Michael Spence: “L’inflazione? Sarà una minaccia persistente”

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda, Chiara Samorì
3.7.2023
Tempo di lettura: 5'
Spirale dei prezzi e recessione. Digitalizzazione e (de)globalizzazione. Transizione climatica e convergenza tra Nord e Sud del mondo. Sono i temi che affronta il Premio Nobel Michael Spence in questa intervista a We Wealth.

Per Michael Spence, “i tassi di interesse di equilibrio dopo la lotta all'inflazione saranno essenzialmente più alti rispetto al passato.

“La rivoluzione digitale influenzare la produttività: è senza dubbio deflazionistica. Pensiamo a ChatGpt, di OpenAI, che, tra le altre cose, può scrivere software, almeno pezzi di software: questo è solo un piccolo esempio dell'impatto che può avere in termini di aumento della produttività”

Spirale dei prezzi e recessione. Digitalizzazione e (de)globalizzazione. Transizione climatica e convergenza tra Nord e Sud del mondo. Sono i grandi temi che condizionano il quadro economico, lungo la traiettoria – incerta più che mai - tra breve e lungo termine. We Wealth ne ha parlato con Michael Spence, il vincitore del Premio Nobel per l’Economia nel 2001, insieme a Joseph Stiglitz e George A. Akerlof.


L’economia dei paesi sviluppati ha subito nell’ultimo anno una forte scossa dovuta al ritorno dell’inflazione, a livelli che non si vedevano da 40 anni. La reazione delle banche centrali è stata violentissima. Stati Uniti ed Eurozona riusciranno a evitare una recessione più grave?
Se le autorità monetarie esagerano, avremo sicuramente una recessione. A essere onesti, il sentiment varia in continuazione. Credo però ci sia una cosa importante da dire, i mercati stanno chiaramente facendo una scommessa: che la battaglia contro l’inflazione sarà dura, ma una volta conclusa, torneremo al mondo che abbiamo conosciuto prima. A quel punto le banche centrali cominceranno a ridurre drasticamente i tassi di interesse e così via. Nessuno sa con certezza come andranno le cose, ma onestamente non credo che questo sia ciò che accadrà. Penso che vivremo in un mondo in cui l'inflazione è una minaccia persistente, in cui i costi del capitale saranno più alti. E che i tassi di interesse di equilibrio dopo la lotta all'inflazione saranno essenzialmente più alti.


Digitalizzazione e transizione energetica sono tra le forze più dirompenti che stanno plasmando la crescita economica. la prima è deflattiva, l’altra è, al contrario, inflattiva. A sua volta, una terza forza, il processo di de-globalizzazione in corso, è inflattiva...quale sarà l’effetto composito di queste diverse forze sull’economia?
La rivoluzione digitale influenzare la produttività: è senza dubbio deflazionistica. Pensiamo a ChatGpt, di OpenAI, che, tra le altre cose, può scrivere software, almeno pezzi di software, e questo è solo un piccolo esempio dell'impatto che può avere in termini di aumento della produttività. Per quanto riguarda la frammentazione, la de-globalizzazione, questa è chiaramente una forza inflazionistica. È una parte importante del motivo per cui l'economia globale non si sta comportando come negli ultimi 40 anni.



Se esaminiamo il rapporto tra inflazione e transizione climatica, però, scopriamo che è un po' più complesso. Da una parte c’è la necessità di mobilitare enormi capitali per trasformare i nostri sistemi energetici: le stime superano i 3.000 miliardi di dollari l'anno. Si tratta di una domanda aggregata aggiuntiva che potrebbe certamente aumentare la pressione inflazionistica. Tuttavia, ci sono altre dimensioni dell'agenda della sostenibilità che non sono inflazionistiche o forse si muovono addirittura nella direzione opposta: prendiamo ad esempio l'efficienza energetica, che significa essenzialmente far funzionare la nostra economia con un livello molto più basso di domanda di energia, indipendentemente dal fatto che sia verde o a combustibile fossile: questo è deflazionistico, giusto? Al contrario, le reti intelligenti che rappresentano un pezzo della storia dell'efficienza energetica, portano nella direzione opposta. La storia dell'inflazione in relazione alla sostenibilità, insomma è un po' più complicata delle altre due citate. Tirare le somme è davvero difficile. Se dovessi farlo, direi che le forze inflazionistiche domineranno nel breve e medio periodo, mentre quelle deflazionistiche impiegheranno più tempo per entrare in azione.


Se paragona la situazione odierna con il mondo che descrisse 10 anni fa nel suo libro The next convergence: the future of economic growth in a multispeed world, ipotizzando una convergenza delle economie in via di sviluppo verso i paesi sviluppati, cosa la sorprende maggiormente?

Ci sono molte cose...Sono ancora piuttosto ottimista per quanto riguarda il processo di convergenza, in parte perché le economie emergenti, almeno la maggior parte di esse, sono molto più resilienti di un tempo. Sono Paesi a medio reddito, hanno più risorse e hanno risposto alla pandemia abbastanza bene. Il più grande aspetto che non abbiamo previsto – in relazione al progresso economico e alle prospettive di un benessere diffuso praticamente ovunque nel mondo è sicuramente la portata e la profondità della rivoluzione digitale.


C’è un’altra cosa che non abbiamo previsto. Abbiamo dato per scontato che le caratteristiche di base del sistema commerciale multilaterale, che ha permesso una crescita così ampia nel mondo in via di sviluppo, sarebbero durate. Non abbiamo quindi previsto il grado di frammentazione delle tensioni, talvolta definito come globalizzazione parziale, a cui stiamo assistendo. Si tratta di uno sviluppo molto preoccupante.


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Penso ancora che la convergenza sia probabile, ma l'eccezione, a mio avviso, è rappresentata dai Paesi a basso reddito. È importante per l’Europa perché molti si trovano proprio a Sud del Vecchio continente. E il motivo per cui sono preoccupato è che, oltre alle normali sfide da affrontare, come la governance e la necessità di assicurare livelli di investimento sufficientemente elevati, questi Paesi hanno tassi di fertilità e profili demografici estremamente elevati, molto difficili da gestire, anche con modelli di crescita potenti. A questo si aggiunge la pandemia, che è stata un duro colpo, non solo dal punto di vista medico-sanitario, ma anche in termini di risorse fiscali impegnate.


E poi ci sono gli shock climatici che li stanno colpendo nuovamente, e che devono affrontare con risorse molto più limitate rispetto ai Paesi più ricchi, a reddito medio-alto o sviluppati. Tutto questo comincia ad assomigliare a una tempesta perfetta. Penso quindi che ci sia un grande lavoro da fare per assicurarsi che questi Paesi non vadano alla deriva e non si mettano in una posizione tale da non poter partecipare al processo di convergenza.

 

Articolo tratto dal numero di giugno del Magazine We Wealth

 

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda, Chiara Samorì
Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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