Investimenti: l’inflazione preoccupa più della guerra in Ucraina

Sara Silano
Sara Silano
1.6.2022
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Secondo le stime Morningstar, gli investitori escono dai fondi obbligazionari e puntano sui titoli ad alto dividendo per generare reddito. In uno scenario di inflazione e guerra, la preferenza va anche agli strumenti sull’oro e alle strategie bilanciate e alternative

Gli investitori in fondi sembrano essere più preoccupati dell’inflazione che delle conseguenze sui mercati azionari dell’invasione russa in Ucraina. Secondo le stime Morningstar sui flussi nei fondi europei, il reddito fisso sta subendo pesanti riscatti dall’inizio dell’anno, mentre i comparti azionari stanno resistendo meglio alle notizie economiche e geopolitiche.


Nel solo mese di aprile, sono usciti dai fondi obbligazionari 2,7 miliardi di euro, portando il bilancio da gennaio a -38,28 miliardi. Per contro, l’azionario ha raccolto 1,27 miliardi netti ad aprile e oltre 41 miliardi da inizio anno. L’equity era riuscito a chiudere in positivo anche a febbraio, quando è scoppiato il conflitto in Ucraina, mentre il reddito fisso aveva subito riscatti consistenti. Marzo è stato il mese peggiore per i timori di una escalation militare e di un rallentamento dell’economia associato all’aumento dell’inflazione. 


I flussi nei fondi europei negli ultimi sei mesi suddivisi per asset class


Non solo fondi azionari

Nel complesso i fondi a lungo termine domiciliati in Europa hanno raccolto oltre 44 miliardi nei primi quattro mesi dell’anno. Oltre agli azionari, hanno contribuito al risultato i bilanciati (+30,18 miliardi) e gli alternativi. Questi ultimi stanno conoscendo un periodo di rinnovata popolarità, dopo anni sottotono. In un contesto di ribassi generalizzati per le Borse e il mercato del credito, gli investitori cercano, probabilmente, di diversificare con strumenti decorellati dalle asset class tradizionali. In effetti, alcune strategie, come i systematic trend o i market neutral, sono state tra le poche con performance positive nel primo trimestre, ma con una grande dispersione dei rendimenti, per cui ci sono prodotti che sono andati meglio e altri che sono andati peggio all’interno dello stesso gruppo di riferimento.


Rifugio d’oro

La ricerca di protezione ha favorito gli strumenti specializzati sui metalli preziosi, in particolare gli Etc (Exchange traded commodity) sull’oro, che dall’inizio dell’anno hanno raccolto 7,4 miliardi di euro. Gli investitori, però, ora devono fare i conti con la forza del dollaro. Dopo essersi avvicinato ai 2 mila dollari lo scorso 18 aprile, il lingotto è sceso in seguito alle dichiarazioni della Federal reserve sulla necessità di un rialzo dei tassi più aggressivo per combattere l’inflazione. 


Caccia ai dividendi

Con i mercati obbligazionari avari di risultati, gli investitori orientati al reddito guardano sempre con maggior favore ai fondi azionari specializzati sui titoli ad alto dividendo. Secondo le stime Morningstar, la categoria Global equity income ha incassato 3 miliardi netti in aprile, il miglior mese da quando sono disponibili i dati (2007). Da gennaio, i flussi netti sono stati di 9,7 miliardi, un ammontare che è superiore al totale dei precedenti otto anni. 


D’altra parte, la dinamica delle cedole appare positiva. Secondo l’ultimo Janus Henderson global dividend index, la crescita è stata dell’11% su base nominale nel primo trimestre, per un totale di 302,5 miliardi di dollari, un “vero e proprio record”, scrive in una nota la società proprietaria dell’indice. “L’aumento è in parte dovuto alla normalizzazione dopo le perturbazioni causate dalla pandemia”. Nel primo trimestre del 2021 si erano registrati notevoli tagli delle cedole, quindi tale periodo fornisce una base relativamente bassa per il confronto. Tuttavia, continua la nota, il risultato del primo trimestre “riflette anche l’importante rimbalzo economico post-Covid che ha avuto luogo in gran parte del mondo tra il 2021 e l'inizio di quest'anno. A livello globale, l'81% delle società che hanno distribuito dividendi nel primo trimestre li ha incrementati su base annua e un altro 13% li ha mantenuti stabili”.


Prospettive future per i dividendi

Janus Henderson ha anche rivisto al rialzo le previsioni per l’intero anno, portandole a 1.450 miliardi di dollari, anche se riconosce che l’incertezza economica e geopolitica potrà avere un impatto sugli utili e le decisioni aziendali in futuro.


“L'impatto sui dividendi si manifesterà probabilmente dopo il 2022, ma è importante ricordare che i dividendi sono molto meno volatili degli utili”, dice Jane Shoemake, client portfolio manager del global equity income di Janus Henderson. “Di solito questi ultimi oscillano notevolmente nel corso del ciclo economico, mentre i dividendi tendono a essere più stabili. Il fatto che le cedole abbiano già superato i massimi pre-pandemici è in linea con una tendenza a lungo termine che evidenzia come esse siano una fonte affidabile di crescita del reddito nel tempo. Inoltre, questo implica che i dividendi forniscono una certa protezione contro l'inflazione”.

Opinione personale dell’autore
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È editorial manager di Morningstar e specialista sui temi della sostenibilità. Laureata in Scienze della comunicazione, indirizzo giornalistico all'Università di Torino, è in Morningstar dal 2003. In precedenza, ha lavorato in Bloomberg Investimenti e Bloomberg News. Silano ha 20 anni di esperienza nell'analisi dell’industria finanziaria. Nel 2018 ha vinto il State Street Press Awards.

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