Polizze unit linked: l'Ue vede un problema di “qualità-prezzo”

Alberto Battaglia
1.12.2021
Tempo di lettura: 7'
Per l'Eiopa le polizze unit linked sono prodotti complessi, da vigilare con maggiore attenzione: ecco le sue nuove linee guida per farlo

Le polizze vita unit linked (o di ramo III), che si differenziano dalle polizze vita tradizionali perché le prestazioni sono collegate all’andamento di uno o più indici azionari (o finanziari) di riferimento. Per i fornitori sono più redditive, ma per i consumatori più difficili da capire

Da tempo l'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (Eiopa) ha sollecitato i consumatori e le compagnie assicurative verso una più puntuale valutazione del valore offerto dalle polizze linked. Il 30 novembre sono arrivate nuove linee guida su come le autorità di vigilanza nazionali dovranno assicurarsi che questi prodotti "mettano sufficientemente al centro il consumatore"

Sono fra i prodotti finanziari più acquistati dai risparmiatori in Italia e in Europa, eppure sono mediamente complessi da capire e, in alcuni casi, presentano oneri superiori al valore offerto agli investitori. Stiamo parlando delle polizze vita unit linked (o di ramo III), che si differenziano dalle polizze vita tradizionali perché le prestazioni sono collegate all'andamento di uno o più indici azionari (o finanziari) di riferimento. Da tempo l'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (Eiopa) ha sollecitato i consumatori e le compagnie assicurative verso una più puntuale valutazione del valore offerto dalle polizze linked, in rapporto ai costi richiesti ai risparmiatori.

Lo scorso 30 novembre una dichiarazione ufficiale ha portato a compimento un lungo percorso di consultazione pubblica, offrendo linee guida pratiche per le autorità di vigilanza nazionali sul comparto assicurativo.

L'appello nella sostanza, è semplice: molti prodotti sono troppo costosi, e le autorità debbono seguire alcuni criteri per far sì che, a quelle condizioni, non vengano proposti alla clientela. Altri prodotti, invece, sono molto complicati, ed è importante che siano indirizzati a investitori in grado di comprenderli. In entrambi i casi, le autorità di vigilanza come la nostra Ivass dovrebbero intervenire in caso di anomalia.

L'Eiopa, dunque, ha fornito una serie di linee guida per riconoscere la validità, o meglio, il “value for money”, delle polizze unit linked. Già lo scorso aprile l'autorità europea aveva fornito una sua definizione di adeguatezza, che si realizzava ove “i costi e gli oneri” delle polizze unit linked “siano proporzionati ai benefici (cioè rendimento dell'investimento, garanzie, copertura e servizi) per il mercato target identificato e ragionevoli tenendo delle spese sostenute dai fornitori e in confronto ad altre soluzioni soluzioni al dettaglio comparabili sul mercato”.

La scomoda verità che il settore deve affrontare, e che i risparmiatori dovrebbero tenere a mente, è che non tutti i prodotti assicurativi unit linked rientrano in questa definizione.

Quanto "contano" le polizze unit linked


Prima di addentrarci sulle linee guida per la valutazione delle polizze unit linked, vale la pena ricordare qualche dato sulla crescente rilevanza di queste particolari assicurazioni vita nel mercato del risparmio europeo e italiano. Secondo le stime di Eiopa, le polizze di ramo III raccolgono in gestione 2.800 miliardi di euro su scala europea: si tratterebbe di oltre un decimo del totale degli asset under management dell'Europa occidentale nel 2020 (pari a 25.200 miliardi, secondo McKinsey).

In Italia le polizze unit linked, con una raccolta netta di 11,9 miliardi, hanno rappresentato il 48% di tutta la raccolta netta delle polizze vita nel 2020, si apprende dai dati dell'Ania, l'associazione che riunisce le assicurazioni. Dal 2016 al 2020, inoltre, la raccolta netta delle unit linked in Italia è cresciuta del 38,1%. Questo prodotto è uno dei più distribuiti dalle reti di consulenza italiane, per le quali, secondo Assoreti, la raccolta netta delle polizze vita unit linked ha rappresentato, nei primi 9 mesi del 2021, il 25,05% della raccolta del risparmio gestito (e si sale al 40,73% se si considerano anche le polizze multiramo, che contengono una componente unit linked).

