Addio alla Regina: a quanto ammontano le proprietà della Corona?

Nicola Dimitri
19.9.2022
Tempo di lettura: 3'
Secondo alcune fonti, le proprietà della corona, insieme al ducato di Lancaster e a quello di Cornovaglia, ammonterebbero a 17 miliardi di sterline

La ricchezza totale della famiglia reale è solo stimata poiché gran parte del patrimonio della Royal Family è rimasto privato

Normalmente i testamenti britannici devono essere pubblicati per legge, ma per i testamenti reali non è prevista la pubblicazione dei beni oggetto di passaggio generazionale

Come afferma, tra gli altri il Guardian, Elisabetta II, di cui il 19 settembre si sono svolti i funerali, è stata, a tutti gli effetti, una delle persone più ricche del mondo.

La sua fortuna, per un verso, certamente proviene dal passato: di generazione in generazione, di sovrano in sovrano, Elisabetta ha ereditato immensi patrimoni (secondo alcune fonti, le proprietà della corona, insieme al ducato di Lancaster e a quello di Cornovaglia, ammonterebbero a 17 miliardi di sterline).

Tuttavia, la madre dell’odierno sovrano Re Carlo III ha, nel corso della vita, fatto anche investimenti rivelatisi particolarmente profittevoli: in immobili, da adibire a negozi, uffici ed attività commerciali; in investimenti finanziari; in opere d'arte e cavalli da corsa. Si pensi, ad esempio, che il valore della collezione di francobolli reali è stimato in 100 milioni di sterline.

Le fonti di reddito della Royal Family

In linea generale, la famiglia reale può contare sulle entrate derivanti dagli innumerevoli immobili (abitazioni, palazzi, tenute) disseminati:

  • nelle isole britanniche e nel centro di Londra
  • nel ducato di Lancaster
  • nel ducato di Cornovaglia

Quanto a Londra, come riportato da alcune fonti, alla Corona sono riconducibili ampie porzioni del centro della Capitale, in particolare la famiglia reale sarebbe proprietaria della maggior parte degli immobili situati nel West End, tra cui St James's e Regent Street - oltre a terreni agricoli, uffici e parchi commerciali da Southampton a Newcastle. 

Ma non è tutto.

Al monarca, che è al vertice del Crown Estate, oltre che la tenuta di Windsor (che si estende per oltre 6 mila ettari), spetta anche la proprietà del fondale marino e di metà della battigia dell’Inghilterra, del Galles e dell'Irlanda del Nord. Si capisce bene, pertanto, che si tratta di un patrimonio di non poco conto, che, tra l'altro, è diventato sempre più redditizio a partire dal boom petrolifero e della crescita degli investimenti nei parchi eolici offshore.


Il bilancio della Corona

Grazie alla ripresa della "raccolta" dei canoni di affitto (interrotta nel periodo covid) e alla crescita, tra le altre cose, degli investimenti nel settore dell’eolico offshore, sembrerebbe che la Famiglia Reale abbia realizzato quest’anno, in aumento rispetto al precedente, profitti per 318 milioni di sterline.

A partire da Giorgio III, è previsto che al sovrano debba essere destinato un pagamento annuale fisso, a titolo di sovvenzione alle attività della Corona, dunque per finanziare i viaggi ufficiali, la manutenzione delle proprietà e i costi operativi della casa del monarca. Per il 2021-2022, la c.d. sovereign grant è stata fissata a 86,3 milioni di sterline che, a dire di alcuni commentatori, rappresenterebbe 1,29 sterline per persona del Regno Unito.

Controllo sulle entrate e sulle spese

In base al Crown Estate Act, la responsabilità della gestione del patrimonio è affidata a un'organizzazione indipendente, guidata da un comitato di controllo - noto come crown estate commissioners - che ogni anno consegna al Tesoro inglese le entrate in eccesso. Ciò significa che, in linea generale, il Re non è coinvolto nelle decisioni  relative alla gestione del patrimonio.

Inoltre, a partire dal 2012, con la riforma che ha investito i meccanismi di finanziamento della c.d. sovereign grant, dal punto di vista finanziario e contabile la casa reale è soggetta allo stesso controllo di revisione contabile delle altre istituzioni governative, da parte del National Audit Office e della commissione parlamentare per i conti pubblici.

 

Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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