Aziende, come superare i momenti di difficoltà: spunti ed esempi

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Cos’ha fatto la differenza tra le aziende che ce l’hanno fatta e quelle che non ci sono riuscite? Come si può sopravvivere in tempi di crisi? Tre spunti operativi su come agire

Prima la pandemia, con i suoi lockdown e l’inevitabile chiusura temporanea della maggior parte delle aziende e dei negozi fisici. Poi la guerra in Ucraina, con il conseguente rincaro dei prezzi delle materie prime e il rallentamento di molte forniture essenziali. E se la prima ha già fatto intendere che continuerà a ripresentarsi ciclicamente, la seconda sembra destinata a non finire nell’immediato. 


Sono tempi duri per le aziende

Secondo una statistica riportata dal quotidiano “Il Sole24ore”, in Italia nel primo trimestre del 2020 hanno chiuso i battenti 9mila aziende in più rispetto all’anno precedente. Nel 2019 erano state 21mila, nel primo trimestre 2020 sono state 30mila. Ma è anche vero che molte altre aziende hanno saputo reinventarsi e fare buon viso a cattivo gioco. Hanno compreso il cambiamento di scenario e hanno agito tempestivamente riorientando la propria offerta in modo da integrarsi perfettamente nella realtà attuale. Cosa ha fatto la differenza tra chi ce l’ha fatta e chi no? Come si può sopravvivere in tempi di crisi? 


L’argomento è complesso e non basterebbe un libro per ragionare su cause, conseguenze, strategie. Ma un articolo di blog può aiutare almeno a dare tre spunti importanti su come agire


1) Riconoscere 

Di fronte a una situazione di crisi, il nuovo scenario può portarci fuori dalla nostra zona di comfort, disarcionarci dalla nostra routine, mandare all’aria i nostri piani e, di conseguenza, allontanarci dal raggiungimento dei nostri obiettivi. Il primo passo da fare è riconoscere le nostre emozioni, darci il tempo di metabolizzare, sfogarci se ce n’è bisogno, e poi passare a un’analisi più razionale e funzionale dell’accaduto. In qualità di domandologo, suggerisco di evitare le domande che iniziano con “perché”. Chiedersi: “Perché è scoppiato il coronavirus?” e dare la colpa al laboratorio di Wuhan o all’Oms che ha tardato a dichiarare lo stato di pandemia o puntare il dito su qualsiasi altro motivo, non sposterà di una virgola le sorti della nostra azienda. 


Piuttosto, è meglio chiedersi “cosa”. “Cosa comporta vivere con il Covid19?” C’è il lockdown, occorre lavorare da casa, la fiera internazionale è saltata, i fornitori non potranno approvvigionare per lungo periodo. Riconoscere la situazione è il primo passo per poter poi pensare a strategie efficaci per risolvere problemi e disagi derivati. Il riconoscimento può essere doloroso, ma va affrontato. La maggior parte delle aziende fallite lo scorso anno sono quelle che hanno ignorato il problema e che hanno continuato a sperare che si tornasse in breve alla normalità, senza attuare un piano di sopravvivenza o di adattamento applicabile fin da subito. 


2) Riflettere 

Dopo essersi chiesti “cosa”, la prossima domanda è chiedersi “come”. 

Le domande introdotte dal “come” sono rivolte al trovare una soluzione, un approccio, una modalità operativa. Si parte da quello che si è, da quello che si ha, e si cerca di capire come utilizzare le proprie risorse, le skills, le proprie competenze e la propria esperienza nel nuovo scenario. 


Riflettere vuol dire guardare alla propria azienda e soprattutto alle proprie risorse umane, dalle quali possono nascere nuove idee. Riflettere vuol dire anche selezionare tutte le possibili opzioni, la strada più percorribile, mantenendo il focus su ciò che può funzionare. Significa concentrare le proprie energie di imprenditore verso quegli aspetti che possono fare progredire l’azienda e traghettarla nella nuova realtà, anche se questo significa sacrificare parte di quello che si è fatto finora. In tempi di crisi occorre avere il coraggio di tagliare o ridurre quelle attività che disperdono le energie e fare a meno di quelle risorse che sono diventate scarse. Riflettere vuol dire, in sostanza, reinterpretare e ripianificare. 