In sostanza, le criticità osservate dall'Eiopa non riguardano una nicchia, bensì uno strumento largamente utilizzato – in particolare per le agevolazioni fiscali utili per minimizzare le imposte di successione.

Polizze unit linked: i rilievi dell'Eiopa


Entrando nel cuore del polizze unit linked e dei loro possibili punti deboli, l'Autorità europea delle assicurazioni individua due primi punti fondamentali: il costo e la complessità. “Mentre i prodotti unit-linked ben progettati possono fornire un beneficio significativo ai consumatori, permettendo loro di cercare rendimenti più elevati, i prodotti unit-linked che non sono costruiti in modo incentrato sul cliente continuano ad essere un'area prominente di preoccupazione”, ha affermato l'Eiopa, “con le autorità competenti che segnalano una serie di problemi, quali: elevata complessità, vendita scorretta, discrepanze tra i rendimenti reali e le aspettative dei clienti”.

Sul fronte dei costi, l'Autorità ha richiesto ai fornitori di polizze di “essere in grado di presentare un processo strutturato di determinazione dei prezzi”, inclusa “la prova che i costi e gli oneri sono correttamente identificati, quantificati e che non sono sproporzionati, tenendo conto degli obiettivi e delle caratteristiche dei bisogni del mercato di destinazione e dei costi sostenuti dai fornitori”. Anche se le autorità di vigilanza, come l'italiana Ivass, “non devono interferire sui prezzi”, il loro compito sarà quello di valutare “se i processi seguiti dai fornitori sono mettono sufficientemente al centro il consumatore”.

L'Eiopa, entrando nelle pieghe della sua dichiarazione alle autorità di vigilanza nazionali, si spinge ad affermare che “i prodotti unit-linked che offrono uno scarso valore non sono allineati con gli obiettivi di nessun mercato target” ossia a quelli di nessuna tipologia d'investitore, e che “non dovrebbero, quindi, essere commercializzati ai consumatori”. Anche se l'autorità ammette che tutte le valutazioni sulla adeguatezza dei costi sono già incorporate nei requisiti della Insurance Distribution Directive, in vigore dal 2018, restano ancora “disparità sia nel modo in cui i produttori e i distributori di prodotti unit-linked hanno implementato questi requisiti sia nel modo in cui le autorità competenti supervisionano questi requisiti”. Le regole ci sono, dunque, ma non ci sono ancora controlli sufficienti e omogenei, secondo l'Eiopa.

Il capitolo dedicato alla complessità dei prodotti assicurativi unit linked è altrettanto interessante, se si considera il loro successo in un Paese come l'Italia, noto per le competenze finanziarie medie molto basse. “I prodotti unit-linked richiedono un alto grado di alfabetizzazione finanziaria affinché i clienti comprendano e prendano una decisione informata sul loro acquisto”, ha affermato l'Eiopa, aggiungendo che “i prodotti unit-linked più complessi richiedono un maggior grado di comprensione da parte dei distributori assicurativi”. Su questo punto, l'Autorità europea chiede ai fornitori di polizze linked due cose. La prima: di “valutare e determinare il livello di complessità dei loro prodotti” tenendo conto che “più i prodotti sono complessi, più alto sarà il grado di alfabetizzazione finanziaria di cui avranno bisogno i consumatori”. La seconda: che a fronte della complessità dei prodotti proposti sia affiancata “una strategia di distribuzione appropriata”, ossia che “la granularità del mercato target rifletta chiaramente la complessità del prodotto”. Tradotto: l'Eiopa chiede che un prodotto unit linked complesso non sia proposto in modo generalizzato ai clienti, magari perché è particolarmente redditivo per il fornitore.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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