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Assicurazioni in (grave) ritardo sul digitale. Ecco perché | WeWealth

Assicurazioni in (grave) ritardo sul digitale. Ecco perché

Alberto Battaglia
22.12.2022
Tempo di lettura: 5'
Alla base del gap "non c'è un problema culturale, ma educativo", ha detto a We Wealth il presidente della Italian Insurtech Association, Simone Ranucci Brandimarte

La digitalizzazione nel mondo degli investimenti ha già fatto un buon tratto di strada negli ultimi anni. L'idea di poter controllare senza frizioni l'andamento del proprio portafoglio di titoli o fondi è, specialmente per gli investitori più giovani, ormai imprescindibile. Per altri lo è direttamente comprare e vendere attraverso il proprio smartphone. L'esperienza che porta alla sottoscrizione di una polizza, anche se si tratta di prodotti di investimento assicurativi come le polizze vita, resta ancora piuttosto tradizionale al confronto. 

Alcune cause di questo ritardo possono sembrare abbastanza comprensibili: trattandosi di investimenti di lunghissimo periodo, che non si comprano e vendono con frequenza, alcune dei punti di forza del digitale sembrano essere meno essenziali. In più, per incoraggiare il cliente a comprare una polizza, resta determinante il rapporto umano e, nella migliore delle ipotesi, educativo, con il consulente. Giuseppe Dosi, Insurance Practice Leader presso CRIF, aveva condensato questo concetto in una frase lo scorso settembre: "In Italia le polizze si vendono, ma non si comprano”. Forse anche per questo l'incentivo delle compagnie assicurative italiane a investire sul digitale è stato ancora limitato. Abbiamo parlato di questo ritardo con uno dei massimi esperti di assicurazione digitale, Simone Ranucci Brandimarte, presidente dell'Italian Insurtech Association.


Rispetto all'esperienza d'investimento digitale offerta dalle banche o dai robo advisor, il settore assicurativo in Italia è in ritardo?

Sì, il mercato assicurativo sta soffrendo un ritardo nei confronti della digitalizzazione. Secondo una nostra recente indagine “Consumatore Digitale: come evolve la propensione verso l’offerta assicurativa”, il 47% di chi ha acquistato una polizza nel 2021 ha utilizzato canali digitali, mentre il 77% dei consumatori si è detto interessato a farlo. Tuttavia, sebbene il numero di utenti che ricorre a piattaforme online sia in aumento, la penetrazione di prodotti innovativi in Italia è ancora bassa; il mercato è pronto ma è legato a dinamiche e servizi standard. Appare chiaro che il problema non sia quindi da attribuire a consumatori poco avvezzi all’utilizzo del digitale, ma ad un’offerta che deve evolvere, andando contro le nuove esigenze. In quest’ottica cresce l’urgenza di incrementare gli investimenti e adeguare le competenze digitali degli operatori.


L'esperienza d'investimento a lungo termine tipica dei prodotti assicurativi (Ibip) ha scoraggiato finora gli investimenti sulla user experience digitale (magari perché non richiede una grande frequenza di "contatto")?

A scoraggiare gli investimenti è l’approccio dell’offerta che vige ancora in Italia, si tratta un approccio ormai obsoleto, che non riflette più le esigenze del mercato, in quanto i prodotti realizzati spesso non sono richiesti dai consumatori, ma imposti dalle normative. L’approccio deve quindi evolvere per poter essere user-centrico, il settore deve ripartire dalle necessità dei clienti con prodotti che rispondano alle loro esigenze. Soluzioni semplici, paper use, ritagliate su misura per i bisogni degli utenti, e che rispondano all’evolversi dei rischi. Una profonda conoscenza dei trend e delle tecnologie emergenti potrebbe garantire maggiori benefici sia per la clientela finale che per le compagnie assicurative in sé e gli investitori. Proprio le tecnologie digitali contribuiranno a migliorare l'esperienza dei clienti, ad esempio grazie alla raccolta e analisi dati sarà possibile meglio comprendere le loro esigenze.


Quali sono i modelli più all'avanguardia verso il quale il settore muove per la vendita di polizze su canali totalmente digitali?

Secondo l’Investment Index, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano, sono 3 i principali trend in fortissima crescita in Italia e in Europa:

  • Embedded Insurance: si tratta di coperture assicurative offerte come servizio aggiuntivo assieme all’acquisto di un prodotto o servizio - come la polizza venduta con lo skipass.
  • Digital Bancassurance: i prodotti assicurativi saranno sempre più integrati nell’offerta online delle banche, si tratta di un’offerta nuova che possa essere distribuita via web e mobile.
  • Bionic Agent: la maggiore adozione di canali di vendita online da parte degli intermediari sarà un’opportunità per aumentare la distribuzione dei prodotti assicurativi, secondo l’indagine “Broker Tech: Intermediari Assicurativi proiettati al futuro” il 97% utilizza almeno una piattaforma digitale a supporto della propria attività.


L'Italia nelle vostre classifiche periodiche resta sempre indietro in termini di investimenti insurtech, rispetto agli altri Paesi europei: quanto pesa l'elemento culturale del consumatore italiano, che magari preferisce il contatto diretto con l'intermediario quando deve sottoscrivere una polizza? Questo ritarda le decisioni degli amministratori in materia di digitalizzazione?


Nel corso del 2022 il mercato assicurativo in Italia è risultato in crescita rispetto al pre-pandemia, e la digitalizzazione ha iniziato a penetrare nel settore in seguito di una maggiore adozione di soluzioni innovative. Tuttavia i risultati sono ancora moderati, ma non si tratta di un problema culturale, quanto educativo. I consumatori italiani non conoscono a fondo i prodotti assicurativi e di conseguenza non ne comprendono appieno il potenziale. Ad esempio, fino a dieci anni fa servizi di delivery sembravano non poter attecchire sul territorio italiano e gli investimenti erano scarsi. Oggi l’Italia rappresenta la quota di mercato più alta in Europa per Amazon. Gli utenti devono semplicemente essere educati e incentivati all’utilizzo di polizze digitali. Lavorare per far comprendere al cittadino l’adattabilità e l’affidabilità di questi servizi sarà un fattore cruciale, di cui devono farsi carico i grandi player del settore.

Piuttosto, il problema culturale riguarda le compagnie assicurative che devono orientare i propri sforzi nella cooperazione con l’universo insurtech al fine di evolvere la filiera e arginare il rischio di rimanere schiacciati da player stranieri. Un approccio open innovation da parte degli amministratori potrebbe sicuramente velocizzare questa trasformazione.

Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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