Sorpresa: chi investe in criptovalute è anche più “filantropo”

Alberto Battaglia
29.10.2021
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Nel 2020 i possessori di Bitcoin & co hanno donato di più rispetto alla media degli investitori

Secondo una nuova ricerca di Fidelity Charitable la maggiore propensione dei Millennial alla filantropia, unita ai benefici fiscali della donazione in criptovaluta, avrebbe giustificato la singolare “unione” fra chi dona e chi specula su Bitcoin ed affini

Se è vero che a muovere le speculazioni sui mercati è l'avidità, a maggior ragione dovrebbe essere così quando si parla di speculazioni sulle criptovalute – che spesso nascono con il preciso obiettivo di alimentarle (come nel caso di Shiba Inu). Eppure, un nuovo sondaggio commissionato da Fidelity Charitable ha messo in luce una relazione inaspettata: chi investe in crypto è più probabile che sia anche attivo nelle donazioni a scopi di beneficenza. Altro che avidità, dunque.

Secondo lo studio, condotto da Artemis Strategy Group coinvolgendo 1.216 investitori con almeno 25mila dollari investibili (previdenza esclusa), il 45% di chi investe in criptovalute ha compiuto una donazione di almeno 1000 dollari nel 2020, contro il 33% della media di tutti gli investitori.

L'associazione, di per sé piuttosto curiosa, potrebbe essere dovuta al fatto che i Millennial, ossia i soggetti più esperti e attivi nel trading di asset digitali, siano anche più propensi a donare in beneficenza rispetto alle altre generazioni. Di sicuro, i Millennial credono molto di più sulle prospettive a lungo termine di Bitcoin e soci: solo il 26% reputa le criptovalute come una moda passeggera, contro il il 46% dei GenXer e il 63% dei Boomer. Anzi, il 47% dei più giovani le reputa un “investimento intelligente”, contro il 6% della generazione più anziana. Allo stesso tempo, quasi il 90% dei Millennial reputa la donazione in beneficenza come una componente vitale della propria esistenza, contro il 74% che afferma lo stessa cosa nella media di tutti gli investitori. E ancora, circa tre quarti dei millennial si definiscono filantropi, contro il 45% della popolazione generale.

Criptovalute, un veicolo fiscalmente efficiente per donare


A giustificare l'associazione fra crypto e beneficenza, però, potrebbe esserci anche dell'altro. “Mentre le criptovalute aumentano di valore, c'è una tendenza crescente ad usarle come un bene da dare in beneficenza", ha dichiarato Tony Oommen, il vice presidente della pianificazione caritatevole presso Fidelity Charitable, sostenendo che le donazioni effettuate in criptovalute sono aumentate di cinque volte dall'inizio dell'anno presso Fidelity. "C'è una maggiore consapevolezza sul fatto che questo sia un'opzione praticabile e questo aumenta l'importo che può essere donato senza che costi di più al donatore", ha detto Oommen. Una donazione effettuata in Bitcoin, incorpora tutta la plusvalenza accumulata e la trasferisce senza che il donatore debba pagarci sopra alcuna tassa: "Il contante è la cosa più costosa che i donatori possono dare in beneficenza".

Tuttavia, ancora oggi la maggioranza assoluta (55%) degli investitori non sono sicuri che le criptovalute possono essere donate in beneficenza, mentre un altro 46% sostiene di aver incontrato difficoltà nel reperire associazioni benefiche che accettino questi asset come pagamento. La possibilità di donare in criptovalute resta ancora sottovalutata anche per un'ultima ragione: il 38% degli investitori ancora non sa che realizzare una plusvalenza legata agli asset digitali è un evento tassabile.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica
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