È l'ora dell'educazione finanziaria (che dà forza anche ai consulenti)

Laura Magna
Laura Magna
17.6.2021
Tempo di lettura: 3'
Ogni italiano dovrebbe possedere le competenze per essere in grado di costruire da sé il proprio portafoglio diversificato e con adeguato profilo di rischio/rendimento. Ci spiegano perché Alessandro Moretti e Danilo Zanni, soci fondatori di IoInvesto Scf

Consob ce lo ricorda ogni anno: siamo ignoranti sui concetti, anche basici, della finanza. Il gap deve essere colmato per investire consapevolmente e anche per approcciarsi in maniera corretta anche ai professionisti della consulenza finanziaria

Al mondo della consulenza sono spesso i figli (Millennial e Gen Z) ad avvicinare i genitori. Facendo loro scoprire un mondo fee-only che ancora guardano con sospetto

La conoscenza finanziaria è la conditio sine qua della resilienza finanziaria. Ed è l'unica via per arrivare a fare scelte equilibrate ed economicamente efficienti. In un mondo ideale tutti dovrebbero essere in grado di gestire il proprio patrimonio applicando le regole base della diversificazione e del rischio/rendimento. Tutti consulenti finanziari? “Sarebbe come dire che diventiamo tutti piloti di Formula 1: no, ma tutti o quasi siamo in grado di guidare l'auto. Invece sulla finanzia in Italia esiste un inspiegabile e resistente tabu che va rimosso, con la distribuzione della conoscenza”. A dirlo a We Wealth è Alessandro Moretti, insieme a Danilo Zanni socio fondatore di IoInvesto Scf, società di consulenza indipendente che si occupa anche di formazione (con la Masterclass Formazione Consulente ha formato 220 aspiranti consulenti di cui 80 hanno già superato l'esame), e ha un portale di educazione finanziaria e una community di oltre 500mila appassionati online.

Italiani, popolo di ignoranti finanziari


I dati sulle scarse conoscenze finanziarie degli italiani sono noti: li conferma Consob nell'ultimo Rapporto sulla ricchezza delle famiglie italiane. Un dato su tutti (ma potremmo citarne molti altri): solo il 27% di intervistati è in grado di identificare correttamente il concetto di diversificazione di portafoglio.
Eppure la conoscenza è ciò che serve ad affrontare gli imprevisti e a proteggersi dai rischi. Lo ha dimostrato il Covid: un'indagine Doxa ha misurato che cui tre famiglie su 10 intervistate tra maggio e giugno 2020 avrebbero avuto difficoltà ad affrontare una spesa imprevista di 2000 euro. Ma secondo Consob quella percentuale di famiglie in difficoltà si abbassa (dal 30% intorno al 18%) se teniamo conto solo degli intervistati con un livello di alfabetizzazione finanziario più alto.
Ma c'è dell'altro. “Conoscere quello che si sta facendo – continua Moretti – aiuta a risparmiare. Abbiamo misurato nella gestione di portafogli in sei mesi un risparmio di un milione in commissioni su 100 milioni di euro di patrimonio, a parità di rendimento. Commissioni che i clienti non sapevano di pagare ed erano completamente inutili”.

L'importanza di conoscere l'ammontare delle commissioni


D'altronde anche sulle dinamiche commissionali dietro le attività di vendita e intermediazione finanziaria non brilliamo: è ancora il Rapporto Consob sulla ricchezza delle famiglie italiane a misurare che nel 2019 solo il 30% degli investitori si rivolgeva a consulenti, oggi lo fa il 41%. Eppure, oltre il 40% di questi non sa nemmeno di pagare per il servizio (sa di pagare una commissione di gestione, ma non che questa, per il 70%, finisca al distributore).
Un'ignoranza su cui alcuni operatori hanno marciato a lungo, almeno fino alla promulgazione di Mifid 2, che ha imposto a tutti trasparenza. Ed è la stessa Consob a rilevare che circa la metà degli investitori italiani oggi è disponibile a versare una parcella per la consulenza indipendente.

La conoscenza si basa su due precondizioni: trasparenza e fiducia


Ci sono due pre-requisiti per avvicinare alla conoscenza finanziaria: trasparenza delle informazioni e costruzione della fiducia. “Quando si fa formazione o consulenza, si deve partire da un concetto base – aggiunge Zanni – ovvero che il mercato è imprevedibile. Noi dobbiamo ridurre il rischio di sbagliare, quindi evitare la concentrazione. Diversificare su tutti gli asset, senza prendere nessuna scommessa: nel lungo termine questa strategia paga. Inoltre dobbiamo andare a guardare i costi nascosti di banche e reti, imparando a leggere il contratto per capire se abbiamo perso soldi a causa di inefficienze dei prodotti”. Uno sforzo per cui la Mifid 2 sta fornendo un grande contributo avendo obbligato i produttori e i distributori a emettere report periodici sui costi per i clienti e introducendo il concetto della consulenza fee-only, nel qual caso il costo è dichiarato e non c'è nulla di sommerso.
E poi, è necessario istaurare la fiducia. “Il punto di partenza di ogni strategia di investimento sono gli obiettivi di chi investe – prosegue Zanni - che servono per legare orizzonte temporale, grado di rischio e utilità attesa. Una delle prime domande che bisogna fare al cliente è quanto sia disposto a perdere. Il livello di rischio che si è in grado si sopportare ci restituisce il rendimento a cui si può arrivare. Ma sono tutti concetti che vanno assimilati da chi deve affidare il proprio patrimonio a un consulente”.

Con il fai da te consapevole i piccoli patrimoni crescono


L'educazione finanziaria è utile anche per chi non rientra nella definizione di Hnwi (ovvero ha un patrimonio finanziario inferiore a 500mila euro) e dunque non rientra nei target dei consulenti fee-only. “Tendenzialmente avere un consulente che ti segue richiede un patrimonio consistente per ripagare il costo della parcella – spiega Moretti – se invece si parte dalla propria cultura finanziaria si può provare da soli a costruire un portafoglio corretto e ben diversificato e adeguato agli obiettivi e fare pianificazione finanziaria per arrivare a un patrimonio tale da potersi permettere una figura che ti segua”. Un mito che si sfata: il fai da te è possibile. “Sì, e lo stabilisce il principio di Pareto, secondo cui l'80% dei risultati proviene dal 20% delle azioni”, chiosa Moretti.
Con questa strategia IoInvesto riesce a seguire anche patrimoni decisamente inferiori, a partire da 100mila euro. “Nasciamo come formatori – conclude Zanni – e il modello a rete ci consente di offrire, per chi ha patrimoni non grandissimi, anziché di fare consulenza trentennale, di offrire un percorso di formazione che dura uno o due anni per trasferire i concetti fondamentali della gestione e sfociare in consulenza light con bassa parcella. Perché la persona formata è in grado di fare gran parte delle scelte iniziali da sola”.

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