Investire in filantropia: gli strumenti per famiglie e aziende

Rita Annunziata
18.10.2022
Tempo di lettura: 3'
Donazioni, venture philanthropy ma non solo: ecco la mappa delle opzioni disponibili (lato clienti e consulenti) per investire in filantropia

Swierczynska: “Le donazioni filantropiche sono molto individuali, come un abito su misura. Ogni cliente crea un portafoglio personalizzato e definisce risorse, modalità e tempistiche in linea con le proprie esigenze”

I fondi filantropici (o donor advised fund) sono strumenti flessibili, che comportano bassi costi gestionali e possono mutare a seconda della volontà del donatore. Ma in Italia risultano ancora poco diffusi

La filantropia moderna fornisce a famiglie e aziende una serie di opportunità per generare un impatto sociale positivo sul mondo. Ma non tutte sono egualmente conosciute (o diffuse, almeno in Italia). Urszula Swierczynska, philanthropy and impact investing advisor intervistata da We Wealth, spiega come districarsi (lato clienti e consulenti) in quello che viene definito “un labirinto di opzioni filantropiche”.


“Nella cassetta degli attrezzi di un philanthropy advisor si trovano vari strumenti per aiutare i clienti in ogni fase del loro percorso filantropico”, racconta Swierczynska. “Alcuni si concentrano sul perché e aiutano a definire la vocazione filantropica del cliente, vale a dire i valori, le motivazioni, gli obiettivi e l’area tematica su cui si baseranno le sue attività filantropiche. Altri strumenti, invece, si concentrano sul cosa. Aiutano quindi a scegliere l’approccio alla creazione dell’impatto sociale collocandolo su un impact spectrum che spazia dalle donazioni classiche al venture philanthropy (un approccio che combina l’anima della filantropia con lo spirito dell’investimento) fino all’impact investing (che genera, oltre a un ritorno finanziario, anche un impatto sociale o ambientale misurabile)”. L’ultimo pacchetto riguarda quegli strumenti che aiutano invece gli stessi filantropi a capire il “come”. Opzioni, insomma, che si focalizzano sulla formulazione della strategia filantropica, definiscono “la cosiddetta Teoria del cambiamento (input, attività e risultati di breve, medio e lungo termine) e aiutano a scegliere la struttura giuridica”.


Donazioni filantropiche: come funzionano

Le donazioni filantropiche, nello specifico, sono “molto individuali”, precisa Swierczynska. “Ogni cliente crea un suo portafoglio personalizzato e definisce risorse, modalità e tempistiche in linea con le proprie preferenze ed esigenze”. Ma se alcuni preferiscono metodi di donazione “più classici (come il sostegno a cause e organizzazioni non profit che conoscono e che gli stanno particolarmente a cuore)”, osserva l’esperta, altri prediligono un approccio maggiormente basato sui risultati, definendo specifici obiettivi e identificando poi le realtà più efficaci per raggiungerli. “Per coloro che sono più orientati alla filantropia efficace, la scelta delle realtà a cui donare è sostanzialmente basata sul processo di due diligence, simile a quello del mondo del private equity”, continua Swierczynska. 


“Durante questo processo vengono analizzate strategia e risultati dell’ente non profit (vale a dire la sua performance e la modalità di misurazione dei risultati rispetto agli obiettivi d’impatto definiti), la qualità di leadership (capacità e skill, coesione interna e reputazione), la salute finanziaria dell’ente (sostenibilità economica, solidità finanziaria, modalità di gestione delle risorse e trasparenza dell’ente) e infine gli aspetti relativi all’organizzazione e alle operazioni (compliance legale, efficacia dei processi gestionali, approccio all’apprendimento, e sviluppo e tecnologia)”.


Fondi filantropici: flessibilità e costi bassi

Quanto infine ai fondi filantropici (o “donor advised fund”) si tratta di fondi nominativi modali a favore di una fondazione ombrello, che garantiscono ai donatori-filantropi un’esperienza personalizzabile senza la necessità di aprire e gestire una propria fondazione filantropica. “Sono strumenti estremamente flessibili, comportano bassi costi gestionali e possono mutare a seconda del contesto e della volontà del donatore”. Caratteristiche, osserva l’esperta, grazie alle quali stanno riscontrando una popolarità crescente nel mondo. Diversamente dall’Italia, dove risultano essere “poco diffusi e conosciuti”, conclude Swierczynska. Ricordiamo che nel 2020 gli asset in gestione di due delle realtà presenti nel Belpaese che offrono intermediazione filantropica a livello nazionale (Fondazione Italia per il dono e Fondazione donor Italia) ammontavano complessivamente a 5,6 milioni di euro.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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