La Terra è sovrasfruttata: l’economia circolare può invertire il trend?

Matilde Sperlinga
24.10.2022
Tempo di lettura: 3'
Per rispondere al grido di aiuto della Terra, investire nell’economia circolare potrebbe essere la risposta. Per Candriam però non bisogna partire dall’analisi dei settori, ma di sei catene di valore circolari

L’umanità continua a vivere come se avesse a disposizione ben più di un solo pianeta. Per essere precisi, consumando all’anno 1,75 volte le risorse naturali della Terra, come sottolinea il Global footprint network. La velocità aumenta se si considerano specifiche aree geografiche, come gli Stati Uniti (per cui non basterebbero 5 Terre) e l’Australia (per cui servirebbero 4,5 Terre), ma anche l’Italia contribuisce significativamente (consumando 2,7 Terre l’anno).

Una situazione drammatica, che secondo gli esperti di Candriam richiede un quadro normativo in grado di “consentire agli investitori di prendere decisioni di allocazione del capitale che promuovano la transizione verso un’economia circolare”. Superare il concetto di processo lineare, dove dopo l’utilizzo i prodotti diventano unicamente un rifiuto, può infatti rappresentare un primo passo per ridurre il lo sfruttamento delle risorse naturali e per rallentare la velocità con cui l’uomo utilizza la biocapacità della Terra. Ridurre, riutilizzare, riparare e riciclare dovranno quindi essere le parole chiave per il prossimo futuro, ma da che settore partire?


Catene di valore ad alta intensità di risorse, perché analizzarle

David Czupryna e Bastien Dublanc, Senior portfolio manager di Candriam, spiegano che l’errore si trova già nella domanda. Piuttosto che partire da settori o attività specifiche, ragionare in termini di “verticali” (o catene di valore circolari) a più alta intensità di risorse potrebbe ampliare la prospettiva ed essere più efficiente. Al momento, l’economia circolare non rappresenta un’iniziativa globale e unificata, come possono essere quelle relative alla diminuzione del gas effetto serra o all’abbassamento della temperatura terrestre. Si tratta, ad oggi, di una gamma di iniziative singole e spesso non coordinate. Proprio per questo, ragionare in termini di verticali potrebbe rendere il panorama più chiaro. Questo nuovo metodo di analisi dovrebbe aiutare ad individuare anche attività di imprese circolari che, troppo spesso, sfuggono dall’analisi.

In particolare, per misurare il modo in cui le aziende stanno contribuendo a una transizione circolare, Candriam ha costruito un proprio quadro d'investimento circolare, nel quale vengono considerate sei catene di valore circolari: case e infrastrutture, mobilità, alimentari, prodotti e materiali di consumo, sanità e comunicazione e IT, cui aggiungere orizzontalmente il contributo dell’ecodesign. Diffondendo su larga scala soluzioni di economia circolare “nei verticali dell’edilizia abitativa, della mobilità e dell’alimentazione, ad esempio, contribuirebbe in modo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici”, aggiungono Czupryna e Dublanc.


Economia circolare per tagliare le emissioni

Introdurre l’economia circolare, oltre ad evitare sprechi e produzione di rifiuti, aiuta direttamente a mitigare il cambiamento climatico. Czupryna e Dublanc sottolineano come “il rapporto tra un modello economico lineare e crescita delle emissioni di gas effetto serra è stato accertato”, ed è vero anche il contrario. Secondo il Circularity Gap Report 2022, ora il tasso di circolarità delle merci si attesta solo all’8,6%, ma se si riuscisse ad aumentarlo al 17% (dato non troppo lontano se si creasse un movimento coordinato) si riuscirebbero a tagliare le emissioni di gas effetto serra almeno del 39%.

Basandosi sui sei verticali previsti, i risultati sarebbero chiari per tutti. Implementare l’economia circolare nell’ambito delle case e delle infrastrutture, ad esempio, potrebbe diminuire la produzione lorda di CO2 di 18,5 Gigatonnellate, secondo Candriam. Ma come fare? “Costruendo con un uso efficiente delle risorse, con soluzioni di alloggi naturali, riducendo l’occupazione del suolo e utilizzando materiali di origine circolare”. Nel caso dell’alimentazione, invece, seguire una dieta sana, riducendo gli eccessi e utilizzando prodotti derivati da un’agricoltura sostenibile diminuirebbe la produzione di CO2 di 7,5 Gt.

Si tratta solo di piccoli esempi, ma partire cambiando la vita quotidiana e affacciandosi all’economia circolare potrà cambiare il futuro del pianeta.

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