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L’Euro resta debole sul dollaro. Cosa significa per i portafogli | WeWealth

L’Euro resta debole sul dollaro. Cosa significa per i portafogli

Rita Annunziata
11.9.2023
Tempo di lettura: 3'
L’Euro/dollaro si è deprezzato del 4,5% dal picco di metà luglio. L’attenzione resta puntata sulle mosse della Bce. Ma potrebbe non essere la vera artefice di un punto di svolta

Da inizio agosto il dollaro si è apprezzato nei confronti di tutte le valute del G10, ma meno nei confronti dell’euro e del franco svizzero rispetto a tutte le altre

Pesole: “La coppia EUR/USD dovrebbe rimanere guidata principalmente da ciò che accade con il dollaro e i dati statunitensi”

Euro (ancora) debole. Dal picco di metà luglio, la moneta unica ha chiuso l’ottava settimana consecutiva di perdite nei confronti del dollaro, sulla scia del crescente divario tra la vacillante economia dell’eurozona e la più robusta crescita a stelle e strisce. Occhi puntati sul prossimo meeting della Banca centrale europea, in programma il 14 settembre, con gli analisti ancora divisi tra nuovo rialzo e pausa. Ma secondo Francesco Pesole, fx strategist di Ing intercettato da We Wealth, potrebbe non essere la vera artefice di un punto di svolta per l’euro.


“Il deprezzamento di EUR/USD è stato determinato principalmente da un ampio apprezzamento del dollaro negli ultimi tempi, mentre l’euro stesso ha registrato una performance piuttosto buona rispetto alle altre valute dei mercati sviluppati”, spiega innanzitutto Pesole. “Se analizziamo la performance dei cambi dall’inizio di agosto, il dollaro si è apprezzato nei confronti di tutte le valute del G10, ma meno nei confronti dell’euro e del franco svizzero rispetto a tutte le altre valute del G10. Nonostante il deterioramento delle prospettive economiche dell’area dell’euro, i mercati non hanno del tutto ridimensionato le aspettative di inasprimento monetario della Bce, quindi l’euro è debole soprattutto perché il dollaro è forte e non perché i mercati siano particolarmente ribassisti sulla valuta comune”, precisa l’esperto. 


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Ad ogni modo, l’impatto di questi movimenti sui portafogli degli investitori può essere abbastanza significativo, continua Pesole. L’EUR/USD si è deprezzato del 4,5% dal picco di metà luglio, il che significa che anche gli asset denominati in euro hanno perso valore in termini relativi. Il mercato resta intanto incerto sulle prossime mosse dell’Eurotower, con il consiglio direttivo della Bce chiamato a decidere se proseguire con un ulteriore rialzo dei tassi (il decimo consecutivo) giovedì.  “Non crediamo però che questo sarà il punto di svolta per l’euro”, dice Pesole. “La coppia EUR/USD dovrebbe rimanere guidata principalmente da ciò che accade con il dollaro e i dati statunitensi”, spiega. In altre parole, è necessario che gli indicatori di attività degli Stati Uniti inizino a peggiorare, in modo che i mercati comincino a prezzare i tagli dei tassi da parte della Federal Reserve, per assistere a un calo del dollaro. Se ciò non accade, dichiara l’esperto, è improbabile che EUR/USD si risollevi.


Il dollaro scende? Quali valute ne beneficerebbero

“Una volta che il dollaro scenderà, lo yen dovrebbe essere un’opzione interessante, perché i mercati hanno shortato ampiamente la valuta e la Banca del Giappone potrebbe passare a una politica monetaria meno accomodante verso la fine dell’anno”, continua Pesole. Yen che tra l’altro è salito lunedì proprio sulla scia dei commenti del governatore della banca centrale, Kazuo Ueda, che in un’intervista al quotidiano Yomiuri visionata dal Financial Times ha lasciato intendere che il Giappone potrebbe presto avere dati sufficienti per determinare se porre fine ai tassi negativi. Quanto alla sterlina, interviene Pesole, potrebbe invece essere sottoposta a una nuova valutazione delle aspettative di crescita interna; inoltre, pur beneficiando di un'inversione di tendenza del dollaro, potrebbe essere un’opzione più rischiosa. Ma quando potrebbe verificarsi questo scenario? “La fine dell'anno potrebbe essere un periodo troppo breve per un calo del dollaro, ma entro la fine del primo trimestre del prossimo anno potremmo vedere le valute delle materie prime (dollaro australiano, dollaro canadese, dollaro neozelandese e corona norvegese) iniziare a registrare forti guadagni”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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