Geopolitica, gli errori che l'Occidente non deve ripetere

Alberto Negri
Alberto Negri
15.2.2022
Tempo di lettura: 5'
Le società europee vivono accanto a mondi che non conoscono il concetto di normalità ormai da decenni. Siria, Palestina, Libano, Iraq, Tunisia, Egitto, Afghanistan sono tutti esempi dolorosi degli sbagli commessi dall'Occidente
Inutile girarci intorno: la “normalità” possiamo scordarcela, almeno per il momento. Siamo nell'era Covid-19 e non si vede ancora la luce. Dobbiamo adattarci a strategie di sopravvivenza, cosa che del resto ha contrassegnato gran parte della storia dell'umanità. Del resto la normalità è un concetto piuttosto relativo che la società occidentale ha sviluppato dopo la seconda guerra mondiale grazie a un sistema di rapporti di forza - militari, economici e culturali - che sembrava ci desse ragione su tutta la linea, quando nell'inverno di 30 anni fa fu liquidata l'Unione Sovietica. Ma ad un'analisi più profonda - chi scrive ha trascorso 35 anni come inviato di guerra in Medio Oriente, Nordafrica, Balcani, Africa e Asia centrale - si realizza che la normalità è sempre stata un privilegio di una piccola parte dell'umanità.
In realtà le società europee vivono accanto a mondi che la normalità non la conoscono da decenni e forse non l'hanno mai vissuta. Proviamo a fare un breve giro d'orizzonte tra i nostri vicini di casa. Prendiamo la Siria dove nel 2011 tutti volevano abbattere Bashar Assad: il Paese è ancora in guerra e sotto sanzioni internazionali. Lo occupano eserciti stranieri: la Turchia nel Nord, la Russia che appoggia il regime di Damasco, gli Stati Uniti che controllano i pozzi petroliferi. Ma è stata mai normale la vita della Siria? Nel 1967 perse nella guerra contro Israele le alture del Golan che sono ancora occupate e annesse allo stato ebraico. Un'annessione riconosciuta da Trump in violazione delle risoluzioni Onu ma che nessuno ormai contesta più, neppure il democratico Biden che ha accettato anche Gerusalemme come capitale. Vi sembra normale? Ormai nessuno ci fa più caso.
Neppure l'espansione delle colonie israeliane in Palestina viene più seriamente contestata: nessuno osa mettere Israele sotto sanzioni. Allo stesso tempo si continua a ripetere la formula dei “due popoli due stati”, ben sapendo che ormai è priva di senso perché i territori palestinesi sono a brandelli e privi di ogni continuità territoriale che possa minimamente garantire la parvenza di uno stato. Ma se nessuno contesta l'annessione del Golan, tutti in Europa e negli Usa sono contro l'annessione russa della Crimea avvenuta nel 2014. Eppure l'annessione della Crimea è avvenuta senza sparare un colpo ed è stata seguita da un referendum favorevole votato dal 95% della popolazione. Inoltre la Crimea, come sappiamo bene, è storicamente parte della Russia che Krusciov alienò attaccandola discutibilmente all'Ucraina, sua patria di origine. Eppure per questo Mosca è sotto sanzioni da anni e pretendiamo pure che ci ringrazi se facciamo aderire Kiev all'Alleanza Atlantica. Cioè se le entriamo alle porte di casa con basi militari e missili.

Non intendo dilungarmi sulla situazione disastrosa dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Ma tutti abbiamo sotto gli occhi le condizioni disperate del Libano, dell'Iraq, della Tunisia, dell'Egitto, della Libia. A un decennio dalla “primavere arabe” abbiamo davanti popoli privi di democrazia e in condizioni economiche e sociali disastrose. La stessa Turchia, che si è lanciata in avventure militari in Siria, Libia, Caucaso, oscilla su un precipizio economico e finanziario preoccupante. Nessuno qui ama Erdogan, ma se la Turchia, che ospita milioni di profughi, dovesse crollare si capisce perfettamente quali effetti devastanti si produrrebbero alle frontiere europee. La verità è che la “normalità” europea e americana non ne ha imbroccata una. A partire da quando siamo andati in Afghanistan nel 2001 dopo l'11 settembre, da dove ci siamo ritirati in agosto in maniera drammatica. Poi abbiamo voluto esportare la democrazia in Iraq nel 2003 e sappiamo come è andata a finire. Per non parlare della Libia nel 2011 dove francesi, inglesi e americani hanno fatto fuori Gheddafi e un intero Paese. E in Siria abbiamo lasciato che nel 2011 la Turchia e le monarchie arabe facessero affluire jihadisti e tagliagole da tutto il mondo musulmano, per poi rendersi conto che l'Isis e i suoi epigoni portavano attentati nel cuore di tutta l'Europa.

Sono tutte cose “normali” queste? No che non sono normali. Sono espressioni di un delirio di onnipotenza occidentale che ha voluto imporre la sua visione del mondo senza alternative. Ora che con la pandemia la “normalità” è stata messa in pericolo - e si teme persino che per molto tempo non possa tornare - c'è da sperare che qualche barlume di intelligenza si faccia strada anche dalle nostre parti. “L'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”, cantava Lucio Dalla.

 

(Articolo tratto dal numero di gennaio di We Wealth)
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È stato inviato speciale e corrispondente di guerra del Sole 24 Ore negli ultimi 30 anni per le zone Medio Oriente, Africa, Asia Centrale e i Balcani. Nel 2009 ha vinto il premio giornalistico Maria Grazia Cutuli, nel 2015 il premio Colombe per la pace. nel 2016 il premio Guidarello Guidarelli e nel 2017 il premio Capalbio saggistica per il libro "Il Musulmano Errante".
Oggi è Senior Advisor dell’ISPI, Istituto degli Studi di Politica Internazionale.

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