LIVE đź”´ « III° PRIVATE MARKET SUMMIT » Idee per capitali pazienti in un mondo che cambia EVENTO LIVE đź”´ PARTECIPA

Un portafoglio di soli indici? Si può, ma occhio ai rischi | WeWealth

Un portafoglio di soli indici? Si può, ma occhio ai rischi

Rita Annunziata
26.4.2021
Tempo di lettura: '
Gli etf sono ormai un mattoncino fondamentale nella costruzione dell'asset allocation. Ma presentano delle criticitĂ . Come quella di sovrappesare i titoli piĂą capitalizzati. E, dato che si limitano alla replica passiva di un indice, possono far perdere all'investitore qualche occasione

Facendo un bilancio tra vantaggi e rischi, costruire un portafoglio di soli etf resta un’opzione cavalcabile. E trova la sua massima espressione in regimi di risparmio gestito

Dopo la cavalcata del 2019, che ha portato gli indici passivi a superare gli attivi in termini di raccolta, la corsa non si è mai fermata. Nel solo mese di febbraio 2021 i flussi sono stati di 122,2 miliardi di euro

Per un cliente privato c’è il rischio che non possano essere tanto efficienti sul fronte fiscale, in quanto tutti gli utili realizzati non sono compensabili con eventuali minusvalenze realizzate con altri strumenti

Non si arresta la corsa degli etf che, nel mese di febbraio, hanno segnato un incremento degli afflussi a livello globale pari a 122,2 miliardi di euro. Anche se la crisi in corso e le conseguenze sui mercati finanziari, per alcuni esperti, richiedono prudenza. E che si guardi dunque al di là dei costi, per i replicanti sicuramente più contenuti e allettanti rispetto ai fondi attivi. Secondo Marco Bernardeschi, head of investment advisory di Banca Ifigest, si tratta di prodotti che godono oggi di un “grosso peso nella scelta di asset allocation e che consentono di cavalcare temi che caratterizzano l'attuale fase del ciclo economico, prendendo posizione su determinati settori o aree geografiche”. Strumenti, aggiunge, che “replicano passivamente uno stile d'investimento” ma che, se gestiti in maniera dinamica, con rotazioni settoriali e geografiche, “possono rientrare perfettamente all'interno di una gestione attiva”. Eppure, stando all'esperto, oggi presentano anche grossi rischi operativi.
“Credo che il decennio 2020-2030 vedrà il ritorno prepotente dello stock picking, della selezione attiva degli strumenti da detenere in portafoglio. Per un semplice motivo. Proprio perché il decennio precedente ha conosciuto l'esplosione dei fondi passivi, questo ha portato a una concentrazione piuttosto preoccupante degli investimenti sul mercato finanziario. Gli indici includono quasi sempre società a elevata capitalizzazione. Comprando l'indice e non selezionando i settori al suo interno, dunque, si finisce per sovrappesare sempre i soliti titoli. Questo pone grossi problemi, oggi come oggi, considerando che stiamo vivendo già da diversi mesi un cambio netto nella leadership dei settori che hanno guidato il raggiungimento di nuovi massimi di mercato, dopo lo scivolone dello scorso anno. Una rotazione, a mio avviso, secolare e strutturale”.

Diverso, invece, è il caso in cui gli etf vengono preferiti ai fondi attivi per prendere esposizione su settori ben precisi, come i megatrend secolari, dalla clean energy ai temi esg (environmental, social, governance), dalla cyber security alla robotica. “Questi prodotti stanno sempre più assumendo importanza nel portafoglio per diverse ragioni, anche alla luce delle informazioni puntuali che, a partire dagli ultimi anni, dobbiamo fornire ai clienti sui costi effettivi degli strumenti presenti in portafoglio”, aggiunge Roberto Pedon, responsabile gestioni individuali e analisi quantitativa di Cassa Lombarda. “Tendenzialmente gli etf sono utilizzati su tutti gli attivi su cui andiamo a investire, sia azionari che obbligazionari. I secondi, per avere una diversificazione più ampia. I primi, perché negli ultimi anni c'è stata molta innovazione nella messa a fuoco di temi anche molto specifici e particolari che hanno aiutato tale componente a fare investimenti molto mirati, come le nuove tecnologie, l'idrogeno, l'e-commerce o la circular economy”, spiega.
E l'interesse per questa tipologia di fondi d'investimento, come anticipato, risulta essere sempre più diffuso. “Non è un caso che stiano nascendo tanti etf che prima non c'erano, in settori molto di nicchia o specifici, come il gaming e lo sport. E hanno reagito bene anche all'urto della crisi. La liquidità è abbastanza elevata su diverse asset class, ma è chiaro che più la classe di attivo è di nicchia, minori sono la liquidità e gli scambi che si possono effettuare giornalmente. In ogni caso, tendenzialmente, si tratta di un mercato attivo, sviluppatosi molto in questo periodo e che vede all'opera anche market maker particolarmente grossi”, aggiunge Pedon.

Occhio però anche alla tematica fiscale. “Gli etf vanno gestiti con accuratezza”, continua Bernardeschi. “Per un cliente privato c'è il rischio che non possano essere tanto efficienti da questo punto di vista, in quanto tutti gli utili realizzati tramite tale strumento non sono compensabili con eventuali minusvalenze realizzate con altri strumenti. A meno che non si tratti di un portafoglio statico, con una movimentazione non particolarmente attiva e dinamica. Proprio per questa ragione l'etf, a mio avviso, trova la sua massima efficienza dal punto di vista tecnico in regimi di risparmio gestito”. Tirando le fila della matassa, tra costi e rischi, costruire un portafoglio di soli etf resta un'opzione praticabile.

“Il cavallo di battaglia di Banca Ifigest sono le gestioni patrimoniali e, all'interno delle nostre gestioni patrimoniali, solo una piccola parte è dedicata all'acquisto di fondi d'investimento, quando attraverso il nostro ufficio studi notiamo che un particolare gestore porta con sé valore aggiunto per la propria abilità specifica o per l'expertise della casa di gestione. Specialmente allorché si tratti di fondi che non vadano a investire su un mercato, come l'S&P 500. In quel caso è chiaro che non ci sia utilità e andiamo semmai a selezionare singoli titoli e a inserirli nel portafoglio”, interviene Bernardeschi. “Noi abbiamo una linea costruita solo in etf”, conclude Pedon. “La nostra scelta ricade su tali strumenti nel momento in cui, andando a fare una selezione su una certa asset class (che può essere generica o specifica, quando parliamo di singoli temi o settori), non riusciamo a trovare gestori attivi in grado di battere sistematicamente il proprio benchmark”.

 

Articolo tratto dal magazine We Wealth di aprile 2021
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

Cosa vorresti fare?