La strategia Ue contro il caro energia

Nicola Dimitri
10.10.2022
Tempo di lettura: 3'
Occorre ridistribuire efficacemente i maxi-profitti raggiunti da alcune società per affrontare le difficoltà causate dall'aumento dei prezzi dell'energia.

Molte imprese del settore energetico hanno visto aumentare i loro profitti e le loro quotazioni azionarie, guadagnando rendite dall'aumento dei prezzi del petrolio e del gas

L'impennata dei prezzi dell'energia ha aumentato i costi dei fattori produttivi delle imprese e le spese energetiche delle famiglie

Tassare gli extra-profitti: la proposta


L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022 e la guerra che ne è seguita hanno portato difficoltà enormi all'economia globale e a quella dell'Unione Europea, in particolare. 

L'impennata dei prezzi dell'energia ha aumentato drasticamente i costi dei fattori produttivi delle imprese e le spese energetiche delle famiglie. Tuttavia, per alcune aziende, quelle energetiche comprese, questa situazione emergenziale si è rivelata un'opportunità.

Per tale ragione, come proposto dall’European Tax Observatory, think thank patrocinato dalle istituzioni europee, per contenere le difficoltà economiche cui la maggior parte degli Stati europei e i cittadini stanno andando incontro, occorre tassare di più le società (quelle con sede in Ue) che, a seguito del conflitto in Ucraina, sono andate incontro ad extra-profitti.

Più nel dettaglio, ad avviso degli autori del report “A Modern Excess Profit Tax”, tassando i profitti in eccesso (le plusvalenze del 2022 al 33%) si riuscirebbe a generare un gettito di 80 miliardi di dollari, parti a circa lo 0,4% del Pil.

Come funziona la tassa sugli extra-profitti?


Ad avviso dell’Eu Tax Observatory, se ridistribuita completamente ed equamente a tutte le famiglie dell'Ue, questa tassa (una tantum) del 33% potrebbe finanziare un trasferimento di 180 euro a persona, vale a dire più di 700 euro per una famiglia di quattro persone

Se addirittura, nel tempo, si portasse l’aliquota sugli extra-profitti al 50%, il trasferimento alle famiglie supererebbe i 1.000 euro.

Questa proposta, spiegano gli autori del report, tiene conto del fatto che:

  • le società multinazionali possono trasferire facilmente i profitti realizzate alle diverse filiali distribuite in numerosi territori
  • occorre adattare l’ambito fiscale alle vicende economiche attuali 
  • il 36% dei profitti realizzati dalle imprese in Paesi diversi da quello in cui hanno la sede centrale sono dirottati in paradisi fiscali
  • la stragrande maggioranza delle grandi aziende energetiche è quotata in borsa.

Concretamente, per le società energetiche con sede nell'Unione Europea, il 100% dell'aumento del valore di mercato dall'inizio del 2022 sarebbe soggetto a imposta. Per le società energetiche con sede al di fuori dell'Unione Europea, l'aumento della valutazione di mercato verrebbe ripartito nell'Ue in proporzione alle vendite globali realizzate nell'Ue.

Come ricorda l'Eu Tax Observatory è spesso in tempo di guerra che sono stati sviluppati strumenti fiscali nuovi e innovativi ed è dunque in questo momento che occorre introdurre nuove pratiche di tassazione.

Gestire il caro energia: la decisione dell’Ue

A fronte degli studi qui sopra descritti, l’Ue ha deciso di prendere misure concrete per far fronte all’ingestibile rincaro energetico.

A tal riguardo, gli Stati membri dell’Ue hanno recentemente approvato di mettere a budget 142 miliardi di euro.

Questa importante cifra verrà raccolta tramite:

  • l’applicazione di un tetto al prezzo dell’energia diversa da gas, petrolio e carbone
  • l’introduzione di prelievi mirati per tutte le altre imprese energetiche.

Tuttavia, gli Stati membri manterrebbero inalterato il diritto di introdurre domesticamente nuove e diverse misure per contenere i rincari e per supportare e sovvenzionare le famiglie in difficoltà, a patto che le misure introdotte non vadano a detrimento del funzionamento europeo del mercato dell'energia e siano, più in generale, in linea con il diritto dell'Unione.

Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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