Calcio: dal covid un danno da 6 miliardi. Ma la Juve torna in top10

Rita Annunziata
27.5.2021
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La crisi si abbatte sul valore d'impresa dei 32 top club del calcio europeo, generando un buco da 6,1 miliardi. Saldo al 1° posto il Real Madrid, mentre la Juve torna nella top10

Nella classifica di Kpmg football benchmark rientrano per la prima volta anche l’Atalanta, il Marsiglia e il Fenerbahçe, per un numero complessivo di 32 club coinvolti

Real Madrid, Barcellona e Manchester United riportano una flessione rispettivamente del -16, -10 e -20% (diversamente dall’impennata dello scorso anno del +8, +19 e +4%)

Andrea Sartori: “Per migliorare lo stato del calcio europeo sono necessarie flessibilità, responsabilità e cooperazione a tutti i livelli”

Continuano a fare i conti con la crisi i club d'élite del calcio europeo che nel 2020 hanno visto il loro “valore d'impresa” scivolare a 33,6 miliardi di euro, il 15% in meno rispetto all'anno precedente per un buco da 6,1 miliardi. Un dato calcolato da Kpmg football benchmark nel nuovo rapporto annuale Football clubs' valuation: the european elite, grazie a un algoritmo proprietario basato sull'approccio “revenue multiple” che tiene conto di cinque parametri tipici del settore: redditività, popolarità, potenziale sportivo, valore dei diritti televisivi e proprietà dello stadio.
Nella classifica rientrano per la prima volta anche l'Atalanta, il Marsiglia e il Fenerbahçe, per un numero complessivo di 32 club coinvolti. Contrariamente all'edizione precedente, tutte le 29 squadre nuovamente protagoniste hanno riportato dunque un crollo annuale del loro valore d'impresa, comprese le titolari del podio. Real Madrid, Barcellona e Manchester United, infatti, hanno registrato una flessione rispettivamente del -16, -10 e -20% (diversamente dall'impennata dello scorso anno del +8, +19 e +4%). Inoltre, solo sette club hanno portato a casa un utile netto, contro i 20 del 2019. Ciononostante, se si considera l'ultimo quinquennio, la situazione appare più rosea. I 32 club coinvolti hanno infatti accantonato un incremento del loro valore aggregato del +27%. Tra le italiane, per Inter e Juventus si parla rispettivamente del +120% e del +51% dal 2016 a oggi, mentre il Milan si rivela fanalino di coda con una flessione del -22% (accompagnato dallo Schalke 04 con il -20% e dall'Arsenal con il -13%).
Tornando alla classifica, i bianconeri fanno inoltre nuovamente il loro ingresso nella top10, scavalcando l'Arsenal con 1,480 miliardi contro 1,445 miliardi. Per l'Atalanta new entry, invece, si parla di un valore d'impresa pari a 364 milioni di euro, in crescita del +14% nell'ultimo anno. Il Real Madrid, come anticipato, si mantiene saldo al primo posto con 2,909 miliardi, mentre il Barcellona scavalca il Manchester United e si posiziona secondo con 2,869 miliardi contro 2,661 miliardi. Seguono il Bayern Monaco con 2,621 miliardi (in calo del -9%) e il Liverpool con 2,284 miliardi (-14%). A risentire della crisi anche i cartellini dei 500 giocatori con il valore economico più elevato, crollato del -10% tra febbraio 2020 e aprile 2021. Per non dimenticare poi i risultati netti della stagione 2019/2020, con gli 80 club che hanno finora diffuso i dati che riportano una perdita netta aggregata di 2,04 miliardi di euro.
“Nell'ecosistema calcistico, oggi altamente interconnesso, servono riforme che coinvolgano tutte le parti interessate”, osserva Andrea Sartori, global head of sports di Kpmg e autore del rapporto, segnalando “una revisione della governance e della redistribuzione del potere, la riduzione delle dimensioni dei campionati e la razionalizzazione dei calendari delle partite, l'equilibrio tra il merito sportivo e la prevedibilità finanziaria, la creazione di campionati regionali, unendo campionati nazionali più piccoli, e la riprogettazione del fair play finanziario, concentrandosi su meccanismi di controllo dei costi più rigorosi”. Secondo l'esperto, per anni “gli stakeholder del settore si sono concentrati sulle loro posizioni individuali per proteggere gli interessi delle proprie organizzazioni, senza guardare agli effetti collaterali delle loro aspettative e ambizioni sul settore”. Poi conclude: “Tutte le parti devono rendersi conto e accettare che il calcio ha attraversato una profonda trasformazione negli ultimi anni, dovuta principalmente all'evoluzione delle abitudini dei consumatori e alla digitalizzazione che, a sua volta, ha portato alla globalizzazione del settore a vantaggio della maggior parte dei grandi club e leghe. Per migliorare lo stato del calcio europeo sono necessarie flessibilità, responsabilità e cooperazione a tutti i livelli”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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