3) Reagire

Se il primo passo è un’accettazione mentale e il secondo è una pianificazione razionale, il terzo è un passo pratico. È il momento in cui si mette in atto il cambiamento che porterà l’azienda a superare la crisi. È la fase in cui si mettono in pratica gli insegnamenti appresi durante l’esperienza della crisi. È ora che si cavalca l’opportunità. La reazione passa dall’innovazione, dall’aprirsi a nuovi modi di lavorare, di offrire il proprio prodotto o addirittura di cambiare completamente mercato utilizzando però le risorse fisiche, economiche e umane che si hanno. In questa fase occorre un piano, una strategia che permettano di restare focalizzati sul nuovo progetto. La logica che deve accompagnare un’azienda che si reinventa durante una crisi è quella di fare un passo per volta, purché sia un passo avanti. In questa fase occorre essere flessibili, accettare di lavorare in uno scenario in cui tutto è “in fieri”, in divenire, essere pronti all’apprendimento continuo e anche a schiacciare il piede sull’acceleratore, se serve. Se così interpretati, i momenti di crisi possono essere utili per rendere più forti le relazioni con i propri collaboratori e dipendenti, per semplificare alcuni processi aziendali, per migliorare alcuni processi e per evitare alcuni sprechi compiuti in precedenza.

Esempi di aziende italiane che hanno saputo reagire alla crisi 

Se tutto questo può sembrare troppo teorico, allora è bene citare quattro esempi di aziende italiane che hanno saputo reagire alla crisi in maniera egregia, spesso traendone addirittura vantaggio. 


La prima azienda è Gda Officine Tessili, con sede a Galatina. Produce abiti per conto di molti marchi famosi nella moda, come Gucci o Ralph Lauren. Con l’arrivo della crisi sanitaria, Gda ha deciso di riconvertire la sua produzione e iniziare a fabbricare mascherine in Tnt, proprio in un momento in cui la richiesta del mercato era maggiore dell’offerta. Gda ha regalato le mascherine a tutti gli abitanti di Galatina, impegnandosi così anche al bene sociale senza fine di lucro. 


La seconda azienda è la Ramazzotti, nota per la produzione dell’omonimo liquore. Anche in questo caso, le distillerie sono state riconvertite in stabilimenti dove fabbricare gel per le mani. Ma si tratta di un gel particolare: viene imbottigliato a mano e aromatizzato con una fetta di arancia, per ricordare la fragranza tipica della Ramazzotti. 


La terza impresa è Jojob. Si tratta di un’azienda leader nel settore car pooling aziendale. Nel momento in cui il governo ha invitato a lavorare da casa, Jojob ha disattivato la sua piattaforma online e smesso di erogare il suo servizio, con lo scopo di disincentivare gli spostamenti delle persone. Parallelamente, ha creato una piattaforma dove ogni lavoratore in smart working può registrare le ore lavorate da casa e vedere così quanto tempo, denaro ed emissioni di Co2 ha risparmiato. 


La quarta azienda è WeTaxi Delivery. Prima del Covid, l’azienda si chiamava solo WeTaxi ed era una piattaforma per cercare taxi alla tariffa minima garantita. Durante il lockdown, però, quello che serviva di più non erano mezzi per spostare le persone, ma per consegnare le merci. E così l’azienda ha destinato i suoi taxi a un nuovo servizio di delivery tramite app che consegna ai privati la merce sotto casa evitando il contatto fisico. 


Tutte queste quattro aziende, pur non registrando subito un aumento di fatturato (alcune si sono riconvertite ma hanno lavorato facendo di fatto beneficenza), hanno subito aumentato la loro well awareness, la loro buona reputazione. WeTaxi, ad esempio, è stata soprannominata “l’Anti-Uber”, laddove tutti sappiamo che Uber non è ben visto tra i tassisti… Alejandro Mazza, global ambassador di Ramazzotti, ha spiegato in un’intervista al Sole24ore che se prima del Covid “l’amaro Ramazzotti era visto soprattutto come un simbolo di milanesità”, oggi è visto, in senso più ampio, come un “simbolo di italianità.” L’idea di Gda Officine Tessili, invece, è stata sfruttata dai suoi stessi clienti dell’alta moda per trasformare la mascherina da oggetto con funzione di dispositivo medico a oggetto anche di moda.


Insomma, le iniziative della quattro aziende sono state mosse di marketing perfette, che hanno portato nuova visibilità e successivamente, poi, anche una ripresa dei volumi di fatturato pre-crisi. Alcune hanno addirittura aumentato il numero di clienti. Le storie di queste aziende possono essere sicuramente di ispirazione per tutte quelle realtà che ancora oggi stanno soffrendo la crisi ma che ancora possono riscrivere le sorti del proprio destino semplicemente aprendosi a nuove possibilità e facendo della crisi una nuova opportunità di sviluppo.

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Ha costituito 15 anni fa una boutique specializzata in formazione e coaching per manager e sportivi. Ha ideato una metodologia che vince le naturali resistenze all’apprendimento di nuovi comportamenti. È anche conosciuto come il fondatore della Domandologia ®. Insegna queste materie, oltre che nelle aziende private, anche presso l’Aeronautica militare italiana.

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