Next Gen: vita, soldi e lavoro, una nuova equazione

Next Gen, una generazione complessa
Le riflessioni e le analisi su questa mitica “Next Gen” sono molte. Diverse di queste tendono ad affidarsi, nell’interpretazione dei tratti distintivi di queste nuove generazioni, a rappresentazioni generazionali un po’ frettolose, non false di per sé, ma che faticano a rendere conto della “complessità” di cui questa generazione sembra portatrice. Sono rappresentazioni sotto gli occhi di tutti e le semplificazioni giornalistiche tendono spesso ad enfatizzarle. Gli esempi sono tanti: “La Next Gen è tutta tecnologica”: corretto, ma il vero portato di questa generazione è forse più la fine della separazione fra relazione fisica e digitale. Le attese vanno verso questa integrazione, dove la tecnologia è un abilitatore alla relazione ma non un ghetto per novelli Hikikomori. “La Next Gen è tutta valoriale”: l’affermazione è vera, i valori sociali (ambientali, di sostenibilità ed inclusione) sono molto importanti per questa generazione. Ma il comportamento della Next Gen segue traiettorie più complesse. Solo a titolo di esempio: il tema della restituzione (give back) è più forte per la popolazione matura, più orientata ad agire per provare a migliorare il mondo. I giovani devono (giustamente) anche pensare a loro stessi, a trovare la loro strada, una attività non banale di questi tempi, il mondo, talvolta per loro, può aspettare.
Le mitologie finanziarie
Anche il mondo finanziario ha le sue mitologie generazionali: la “Next Gen vuole solo operare on line”, “vuole solo investimenti Esg” oppure “solo cripto e social investing”. In realtà il mix di grande sensibilità valoriale, l’interesse oggettivo per la tecnologia si uniscono ad almeno altri due ingredienti: la grande curiosità per l’innovazione (con la ricerca di meme e miti che diventino bandiere generazionali), assieme alla “non conoscenza” – per dirla con fairness - di buona parte dei processi e delle soluzioni del mondo adulto. Una “non conoscenza” che ogni giovane generazione ha avuto, non facciamone una colpa. L’esempio, sempre in ambito finanziario: i giovani in realtà non amano investire (al di là delle risorse disponibili), perché non ne sanno abbastanza, non sanno da che parte iniziare e se lo fanno per imitazione (come nel fenomeno del social investing) commettono errori gravi. Errori, peraltro commessi da tutti gli attuali adulti a suo tempo e ancora nel presente. Molti giovani in realtà sono incuriositi dai temi dell'investimento anche perché mediamente la generazione è attenta al risparmio (un tratto così tradizionale, chi l’avrebbe detto?), malgrado la modestia delle risorse. Se non si avvicinano all'industria finanziaria è anche perché questa si esprime con linguaggi e riferimenti per loro alieni. Solo piccole pattuglie di giovani appassionati tendono a fare questo percorso; gli altri si limitano a porsi domande su come questa mitica finanza potrebbe supportare i loro progetti, come potrebbe insegnar loro a gestire il presente ed il futuro. Paradossalmente, nel loro stato di natura (per dirla alla Rousseau), in modo spontaneo i giovani sviluppano le basi di un moderno approccio goal based più che una passione per il trading di prodotti finanziari un po’ fine a sé stesso. Non sembra un brutto approccio spontaneo, anzi. Se la risposta ai loro dubbi non viene trovata nei prodotti finanziari forse è dato dal fatto che non stanno cercando in prima battuta una risposta di prodotto, ma un accompagnamento progettuale (i prodotti seguiranno, a suo tempo).