Eredità: le conseguenze della dichiarazione di successione tardiva

Nicola Dimitri
22.3.2022
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I chiamati all'eredità entro 12 mesi dall'apertura della successione devono presentare la dichiarazione di successione

Sono onerati dell’obbligo di presentare la dichiarazione di successione i chiamati all’eredità per testamento o per legge, purché non abbiano rinunciato all’eredità

In caso di ritardo nella presentazione della dichiarazione, gli eredi potrebbero andare incontro ad alcune conseguenze, anche sanzionatorie

La materia delle successioni per causa di morte è strettamente legata ai temi della proprietà̀ e della famiglia e al modo in cui, tramite il diritto, i beni attraversano le generazioni.
Il momento della successione determina non solo una devoluzione dei beni da parte del de cuius agli eredi ma la nascita di tutta una serie di implicazioni che impattano questi ultimi dal punto di vista familiare, relazionale, patrimoniale.
In particolare, i chiamati all'eredità, secondo la legge italiana entro 12 mesi dall'apertura della successione, che coincide, in linea di massima, con la data del decesso del contribuente, devono presentare la dichiarazione di successione.

Si tratta di un documento di natura fiscale che deve essere obbligatoriamente, salvo per le ipotesi di esclusione, presentato all'Agenzia delle Entrate, per via telematica. Occorrerà presentare, tra gli altri documenti, il certificato di morte e di residenza del defunto, l'autocertificazione dello stato di famiglia del de cuius, le visure catastali dei beni immobili, i documenti relativi ai conti bancari del defunto

Attraverso questa comunicazione, il fisco ha contezza del patrimonio del de cuius e verifica l'ammontare dell'imposta dovuta dagli eredi in relazione al loro grado di parentela o affinità con il dante causa. Sempre sulla base di questa dichiarazione, conseguentemente, l'Agenzia liquida l'imposta principale di cui entro 60 giorni deve essere effettuato il pagamento.

Sono onerati dell'obbligo di presentare la dichiarazione di successione i chiamati all'eredità per testamento o per legge, purché non abbiano rinunciato all'eredità. Si tratta, quindi, tra gli altri, dei legatari, degli amministratori dell'eredità, dei curatori delle eredità giacenti e i trustee.

Sono invece esonerati da detto adempimento il coniuge e i parenti in linea retta del defunto ove l'attivo ereditario non superi il valore di 100 mila euro e non comprenda immobili o diritti reali su beni immobili.

E invero, può accadere che le parti obbligate a presentare la dichiarazione di successione – che in buona sostanza serve a comunicare al fisco chi sono i soggetti che subentrano nel patrimonio del defunto – per diverse ragioni non riescano a presentarla entro la scadenza di un anno prevista oppure ommettano del tutto la presentazione.
Ebbene, in caso di ritardo nella presentazione della dichiarazione, gli eredi potrebbero andare incontro ad alcune conseguenze, anche sanzionatorie, con il fisco. Per evitare situazioni spiacevoli è concesso agli interessati di avvalersi del ravvedimento operoso, almeno fino a quando è notificato l'atto impositivo.

Autodenunciando la propria posizione gli eredi hanno la possibilità di pagare l'imposta originariamente dovuta unitamente agli interessi di mora i quali saranno più o meno ingenti a seconda del ritardo accumulato.

Per il caso di omessa dichiarazione, laddove le parti interessate non si siano attivate neppure tardivamente ad adempiere detto obbligo, l'Agenzia delle entrate notificherà l'avviso di accertamento. A questo punto, gli eredi potrebbero dover sostenere oltre ai costi delle imposte e degli interessi anche quelli delle sanzioni.

Per tale ragione, è sempre utile rivolgersi ad un consulente esperto per farsi assistere durante tutti i delicati passaggi della successione.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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