Pressione fiscale e Nadef: le ultime novità

Nicola Dimitri
9.11.2022
Tempo di lettura: 5'
Il contesto internazionale segnato da grandi incertezze, giustifica la scelta di presentare una Nadef improntata alla massima prudenza

Si stima un abbassamento della pressione fiscale nel breve periodo

Quasi tutti i titoli che lo Stato italiano dovrà emettere quest’anno dovranno trovare spazio sul mercato nei portafogli degli investitori, spiega Ocpi

Nell’intervento con cui ha presentato la Nadef, il Ministro dell’Economia ha avuto modo di porre l’accento su alcune questioni cruciali, tanto dal punto di vista economico quanto fiscale.

In particolare, il Ministro Giorgetti, tra le altre cose, ha dichiarato che sono in arrivo nuovi aiuti contro il caro energia e che è in agenda un intervento del governo volto ad alleviare gli effetti avversi della crisi energetica.

Più in particolare, nel corso dell’intervento, è emerso che sono circa 21 i miliardi stanziati dal governo per fronteggiare il rincaro e che tra le misure in programma vi sarebbe l'intento di sostenere:

  • il rinnovo del credito di imposta sull’energia per le imprese
  • il taglio degli oneri in bolletta a partire dalla riduzione Iva (al 5%) sui consumi di gas
  • agevolazioni tariffarie per i consumi elettrici e di gas in favore degli utenti domestici economicamente svantaggiati.

Ma non è tutto. Il Ministro, tra le altre cose, si è soffermato anche sul tema Superbonus e sulla questione che attiene la pressione fiscale.


Pressione fiscale

Quanto a quest’ultimo punto, si prevede un leggero abbassamento della pressione fiscale, che passerà dal 43,8% del Pil nel 2022 al 42,5% del Pil nel triennio 2023-2025.


Superbonus

Venendo al Superbonus, il Ministro ha messo in evidenza come siano proprio i bonus edilizi a determinare n aggravio degli oneri per le casse dello Stato. Motivo per cui, è probabile che non troveranno rinnovo nel prossimo futuro misure agevolative di questo tipo se non a fronte di un’importante rivisitazione dei meccanismi che fino ad ora le hanno caratterizzate.


Pensioni

L’economia italiana, pur resistente, sembra comunque andare incontro ad un periodo di peggioramento: per la fine di quest'anno, infatti, si prevede che le attività produttive conosceranno un rallentamento; per l’anno prossimo, invece, la crescita del Pil dovrebbe attestarsi al massimo allo +0,3%. 

Ebbene, anche per queste ragioni, in vista di un periodo caratterizzato da inflazione e poi recessione, la spesa per le pensioni (già alta) potrebbe diventare ancora meno gestibile. Lo Stato, infatti, potrebbe dover spendere oltre 7 miliardi di euro in più nel 2024 e quasi 6 miliardi nel 2025. Nel periodo ricompreso tra il 2022 e il 2025, la spesa per le pensioni potrebbe assorbire oltre 50 miliardi di euro. 


Flat tax 

Confermata l'intenzione di estendere la platea di soggetti che possono accedere al regime forfetario con la previsione di un regime sostitutivo opzionale (cd flat tax incrementale) per i titolari di redditi da lavoro o di impresa non aderenti al regime forfetario che potranno assoggettare ad aliquota del 15% una quota dell'incremento di reddito registrato nel 2022 rispetto al maggiore tra i medesimi redditi dichiarati e assoggettati all'Irpef nei tre anni d'imposta precedenti.

Cos’è il Nadef

Ogni anno l’esecutivo stila le previsioni economico-finanziarie del Paese con il documento denominato Nadef, per esteso Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza.

