Imposta di successione: quali prospettive per l'Italia e l'Ue?

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Nicola Dimitri
6.7.2022
Tempo di lettura: 3'
Per agevolare i contribuenti nelle successioni cross-border si auspica a un miglior coordinamento dei sistemi fiscali degli Stati membri

Imposte sulla successione molto alte generano effetti negativi sulla propensione al risparmio

In molti paesi europei non si applicano imposte sulla successione

La Commissione europea, l’organo esecutivo tra le Istituzioni dell’Ue, come ogni anno ha pubblicato un corposo report per fare il punto sui principali aspetti fiscali che involgono i sistemi degli Stati membri, al fine di valutarne le performances e le tendenze e individuare le prospettive di miglioramento di politica fiscale.

Come emerge dal rapporto, le conseguenze della pandemia e l'impatto della guerra hanno avuto un peso sulle economie degli Stati membri e sulle prestazioni dei sistemi fiscali nazionali. Ma, oltre a situazioni improvvise ed esterne, quale appunto l’imperversare del virus o l’instabilità politica del conflitto, ci sono fattori “endemici” che non solo rendono i sistemi fiscali poco efficienti ma anche poco equi, a danno dei contribuenti.

Un punto che mette in evidenza questo aspetto è quello sulle imposte sulle successioni. Per un verso, i contribuenti che hanno a che fare con successioni cross-border si scontrano con numerose problematiche, che tra le altre cose riguardano il fatto che i paesi membri applicano diverse aliquote e metodi di valutazione; per un altro, come rilevato dalla Commissione, le imposte di successione/donazione colpiscono principalmente la classe media, in quanto le famiglie molto ricche hanno più probabilità di gestire il costo della successione attraverso un’oculata strategia di pianificazione successoria e patrimoniale.

Benché la maggior parte dei Paesi prevedono delle imposte sulla successione, in Europa molti Stati non ne applicano: si tratta di Romania, Malta, Cipro, Austria, Estonia, Lituania, Norvegia, Slovacchia, Svezia e Portogallo.

In Italia, invece, le aliquote e le franchigie stabilite per l’imposta sulle successioni e donazioni sono perviste dall’art. 2, comma 48, del D.L. n. 262 del 2006 e si applicano dal 4% - per i trasferimenti effettuati in favore del coniuge o di parenti in linea retta (ascendenti e discendenti) da applicare sul valore complessivo netto, eccedente per ciascun beneficiario, la quota di 1 milione di euro -, fino all’8% - per i trasferimenti in favore di tutti gli altri soggetti da applicare sul valore complessivo netto trasferito, senza applicazione di alcuna franchigia -.


E invero, come messo in evidenza da un recente studio condotto anche sulla scorta di alcuni dati pubblicati dalla Bce e dalla Commissione europea, gli sviluppi demografici in atto in tutti i Paesi europei, che portano ad un generalizzato invecchiamento della popolazione, lasciano presumere che nel giro di pochi anni il gettito ricavato dalle imposte sulla successione potrebbe aumentare considerevolmente: si stima che il gettito per questa voce potrebbe raddoppiare nel 2050 in Francia e Germania.  Ancor prima per l’Italia e la Finlandia: questi due paesi potrebbero raddoppiare le entrate dovute alle imposte sulla successione già a partire dal 2040.

Alla luce di questo trend, per garantire più equità e facilitare le successioni cross-border e ridurre il divario che intercorre tra Stati europei che applicano imposte molto alte e Stati che non ne prevedono, occorre riformare i sistemi fiscali, prevedendo delle esenzioni per le successioni di basso valore e coordinando la tassazione delle successioni e delle donazioni in ambito europeo.

Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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