naturale in Europa sono ristrette nelle nostre attuali previsioni”, ha dichiarato Emma Howsham, analista presso Wood Mackenzie, “a causa dei minori rendimenti attesi dai greggi più leggeri”, ossia le tipologie di petrolio che potranno sostituire le forniture di Russia e Arabia Saudita, caratterizzate da una resa di gasolio inferiore. 

 

E' un quadro che prelude a nuovi rincari alla pompa, anche in assenza di ulteriori rincari del petrolio greggio. Lo scenario base degli analisti sul barile, infatti, non si muove molto dopo gli ultimi annunci di Arabia Saudita e Russia: Ing conferma il Brent a 92 dollari medi nella media del quarto trimestre 2023, mentre Goldman Sachs mantiene uno scenario base a 86 dollari. L'ipotesi di un rialzo intorno ai 100 dollari, secondo Goldman, si potrebbe verificare nel 2024 solo a condizione che l'Opec+ non inverta il taglio di 1,7 milioni di barili al giorno deciso nell'aprile scorso - uno scenario ritenuto relativamente meno probabile.  


La spinta rialzista sul gasolio

Già prima della decisione annunciata da Russia e Arabia Saudita le scorte di gasolio in calo, negli Stati Uniti e in Europa, avevano spinto forti scommesse rialziste da parte degli investitori: mentre il denaro gestito era su una posizione corta netta di circa 33mila lotti a inizio maggio, il rapporto si era ribaltato con 127mila lotti di acquisti netti a metà agosto, ha sottolineato Warren Patterson, capo della strategia sulle materie prime di Ing. Secondo i dati della Commodity futures trading commission americana, citati dal Wsj, i fondi a leva (che investono incrementando l'esposizione attraverso denaro preso in prestito) hanno portato ai massimi da 22 mesi la posizione lunga netta sul gasolio da riscaldamento


L'ipotesi che il gasolio possa correre ancor più in fretta del greggio è dovuta al “calo delle scorte di distillati medi", ossia i gasoli da trazione e riscaldamento, "con stoccaggi ben al di sotto della media quinquennale nella maggior parte delle regioni, compresi gli Stati Uniti, l'Amsterdam-Rotterdam-Antwerp in Europa e Singapore”, ha affermato Patterson in una nota del 7 settembre. L'estensione dei tagli sul greggio russo e saudita estenderà questa tendenza in un momento di potenziale vulnerabilità: “Il problema è che le scorte sono diminuite e sono già basse mentre ci avviamo verso l'inverno dell'emisfero settentrionale, un periodo in cui ci si aspetta una domanda più forte”.


Raffinerie, prosegue “l'Era di platino”? 

 Queste premesse sul mercato del greggio macro sosterranno il differenziale fra i costi ingresso e di uscita dei prodotti raffinati, in particolare quello dei distillati. Una cattiva notizia per i costi alla pompa, ma decisamente positiva per i margini di profitto delle maggiori società attive nella raffinazione del petrolio. Margini che lo scorso giugno avevano già raggiunto i massimi da sei mesi, aveva dichiarato l'Agenzia internazionale dell'Energia nel suo Oil market report pubblicato a metà agosto. S&P Global Commodity Insights, aveva parlato di una nuova “Età di platino per i raffinatori”, dovuta a una serie di fattori: “i divieti di importazione dei prodotti raffinati russi introdotti dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022, l'interruzione della capacità di raffinazione durante il periodo di bassa domanda durante il coronavirus e il ritardo delle espansioni pianificate della capacità di raffinazione; tutti fattori che stanno contribuendo alla difficoltà dei raffinatori di soddisfare la domanda crescente”. 


Mentre le speculazioni sui derivati del gasolio sono diventate uno dei trade più battuti nel comparto, le azioni delle società attive nella raffinazione petrolifera sono tornate a crescere. Nell'ultimo mese (al 7 settembre) Royal Dutch Shell ha guadagnato il 5,22%, Eni il 7,49%, ExxonMobil il 6,82%. L'Euro Stoxx Energy, che raccoglie un paniere più diversificato di società energetiche è avanzato del 4,52%, mentre nello stesso periodo l'Euro Stoxx 600 ha perso circa l'1%. 


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Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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