Accettare pagamenti in bitcoin e ricevere euro, abbattendo burocrazia e costi

Laura Magna
Laura Magna
18.8.2022
Tempo di lettura: 5'
Esiste una fintech italiana, che risponde al nome di Tink.l, che consente alle aziende di accettare pagamenti in bitcoin senza commissioni, senza sopportare il rischio cambio né la preoccupazione di contabilizzare un asset di difficile lettura. Ecco rischi e opportunità

A febbraio del 2021 si è rincorsa una piccola notizia – con un grande potenziale, concernente l’acquisto di un’auto Ferrari, una 360 Modena, per due bitcoin. L’acquirente, un ragazzo di Padova, aveva sottolineato questo aspetto in una recensione, come un cruciale valore aggiunto della transazione e del venditore.

Ma comprare qualsiasi oggetto in bitcoin non è certo normalità e le complicazioni di tipo burocratico come i rischi connessi al cambio, molto volatile, del mezzo di pagamento, non sono pochi. Resta dunque un’attività di nicchia, ma qualcosa che, se semplificata, potrebbe creare addirittura occasioni di business. Pensiamo ai nuovi ricchi in bitcoin, che potrebbero spendere direttamente le loro monete senza trasformarle in valuta Fiat; ma anche alla possibilità per un’azienda di produzione di acquistare forniture di materie prime e componenti da Paesi fuori dall’area Sepa, senza tutti gli ostacoli legati all’interconnessione dei diversi circuiti di pagamento.

La soluzione Tinkl.it

Per rendere i processi fluidi, nel 2015 nasce una fintech italiana, che in queste settimane si sta rinovando per essere ancora più efficiente. Si chiama tink.l ed è la stessa piattaforma che ha reso possibile l’acquisto della 360 Modena di febbraio 2021. Tink.l, in estrema sintesi, offre il servizio al compratore – in cambio di una fee – e rende possibile per il venditore, a costo zero, ricevere euro nell’ammontare stabilito dal contratto di compravendita, a fronte del versamento in bitcoin da parte dell’acquirente.

“Il servizio offerto dalla piattaforma è molto semplice – spiega a We Wealth Daniele Pregnolato, ceo di Tinkl - si tratta di ricevere dal compratore il pagamento in bitcoin e di convertirlo in euro prima di versarlo al venditore, attraverso un bonifico, senza addebitare alcuna commissione. Di fatto tinkl.it solleva il cliente da oneri amministrativi e fiscali. Ma non solo: con la conversione in euro fa sì che l’azienda non si esponga al tasso di cambio di bitcoin – se incassasse una perdita potrebbe non essere sostenibile per il conto economico, ma anche in caso di rialzo del bitcoin avrebbe il problema di pagare le tasse sulla plusvalenza e dunque si ritroverebbe con un nuovo collo di bottiglia”. Di fatto tinkl.it è un intermediario che si pone al centro tra compratore e venditore e si occupa della gestione dell’incasso a tutto tondo, facendo in modo che formalmente l’azienda non entri mai in contatto con i bitcoin. “Per l’utilizzo del servizio non è richiesta alcuna competenza particolare, né tecnologica né in merito a bitcoin: l’app funziona come un Pos per le carte di credito in cui il commerciante deve solo indicare l’importo in euro da incassare”, dice Pregnolato.

Accettare bitcoin tout court, senza intermediazione, è ancora oggi un problema, soprattutto per le complicazioni fiscali connesse. Non esiste a oggi, come noto, una legge che disciplini la tassazione di bitcoin per i privati, mentre il legislatore europeo ha iniziato a trattare la materia sul fronte delle imprese, lasciando però molto spazio grigio. E dunque, poiché non è limpido il modo in cui trattare i bitcoin a bilancio, spesso si rinuncia a priori a fornire un servizio che potrebbe facilitare molti processi e, soprattutto nel caso di transazioni internazionali, creare occasioni di business.

 Zero costi e opportunità di business

“In particolare – spiega Pregnolato - in termini di abbattimento dei costi – che possono essere impattanti al contrario con carte di credito e bancomat – e di certezza del pagamento che una volta emesso non può essere cancellato o revocato. Senza considerare i casi in cui la transazione avviene tra soggetti con sedi in aree finanziarie diverse che non si parlano sul fronte valutario: in questi casi pagare in bitcoin abilita una transazione che diversamente avrebbe difficoltà a realizzarsi”.

Un caso tipico in cui pagare in bitcoin crea un’occasione di business è quello di una compravendita tra un’azienda europea e una di area extra Sepa.

Mentre le transazioni in quest’area funzionano con la massima efficienza anche con gli strumenti bancari tradizionali, una transazione dal Sud America, dal Sud-Est asiatico o dall’Africa verso l’area Sepa può richiedere veri calvari amministrativi. “Perché potrebbe essere complesso per un compratore in un Paese a moneta debole procurarsi euro o dollari. Ma anche perché, una volta effettuato un bonifico internazionale, questo attraversa giorni di limbo in cui può essere bloccato o stornato – continua il ceo di tink.l - Il pagamento in bitcoin, invece, nel momento in cui viene emesso non può essere cancellato e la ricezione richiede pochi minuti: la conversione in euro e il trasferimento al venditore sul conto corrente aziendale non supera le 24 ore e dunque se la transazione è finalizzata alla vendita di una fornitura, la merce può partire immediatamente. La certezza del pagamento è implicita nel pagamento stesso: questo vale anche per gli e-commerce, perché bitcoin non offre la possibilità del chargeback da parte di chi effettua il pagamento - possibilità insite nelle carte di credito e persino in moderni e innovativi sistemi di pagamento fintech”.

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