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Borsa Usa, adesso prevalgono i rialzisti. Pausa-Fed quasi certa | WeWealth

Borsa Usa, adesso prevalgono i rialzisti. Pausa-Fed quasi certa

Alberto Battaglia
13.6.2023
Tempo di lettura: 5'
Il dato sull'inflazione Usa di maggio ha mostrato un rallentamento che dovrebbe motivare la Fed a fermarsi almeno fino a luglio

Con la pubblicazione del dato sull'inflazione di maggio, in rallentamento al 4%, dato più basso da oltre due anni, il consenso sul fatto che la banca centrale americana si prenderà una “pausa” dai rialzi dei tassi è diventato quasi unanime

Il National Association of Active Investment Managers Index, che sonda le aspettative dei gestori di fondi, ha rivelato che nella settimana conclusa il 7 giugno l'esposizione all'azionario statunitense è tornata ai massimi dal novembre 2021

Il mercato si è scrollato di dosso le ultime incertezze sulla probabile decisione della Federal Reserve, in arrivo il 14 giugno: con la pubblicazione del dato sull'inflazione di maggio, in rallentamento al 4%, dato più basso da oltre due anni, il consenso sul fatto che la banca centrale americana si prenderà una “pausa” dai rialzi dei tassi è diventato quasi unanime. La Fed dovrebbe lasciare il range invariato al 5-5,25% il 14 giugno e, nel corso dell'estate, i trader scommettono che ci sarà l'ultimo inasprimento da 25 punti base. In seguito, si prevede una fase di attesa che si prolungherebbe fino alla riunione di dicembre, con il possibile inizio dei tagli.


A ridurre le motivazioni a favore di un ulteriore rialzo dei tassi è stato più l'andamento dei prezzi generale, che non l'inflazione di fondo, il cui ritmo mensile si è mantenuto al +0,4%, come osservato ad aprile e a marzo; su base annua la componente più stabile dell'inflazione, che esclude energia e altre componenti volatili del paniere, è cresciuta del 5,3%. Si è mantenuto stabile anche il ritmo mensile dei rincari sul fronte dei servizi (+0,4%), mentre i costi abitativi hanno allungato nuovamente il passo (+0,6% mensile, da +0,4%). Rispetto a un anno fa, l'energia costa l'11,7% in meno alle famiglie americane e questa componente della spesa rappresenta, in questa fase, il principale “freno” all'inflazione generale. Ma mentre si risparmia sul pieno di benzina (-19,7%) o sull'auto usata (-4,2%), però, si paga di più per quasi tutto il resto. In particolare, i costi abitativi, che pesano circa un terzo del paniere, sono saliti in un anno dell'8%. Con un mercato del lavoro ancora molto forte, il potere contrattuale dei lavoratori potrebbe incoraggiare adeguamenti salariali e contribuire a una lenta normalizzazione dell'inflazione di fondo.


Inflazione Usa di maggio, la reazione di mercato

Con la prospettiva di un mantenimento dei tassi sui valori attuali Wall Street ha aperto la seduta del 13 giugno in rialzo di circa mezzo punto, nelle prime ore della mattinata newyorchese. L'S&P 500 ha così rivisto i livelli dell'aprile 2022. Parallelamente il dollar index, che sintetizza la forza della moneta americana rispetto alle principali divise, si è indebolito dello 0,37% a 103,29 punti.

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Un ottimismo in crescita

Dopo il calo di inizio marzo, dovuto al tracollo di alcune banche regionali, la Borsa americana si è mossa in costante rialzo, spingendo investitori professionali e consumatori a rasserenare le proprie previsioni sul futuro andamento dei mercati – a dispetto delle possibilità di recessione temute da alcuni analisti. Il National Association of Active Investment Managers Index, che sonda le aspettative dei gestori di fondi, ha rivelato che nella settimana conclusa il 7 giugno l'esposizione all'azionario statunitense è tornata ai massimi dal novembre 2021, portandosi al 90% e con un netto progresso dal 53,9% precedente. 


L'Investors Intelligence Advisors’ Sentiment Report, che invece fotografa le aspettative dei consulenti finanziari americani, ha mostrato il sentiment più rialzista mai visto dal gennaio 2022. Infine, il American Association of Individual Investors Sentiment Survey, focalizzato sugli investitori individuali, ha mostrato per la prima volta dal novembre 2021 una prevalenza di previsioni “toro” a inizio giugno: i rialzisti sono stati il 44,5%, contro il 24,3% di parere opposto.


Sulle sorti dell'economia americana, che sembra aver ancor patito poco l'impatto dei rialzi di tassi operati fin qui dalla Fed, dividono ancora gli osservatori. Il professor Jeremy Siegel (Wharton School), da tempo fra i “pessimisti” sull'arrivo della recessione, ha dichiarato lunedì 12 giugno che “la recente mossa toro del mercato non garantisce che siamo fuori dal pericolo della recessione”. Siegel, intervenuto in qualità di capo economista di WisdomTree, ha aggiunto che la “sensazione è che il minimo dello scorso ottobre terrà”, anche se “non penso che qui ci sia l'inizio di una grande spinta al rialzo”.

Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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