Cosa rischia la manifattura italiana con l’inflazione che galoppa

Rita Annunziata
20.9.2022
Tempo di lettura: 3'
La manifattura italiana potrebbe chiudere il 2022 con un fatturato in crescita del +7,5%. Pesa l’incognita inflazione

Il rimbalzo del fatturato dell’industria italiana rispetto ai livelli pre-pandemici è stato guidato dalle aziende pubbliche con il +22,9% e in particolare dalle attività energetiche (+32,4%) e petrolifere (+15,2%)

Guardando al segmento manifatturiero, a segnare le performance migliori sono metallurgia (+35,9% sul 2019), elettrodomestici e apparecchi radio-TV (+32,2%), legno e mobili (+19,8%) e chimica (+17,4%)

L’industria italiana, stando all’ultima edizione dell’indagine Dati cumulativi dell’Area studi Mediobanca, ha conosciuto lo scorso anno una crescita del fatturato del +10,1% rispetto al 2019. Con la manifattura al +9,3%. Un settore, quest’ultimo, che potrebbe continuare a crescere anche quest’anno. Ma sul quale pesa ora l’incognita inflazione.


I ricercatori hanno esaminato 2.145 società italiane di grande e media dimensione, che rappresentano il 47% del fatturato industriale e manifatturiero, il 36% di quello dei trasporti e il 41% della distribuzione al dettaglio. Quello che è emerso è un rimbalzo del fatturato rispetto ai livelli pre-pandemici guidato dalle aziende pubbliche con il +22,9% e in particolare dalle attività energetiche (+32,4%) e petrolifere (+15,2%). Le società industriali, invece, hanno messo a segno un incremento del +13,1%, che scivola al +9,1% se si escludono le energetiche e petrolifere. La manifattura, come anticipato in apertura, registra invece un aumento del fatturato del +9,3%.


L’impatto del covid-19 sull’industria italiana

Restando sul segmento manifatturiero, a segnare le performance migliori sono metallurgia (+35,9% sul 2019), elettrodomestici e apparecchi radio-TV (+32,2%), legno e mobili (+19,8%), chimica (+17,4%) e gomma e cavi (+15,1%). Sul versante opposto si posiziona il tessile per il quale si stima un calo del -8,7%, accompagnato da abbigliamento (-7,7%) e lavorazioni di pelle e cuoio (-2,7%). Anche il comparto dei media risulta in frenata, con l’editoria che registra una contrazione del -8,3%, l’emittenza radiotelevisiva del -6,5% e le telecomunicazioni del -3,1%.


La domanda domestica guida la ripresa post-covid

Secondo l’Area studi di Mediobanca a riportare il giro d’affari ai livelli pre-pandemici ha contribuito innanzitutto la domanda domestica. Basti pensare che le vendite all’interno dei confini nazionali risultano in crescita del +12,2% rispetto al 2019, mentre quelle oltreconfine si fermano a poco più della metà (+6,4%). “Gli incentivi fiscali e l’avvio del Piano nazionale di ripresa e resilienza che continuano a interessare edilizia, elettrodomestici e arredo dovrebbero agire in senso favorevole con effetti moltiplicativi anche sul resto dell’economia”, aggiungono inoltre i ricercatori.


Manifattura italiana: le sfide del 2022

Considerando le incertezze che hanno caratterizzato gli ultimi due anni, il 76,2% delle società manifatturiere italiane punta a incrementare il numero dei fornitori, privilegiando nel 57,4% dei casi quelli di prossimità. Il 26,5% preferirebbe i fornitori nazionali, mentre appena l’1,7% privilegerebbe quelli stranieri. “Circa le previsioni per il 2022, è possibile che il ruolo della domanda interna resti rilevante anche nel prossimo futuro poiché, nonostante i venti contrari legati all’inflazione e alla crescita dei tassi di interesse, dovrebbero agire in senso favorevole le misure del Pnrr e quelle di agevolazione fiscale, con rilevanti effetti moltiplicativi sul resto dell’economia”, spiegano da Mediobanca. Aggiungendo come sia “altrettanto verosimile che, per un’economia a forte vocazione manifatturiera come quella italiana, i settori al momento attardati sul fronte delle esportazioni potranno mettere a segno un sostanziale recupero”. In questo scenario, stando alle stime, la manifattura italiana potrebbe registrare entro la fine dell’anno un incremento del fatturato del 7,5%. “Rimane tuttavia l’incognita del fragile equilibrio dei margini, che potrebbero risultare compromessi dal perdurare delle spinte inflattive legate alla congiuntura”, concludono i ricercatori.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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