Detto documento, per certi versi cruciale, deve essere presentato il 27 settembre di ogni anno e, come indicato dal Ministero per l’Economia e la Finanza, in linea generale è pensato per:

  • aggiornare le previsioni economiche e di finanza pubblica in relazione alla maggiore stabilità e affidabilità delle informazioni disponibili sull’andamento del quadro macroeconomico, relativamente al primo e secondo trimestre dell’anno
  • aggiornare gli obiettivi programmatici, in considerazione delle eventuali raccomandazioni approvate dal Consiglio dell’Unione europea sul Patto di stabilità, o la loro articolazione, anche sulla base delle intese raggiunte con la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica
  • fissare gli obiettivi di saldo netto da finanziare per il bilancio dello Stato e di saldo di cassa del settore statale
  • stabilire i contenuti del Patto di stabilità interno, con le relative sanzioni da applicare, e del Patto di convergenza.


Focus sul quadro programmatico dell’attuale Governo

Come messo in evidenza dall’Osservatorio per i Conti Pubblici dell’Università Cattolica del Sacro Cruore (Ocpi), prendendo in considerazione il quadro programmatico del governo, si osserva che:

  • la maggior parte degli interventi previsti dalla Nota di Aggiornamento al DEF si concentrano esclusivamente sul contrasto ai rincari energetici
  • circa 9,5 miliardi saranno già utilizzati nel 2022, mentre le risorse ad ora previste per il 2023 si aggirano intorno ai 22 miliardi. 
  • queste risorse finanzieranno le misure anti-rincari verosimilmente solo per i primi tre o quattro mesi del 2023: per i mesi successivi saranno necessarie decisioni ulteriori
  • nel 2023, gli acquisti di titoli pubblici da parte della BCE si limiteranno al riacquisto dei titoli in scadenza e saranno quindi molto ridotti. 

Più in particolare, sempre richiamando il report di Ocpi, dalla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza emerge che, alla luce delle integrazioni, rispetto ai dati di fine settembre, il quadro tendenziale di finanza pubblica appare migliorato per la dinamica del Pil nel 2022, che in termini reali cresce del 3,7 per cento invece che del 3,3. La revisione è dovuta all’andamento migliore delle aspettative del Pil nel terzo trimestre, aumentato dello 0,5 per cento sul periodo precedente, che ha portato la crescita acquisita per quest’anno (sulla media dei dati trimestrali) al 3,9 per cento.

Sempre nel quadro tendenziale, vengono confermate le previsioni di settembre per l’indebitamento netto per il 2022 e 2023 previste pari, rispettivamente, al 5,1 per cento e al 3,4 per cento del Pil, così come rimane invariato il saldo primario per il 2022 (– 1,1 per cento del Pil).

Il quadro programmatico per il 2023 prevede invece l’innalzamento dell’1,1 per cento dell’indebitamento netto (dal 3,4 al 4,5 per cento). 


Le emissioni di titoli del prossimo anno

Se lo scorso anno il fabbisogno netto di finanziamento del Tesoro è risultato coperto anche grazie al ruolo del Pandemic Emergency Purchase Programme (Pepp), sottolinea Ocpi, tramite il quale la Bce ha acquistato 132 miliardi di euro di titoli di stato italiani sui 232 acquistati in totale, ad oggi, poiché tale programma è terminato, emerge l’esigenza di finanziarsi diversamente.

In questi termini, il fabbisogno del prossimo anno andrà finanziato prevalentemente sui mercati finanziari tramite l’emissione di nuovi titoli di stato

La scelta di ridurre gli acquisti della Bce, per affermare un orientamento restrittivo alla politica monetaria (al fine di contrastare l’inflazione) ha effetti negativi sui conti pubblici, e comporta che quasi tutti i titoli che lo Stato italiano dovrà emettere quest’anno (per un totale di quasi 400 miliardi) dovranno trovare spazio sul mercato nei portafogli degli investitori

Questi fattori, rimarca Ocpi, anche in considerazione del contesto internazionale segnato da grandi incertezze, giustificano la scelta di presentare una Nadef (e di conseguenza una legge di bilancio) improntata alla massima prudenza.

Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti