L'azionario italiano è ora il più gettonato d'Europa fra i gestori

Alberto Battaglia
15.12.2021
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L'ultimo global & european fund manager survey di BofA ha mostrato il sorpasso del mercato tricolore su quello tedesco

Secondo gli asset manager globali sondati da BofA il principale rischio per il 2022 saranno le strette monetarie attese dalle banche centrali, mentre si riduce il timore dell'inflazione

Secondo il sondaggio effettuato a inizio dicembre è salita in modo evidente la percentuale di gestori che teme di ritrovarsi in ritardo nella riduzione della componente azionaria in portafoglio. Nel frattempo, è salita l'allocazione su liquidità e bond: sono scelte che tradiscono una maggiore prudenza sulle prospettive dell'azionario

Dopo un 2021 fitto di successi sportivi, i gestori europei vedono per l'Italia un fiorente 2022: questa volta in Borsa. Nell'ultimo sondaggio dei fund manager globali ed europei di Bank of America, infatti, l'azionario italiano ha conquistato la vetta delle preferenze fra i mercati del Vecchio Continente, scavalcando quello tedesco. Il 22% netto dei gestori intervistati nel Vecchio Continente ha dichiarato che attribuirà alle azioni italiane un peso superiore nel portafoglio, davanti alle azioni tedesche (12%) e francesi (sotto al 10%). La visione è particolarmente negativa, invece per il mercato Svizzero, “sottopesato” dal 33% degli intervistati, ma anche per Regno Unito e Spagna.

A sostenere le aspettative rialziste per le azioni italiane è probabilmente anche la visione positiva sul comparto bancario e assicurativo, il cui peso è particolarmente rilevante sul listino milanese.

Lo sguardo globale sui mercati ha messo in luce maggiori cautele sul futuro dei mercati azionari da parte dei gestori. Il 42% degli intervistati ritiene che la stretta monetaria delle banche centrali sarà il principale rischio del 2022. Il fatto che le politiche si faranno meno accomodanti è in qualche modo auspicato dagli stessi gestori: sei su dieci, infatti, giudicano gli attuali provvedimenti delle banche centrali come troppo espansivi. Infatti, parte delle pressioni inflazionistiche osservate, in particolare negli Usa, possono essere attribuite alla combinazione dell'espansione monetaria e della spesa pubblica, che  hanno alimentato la domanda Oltreoceano più di quanto non si sia osservato in Europa.



Le strette monetarie di solito non favoriscono la crescita economica e i mercati azionari. Non stupisce, quindi, se l'allocazione di portafoglio si è fatta più prudente rispetto a novembre: in un mese la componente cash è stata incrementata del 14% a un 36% sovrappeso netto – i massimi livelli dal maggio 2020. L'esposizione ai bond è aumentata, invece, di 6 punti con un sottopeso netto del 63%. Parallelamente, si è ridotta l'esposizione all'azionario con un calo di 12 punti al 46% di sovrappeso netto – il minimo dall'ottobre 2020. Insomma, più cash e bond, meno azioni.

Non solo: fra le preoccupazioni dei gestori europei è più che raddoppiata, nell'ultimo mese, quella di ridurre la componente azionaria troppo tardi, con il rischio di disperdere parte dei guadagni (dal 9 al 23%). A prevalere, però, è ancora il timore opposto: quello di vendere azioni troppo presto, lasciando sul terreno parte dei futuri rialzi (in calo dal 44 al 42%).



Infatti, nonostante le crescenti cautele, la maggioranza dei gestori europei resta rialzista sull'azionario del Vecchio Continente per i prossimi mesi: il 28% degli intervistati ritiene che il rally proseguirà fino al quarto trimestre, mentre solo il 15% ritiene che il picco sarà raggiunto entro il prossimo marzo e un ancor più esiguo 10% sostiene che le azioni europee abbiano già toccato i massimi.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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