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Paesi emergenti alla prova del '23: su quali mercati puntare? | WeWealth

Paesi emergenti alla prova del '23: su quali mercati puntare?

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
30.11.2022
Tempo di lettura: 3'
Crescita economica debole e inflazione ancora elevata non favoriranno i mercati emergenti nel 2023. Su quali mercati è meglio puntare?

I grandi ribassi del 2022 non hanno risparmiato neanche i mercati emergenti, che anzi a ben vedere sono stati tra i mercati azionari più penalizzati. Rialzo dei tassi americani e apprezzamento del dollaro hanno acuito i crolli dei listini, con gli investitori che – in assetto risk-off – si sono guardati bene dal tenere investiti i loro risparmi su questi mercati a più alto rischio. Quali sono le prospettive per il nuovo anno?

L’outlook per il 2023


A guardare le proiezioni del pil per l’anno prossimo, non si direbbe che si tratta di prospettive molto buone. S&P Global Ratings ha abbassato le previsioni di crescita del pil reale per i mercati emergenti al 3,8% nel 2023 (era il 4,1%). La revisione al ribasso della crescita riguarda tutti gli EM ad esclusione di Cina e Arabia Saudita, con la maggior parte delle economie che si espanderà al di sotto dei propri tassi tendenziali di lungo periodo. Le previsioni per il 2024 e il 2025 rimangono invece sostanzialmente invariate, con una media del 4,3%. Quanto all’aumento dei prezzi, l’inflazione in questi paesi sembra aver superato il picco o sta per raggiungerlo. Tuttavia, sebbene si preveda che nel prossimo anno l'inflazione si riduca nella maggior parte dei Paesi emergenti nel 2023 dovrebbe rimanere al di sopra dei rispettivi obiettivi di molte banche centrali dei Paesi emergenti. Pertanto, è probabile che i tassi di politica monetaria rimangano elevati per il momento.


Meglio giocare in difesa

 

Insomma per i paesi emergenti si tratta di un contesto macro non facile, a cui si sommano le incertezze legate all’evolversi della situazione geopolitica. Per Gabriel Debach, è dunque difficile ipotizzare modifiche sostanziali di portafoglio nel breve termine. “Fintanto che non si avrà maggiore cognizione sul percorso da parte della Federal Reserve e dell’inflazione, probabilmente dopo la prima metà dell’anno, potrebbe essere preferibile giocare ancora in difesa, sia per le economie sviluppate che per quelle emergenti” commenta Debache che sottolinea come sia meglio per il momento restare sui listini ancora positivi, come Messico e Qatar. “Il Messico oltre a beneficiare del calo della sua valuta nei confronti del dollaro, offre una maggiore esposizione nel suo paniere su beni di prima necessità e finanziari mentre il Qatar sui settori finanziari e industriali” continua l’analista.


Le opportunità del secondo semestre 2023


Il contesto di mercato potrebbe tuttavia mutare da giugno in avanti. “Verso la metà del prossimo anno si potrebbe tuttavia monitorare maggiormente uno spostamento più offensivo, con un indice MSCI EM scambiato attualmente a circa 11 volte le stime sugli utili. Ciò è in netto contrasto con l'indice S&P 500, che vanta ancora un rapporto prezzo/utili a termine di 17.7” spiega Debach che conclude “Risultano maggiormente interessanti soprattutto la Cina, con un forward P/E di circa 8x, la quale potrebbe beneficiare della ripresa dei consumi repressi dalla politica zero-Covid. Pechino che potrebbe portare alla ribalta il mercato asiatico, principale motore della crescita globale attesa per il 2023 stando al FMI e Ocse. Sul mercato africano potrebbe essere interessante anche il Sud Africa con la sua maggiore esposizione ciclica (finanziario, materiali e consumo discrezionale)”.

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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