Gli economisti ora vedono una Bce più falco, più in fretta

Alberto Battaglia
15.7.2022
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Secondo un nuovo sondaggio gli economisti credono che il tasso sui depositi raggiungerà l'1,25% già a marzo: in un mese le aspettative sono cambiate

Il prossimo 21 luglio la Bce ha annunciato il primo rialzo dei tassi dal 2011: dovrebbe essere di 25 punti base, secondo quanto annunciato in via ufficiale. Ma non si esclude un rialzo più drastico

L'80% degli economisti sondati crede che lo scudo anti-spread avrà condizionalità limitate, nonostante le riserve della Bundebank

L'inflazione sale più in fretta del previsto in Europa e altrettanto faranno, secondo l'ultimo sondaggio degli economisti realizzato da Bloomberg, anche i tassi d'interesse della Banca centrale europea. Secondo l'ultima rilevazione condotta fra l'8 e il 13 luglio, il tasso sui depositi su cui si attesterà la Bce il prossimo marzo sarà dell'1,25% (dal -0,5% attuale). Appena lo scorso giugno la media degli economisti vedeva, nel marzo 2023, un ben più moderato tasso dello 0,5%, che solo in seguito, nel settembre del prossimo anno, avrebbe raggiunto un picco dell'1%. 


Quella che ora gli economisti si aspettano è una Bce più "falco" e più rapida nelle sue decisioni. Il prossimo 21 luglio, stando ai verbali della scorsa riunione, il Consiglio direttivo avrebbe convenuto un rialzo da 25 punti base, successivamente anticipato in via ufficiale in più di una dichiarazione della stessa presidente Christine Lagarde. Alla luce di un'inflazione giunta all'8,6%, secondo le stime preliminari di Eurostat su giugno, alcuni analisti, come Carsten Brzeski di ING, non escludono che i falchi possano ottenere un rialzo da mezzo punto già da questo mese. 

La partita dello scudo anti-spread entra nel vivo

L'appuntamento della Bce, però, è molto atteso anche per un'altra ragione. Il board, infatti, dovrebbe rendere noti nuovi dettagli sul funzionamento del meccanismo di anti-frammentazione cui i mercati guardano con estrema attenzione per capire su quanta potenza di fuoco la Bce potrà contare nella sua battaglia per contenere gli spread sul debito dei Paesi membri più vulnerabili (come l'Italia). A tal proposito il 90% degli economisti intervistati da Bloomberg ritiene che lo scudo anti-spread verrà creato con disponibilità illimitate, caratteristica che dovrebbe scoraggiare qualsiasi speculazione da parte degli investitori.  


Nelle ultime settimane era emersa una certa distanza fra la posizione di Lagarde e quella del presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, secondo il quale il nuovo strumento dovrebbe entrare in azione con numerosi paletti. Uno di questi è che i Paesi che andranno a beneficiare di acquisti aggiuntivi del proprio debito da parte della Bce dovranno impegnarsi a garantire finanze pubbliche solide. Ossia, vincoli sulle politiche di bilancio che impedirebbero ai governi spese “allegre” indirettamente a carico della Bce. 

Fra gli economisti prevale la fiducia nel fatto che lo scudo anti-spread avrà condizionalità limitate e che quindi potrà entrare in azione in modo abbastanza flessibile. Il Meccanismo di Protezione della Trasmissione, questo il nome ufficiale, potrà essere attivato con condizioni leggere secondo l'80% degli economisti intervistati. Non solo: per due terzi degli economisti annunciare lo scudo non sarà sufficiente, ma verrà utilizzato nel concreto (a differenza delle Omt introdotte dalla Bce di Draghi ai tempi della crisi dell'euro del 2011-12). 


Considerando l'obiettivo di domare l'inflazione, quasi tutti gli intervistati si aspettano che gli acquisti legati al nuovo strumento saranno sterilizzati e che quindi non aumenteranno la moneta in circolazione. Del resto, uno scudo anti-spread con le mani legate da troppi vincoli o troppo “oneroso politicamente” (come ad esempio è il Mes) finirebbe con il mancare l'obiettivo che si è dato: sedare spinte speculative sul debito di Paesi come l'Italia, la Grecia o il Portogallo.


 "Il progetto del nuovo strumento lascerà la massima discrezionalità al Consiglio direttivo”, ha dichiarato all'agenzia americana Kristian Toedtmann, economista di Dekabank, “rimanendo deliberatamente vaghi, i banchieri centrali sperano che, da un lato, la sola esistenza di questo strumento sia sufficiente a evitare turbolenze sui mercati finanziari e, dall'altro, che gli acquisti di titoli di Stato non siano abbastanza frequenti da avvalorare le accuse di finanziamento monetario".


Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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