Cuneo fiscale in Italia: quanto pesa sui dipendenti?

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Nicola Dimitri
4.7.2022
Tempo di lettura: 3'
Nel 2021 l’Italia aveva il quinto cuneo fiscale più alto sia fra i paesi Ocse e sia fra quelli dell’area euro

L’alto cuneo italiano si spiega principalmente con un sistema pensionistico che fino ad ora è stato uno dei più generosi dell’eurozona

In futuro con la piena entrata a regime del sistema contributivo, le pensioni italiane saranno più in linea con quelle del resto d’Europa

Si fa un gran parlare, in particolare nell’ultimo periodo, di cuneo fiscale e di quanto, questo, incida sulla busta paga dei contribuenti.

Ebbene, un report dell’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica di Milano, approfondisce ii tema prendendo a riferimento il cuneo fiscale dei dipendenti italiani.

Occorre, preliminarmente mettere in evidenza che quando si parla di cuneo fiscale si rinvia alla porzione del “costo del lavoro” che, invece di essere trasferito nella paga (netta) dei lavoratori, è assorbito dalle imposte e dalla previdenza.

In linea generale, osserva Ocpi, nel documento dal titolo “Cuneo fiscale per il lavoro dipendente: un confronto internazionale e gli effetti della legge di bilancio 2022”, le componenti delle trattenute che formano il cuneo fiscale sono solitamente tre: si tratta delle imposte sul reddito; dei contributi pensionistici obbligatori a carico del lavoratore (detratti in busta paga dallo stipendio lordo ricevuto); dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro.

A che punto è l’Italia rispetto agli altri paesi?

Come osservato dall’Ocpi, l’Italia nel 2021 deteneva un record non particolarmente virtuoso, posizionandosi al quinto posto tra tutti i paesi Ocse (36 membri Ocse) per cuneo fiscale più alto. Una siffatta circostanza, spiega Ocpi, implica che “per un lavoratore dipendente con uno stipendio lordo medio, il cuneo era del 46,5 per cento, contro una media del 41,4 per cento nell’area euro”.

Le famiglie italiane con un solo stipendio, inoltre, soffrono un cuneo fiscale particolarmente alto, il terzo più alto dell’eurozona. Per le famiglie bi-reddito con due figli, invece, il cuneo fiscale è il quarto più alto. Ad incidere sul peggioramento della posizione italiana rispetto al caso base del lavoratore con stipendio medio sono i trasferimenti dallo Stato, che in Italia sono inferiori alla media

Tuttavia, il fatto che i dipendenti italiani scontino un cuneo fiscale così salato discende dal fatto che fruiscono di un sistema pensionistico piuttosto generoso che, a differenza degli altri Stati, rende meno necessaria una pensione privata integrativa.


Quale trend aspettarsi?

Occorre segnalare all’inizio del 2022 la situazione è andata leggermente migliorando anche grazie ad alcune misure previste a favore di alcune categorie di contribuenti: più nel dettaglio, con l’entrata in vigore a inizio 2022 dell’assegno unico e universale per i figli e del taglio dell’Irpef, il cuneo fiscale è sceso, soprattutto per i lavoratori con redditi medio bassi, di 2-3 punti percentuali, passando “dal 41,2 per cento al 38,6 per i lavoratori con il 67 per cento del reddito medio, dal 37,9 al 35,4 per le famiglie con un solo reddito pari al reddito medio e dal 40,9 al 39,2 per cento per le famiglie con due redditi, uno medio e uno medio-basso. Modesta è invece la riduzione per lavoratori con redditi medi-alti”.

Inoltre, in futuro, con la piena entrata a regime del sistema contributivo, le pensioni italiane saranno più in linea con quelle del resto d’Europa. Il problema, dunque, osserva Ocpi "riguarda le generazioni di mezzo, ossia quelle che pagano contributi elevati per finanziare le pensioni in essere, ma in futuro avranno pensioni notevolmente più basse e più in linea con quelle dei lavoratori del resto d’Europa".

Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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